L’ingresso di San Quirico d’Orcia

ingresso san quirico d'orcia

Una foto in bianco e nero sarebbe stata più opportuna, perchè al netto di una porta scorrevole di garage o due sportelli di plastica da scatola dei contator e l’asflato stradale, la via d’ingresso a San Quirico, con la Collegiata che si innalza sullo sfondo, è un quadro immutato da secoli.

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Pietra miliare Provinciale

pietra miliare amministrazione provinciale siena

Bisogna andare parecchio indietro nel tempo per arrivare all’origine di queste pietre apposte sul bordo delle strade pubbliche romane, standi a indicare le distanze.
Di una bellezza unica e possente, sostituite su ogni strada da un’anonima cartellonistica di lamiera, anche se qualche traccia sfuggita all’oblio è rimasta.
Questo è un cippo stradale posto sul Monteluco a significare la pertinenza provinciale di Siena.

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La Maestà di Simone Martini

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Prima di arrivare a concepire questa grandiosa opera di quasi dieci metri per sette, nella parete nond della Sala del Mappamondo di Palazzo Pubblico a Siena, Simone Martini si cimentò nella Madonna della Misericordia custodita per secoli nella chiesa del Popolo di San Bartolomeo a Vertine, databile ai primi anni del Trecento, con la collaborazione del futuro suocero Memmo di Filippuccio.
Dal Governo dei Nove, venne affidato a un pittore giovane e pressochè sconosciuto, la realizzazione di un’opera monumentalein una delle stanze più importanti dell’intero Palazzo.
Si alternò nella pittura della parete con la realizzazione della Cappella di San Martino nella Basilica di Assisi e l’opera venne completata intorno al 1315 (come da firma dell’autore).
Già dopo pochi anni venne richiamato a metterci mano pervhè la parete su cui poggiava l’affresco all’epoca dava sull’esterno e varie figure di santi (specie i volti) vennero ritratti ex novo.
Ognin tanto a senesi o genti del contado dovrebbe salir voglia di fare i turisti a casa propria, anche solo per capire da dove si viene, anche solo per capire che tutta questa meraviglia intorno si è trovata e si ha il compito o il dovere morale di mantenerla così come si è trovata.

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Invadenza NCC

pulmino ncc

Capita sovente di vedere i furgoni neri con i vetri oscurati nel centro di città o località turistiche in sosta di fronte a palazzi o ristoranti… sovente anche con il motore acceso per non disperdere il beneficio dell’aria confezionata.
Capita sovente che (nei centri storici) dove le auto o i mezzi pubblici non possono arrivare, vi giungono i furgoni neri degli NCC che scaricano villeggianti orientati più verso il ricreativo che il culturale.
Non è un bello spettacolo vedere le piazze piene di furgoni neri in sosta, non è esaltante vedere i luoghi inaccessibili alle auto, trafitti in lungo e in largo da chi vuole scendere proprio di fronte al palazzo o al ristorante che vuole visitare.
Come per i bus turistici i furgoni anneriti, dovrebbero avere aree di arrivo e di sosta un po’ più lontani dai piatti del ristorante e dei luoghi di pregio.

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La rondine e il surfista

la rondine e il surfista

L’attesa per quell’onda giusta che non arriva, con il vento che improvvisamente vira proveniendo da terra, portandosi dietro l’odore di frittura dal banco del mercato e dai vari bagni.
Si può fare tanta anticamera sulla spiaggia o stesi sulla tavola un po’ al largo e può volerci una giornata, un anno o una vita per cavalcare il cavallo d’acqua che si è atteso tanto.
Non è una questione di pazienza, ma di percepire il gusto della vita: la rondine ben sapeva.

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Il festone di alloro del Palio di Siena

festone alloro palio siena

In terra all’ombra dietro il palco delle comparse, inoperoso per la decisione di non far muovere il Corteo Storico nel giorno successivo all’acquata del grande giorno che non è stato.
Metri di filo di ferro e rametti di alloro legati insieme per il secondo giorno più lungo dell’anno dagli esperti operai del comune.
Da lunedi sparisce il tufo da piazza e quanto rimane negli scarselli fra lastra e lastra un getto d’acqua lo conduce al gavinone.
Prosecchini, anacardi, lasagne sui tavoli, prendono a tornare fin quasi ai colonnini.

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Palio 17 agosto 2024: Lupa

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Uno scroscione d’acqua è normale che si porti via il tufo appoggiato per l’occasione sulle lastre e rimandi il tutto al giorno dopo.
La campagna che soffriva si disseta, o trae un minimo di giovamento a seconda della quantità di gocciole ricevute.
La natura è mite o fragorosa, sicuramente umile e orgogliosa, guarda in faccia come uno specchio e non le si può mentire inventando scuse o inondandola di parole.
Un fulmine, una giubbata d’acqua o una nevicata, hanno il pregio che non si possono intervistare o in ogni caso non avrebbero niente da dire.
Ha vinto la Lupa, una Contrada in scoscesa (Vallerozzi) con il fantino Dino Pes detto Velluto e il cavallo Benitos.

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La statua di Germanico al Museo di Amelia

statua germanico museo di amelia

Lo scavo intrapreso ad Amelia (Tr) nell’agosto del 1963 per la costruzione di un mulino, non lontano da Porta Romana, lungo la via Ortana, ebbe la fortuna di portare alla luce numerosi frammenti bronzei  di una statua che sin da subito fu riconosciuta come di altissimo pregio.

Una volta ricomposta nelle sue parti, la statua apparse nella sua maestosità; di proporzioni maggiori del vero raffigurava un personaggio stante identificato come il principe della famiglia Giulio-Claudia, Germanico Cesare.

Attualmente la statua bronzea è conservata presso il Museo Civico Archeologico “Edilberto Rosa” di Amelia.

Germanico, figlio adottivo dell’imperatore Tiberio (42 a.C. – 37 d.C.), abile e valoroso condottiero, Imperator dell’esercito romano, combatte soprattutto in Germania.

Al ritorno a Roma nel 17 d.C. riceve l’onore del trionfo, come rappresentato in monete o raffigurazioni pittoriche dell’Ottocento.  

Richiamato in oriente per le sue qualità da condottiero, al ritorno dalla Siria, contrae una misteriosa malattia che il 10 ottobre del 19 d.C. gli costerà la vita.

Nonostante le sospettose circostanze che gettano il seme del sospetto anche sul padre Tiberio, il corpo del giovane viene cremato per essere trasportato a Roma e riposto nel Mausoleo di Augusto.

Gli onori tributati lo accosteranno alla visione di Alessandro Magno a cui era vicino per valore militare, età e luogo della morte.

Una statua unica realizzata nel I secolo d.C. con la tecnica della “cera persa” con metodo indiretto (utilizzato per la realizzazioni di statue di grandi dimensioni); questa poggiava su una base calcarea alla quale era attaccato, al momento del ritrovamento, un frammento bronzeo del piede destro.

Evidente il rimando al canone di Policleto nella distribuzione del movimento che vede la figura poggiare sulla gamba destra mentre la sinistra è a riposo; al di sopra, il braccio sinistro è piegato e sorregge una lancia, mentre la destra è sollevata nel gesto della adlocutio (gesto proprio degli oratori per attirare l’attenzione poiché stanno per prendere parola).
Fonte: Ilenia Maria Melis Orizzonte cultura.

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Medaglia civica riconoscenza a Emilio Frati

emilio frati foto andrea pagliantini

Emilio Frati nasce a Siena nel 1934, in una nidiata di sette, fra fratelli e sorelle, in un momento storico in cui, dai fasti dell’Impero alla polvere delle macerie, il periodo fu immensamente breve.

A costo di grandi sacrifici – dopo la guerra – va a Carrara per quasi sei anni, studiando alla locale Accademia, dove apprende i segreti del marmo. Tempi duri.

Su un giornale nota un bando dell’Opificio delle Pietre Dure alla ricerca di esperti e di restauratori del marmo. Emilio non ne è tanto convinto, un amico provvede a compilare il modulo d’iscrizione per lui e si ritrova a Firenze, a svolgere un concorso di tre giorni, per un totale di tre posti, da scegliersi fra i quasi cento candidati al ruolo, con l’incisione del marmo e la prova orale a piacere sul suo scultore mito: Donatello, che fra l’altro ha lavorato anche a Siena.
Vince il concorso e svolge ogni giorno il pendolare in pulman fra Siena e Firenze, va in pensione, alla Soprintendenza di Siena, Enzo Carli, che passa a dirigere l’Opera del Duomo e si impunta a volere l’esperto Emilio per il restauro delle tarsie del Duomo e per tutto quello che riguarda la maestosa architettura marmorea.
Il Carli si reca persino al ministero di Roma, per strappare Emilio Frati all’Opificio e ci riesce in una formula che è quasi un prestito: di quando in quando Emilio, dovrà stare qualche giorno a Firenze per dare un occhio quel che si compie.

Viene anche chiamato dai Musei Vaticani e la sua vita si divide fra Siena e Roma, due città accomunate da una Lupa, guarda caso, la Contrada che Emilio si porta nel cuore.
La vita comporta alcune ferite come la perdita della moglie in età recente, e altre, profonde in giovinezza. Ferite intime, insanabili, private, ma che vengono curate con una mole di amore per l’arte, la scultura, il marmo, il restauro, che non hanno uguali.
La sua città lo premia con la Medaglia di civico riconoscimento; maestro senese del marmo che ha fatto rinascere il Duomo.

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Serata crustoli calabresi

A Vertine è impossibile annoiarsi, specie quando nonna, figlia e nipotine sono delle forze della natura di fantasia e inventiva e si cimentano nell’impasto, nella lievitazione e nella cottura all’istante di quella meraviglia di dolcini calabresi semplici e deliziosi, che sarebbero tipici del Natale, ma anche alla vigilia di Ferragosto – accompagnati dal Vermutte locale ben fresco – si fanno mangiare guardando il brillare delle stelle e Pasqualino che casca dal sonno, ma ripiglia subito vigore e parola al cospetto di un dolcino cavato fresco dall’olio bollente.

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