Anche Domine ha l’erba arancione

Resti di una costruzione in pietra con copertura in laterizi situata nel podere di Domine (547 m slm) databile fra il III Secolo a.C e l’inizio del II Secolo a.C.

Giusto dieci anni fa in una collinetta posta di fronte alla casa di Domine, vennero svolti alcuni scavi archeologici che permisero di rinvenire due tombe etrusche a breve distanza di una dall’altra.
Due tombe a capanna in laterizio, la prima implosa sull’uomo che era rimasto perfettamente integro, la seconda, una donna, anche lei quasi completamente intatta.
Non due tombe ricche di reperti, ma di due lavoratori che traevano sostentamento dalla terra e dalla pastorizia.
Domine nei tempi più recenti della mezzadria, era un podere ambito, in quanto vino, olio, foraggi e grano ci venivano in bella quantità, nonostante il terreno fosse avaro come tutto il territorio chiantigiano.
L’erba che diventa arancione invece è di questi tempi moderni.

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Salare il rigatino arrotolato

pancetta - rigatino arrotolato

Con l’arrivo del freddo, è ora di mettersi a salare e la cosa più semplice e celere per iniziare ad affettare è senza dubbio il rigatino, che da altre parti del mondo chiamano pancetta.
Con la meezaluna si tritano spicchi di agli e di ramerino a piacere (con qualche fogliolina di alloro) poi sale e pepe e si sparge sulla spianata di carne da arrotolare e poi si lega.

Si mette in luogo fresco e asciutto, con il rotolo leggermente inclinato per far uscire l’acqua che il sale fa trasudare.

Poi si appende e dopo un paio di settimane/ venti giorni si può cominciare ad affettare.

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La brocca smaltata sulla strada per Vertine

Un pezzo di “archeologia casalinga” spunta improvvisamente dalle foglie di quercia quasi sul bordo della strada.
Una bellissima brocca di ferro smaltato con il disegno di una farfalla, il manico rosso (così come le rifiniture del bordo) il corpo verde e bianco, piena e coperta di terriccio e sporco.
Acqua calda e detersivo da piatti e si compie il miracolo di aver riportato un oggetto vecchio a nuova vita.

Stilisticamente bello, cesellato dal bosco e dal tempo.

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La forsizia fiorita a gennaio

forsizia fiorita gennaio 2025 vertine

Gennaio con la presunzione e il vezzo di voler diventare primavera, con la forsizia che pare le gemme, con i frutti dagli occhi gonfi, con le querce – che in mezzo alle rare foglie secche non spazzate dal vento – presenta le nuove appena formate.
Resistono le viti, che sono sagge a non farsi ingannare.

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Riapre il cinema Nuovo Pendola

nuovo cinema paradiso

Per dotare il cinema di un’uscita di sicurezza secondo normative vigenti, ci sono voluti pochi giorni di lavoro, mentre stona il fatto che per arrivare a compimento, il locale sia stato chiuso dal giugno 2023 perdendo la programmazione di tanti film in una città dove la cultura non ha la brillantezza di un fuoco artificiale.
Entro la fine di questo mese di gennaio, lo schermo dovrebbe finire di essere bianco e tornare efficente, altrimenti, “Non ci resta che piangere”.

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Gli effetti della capitozzatura del leccio

Chi se ne intende afferma che le piante che necessitano di essere capitozzate (proprio in questo periodo) sono il salice e il gelso – moro, con la consapevolezza che così facendo si avrà più foglia, mancando totalmente il frutto (mora).
La capitozzatura del leccio – lasciando addirittura dei moncherini di venti centimetri sul tronco madre – è un qualcosa che non si spiega e che non ha spiegazione alcuna se non quella di fare una montagna di frasca in terra tanto per giustificare di aver operato su una pianta.
A breve andare si accentua l’instabilità dell’albero, (tanto si taglia sopra, tanto diminuisce il volume delle radici) inoltre dai tagli possono proliferare una serie di funghi insidiosi che ne disfanno i tessuti e facilitano le rotture.
L’unica spiegazione per questa “tecnica” di potatura è che può essere effettuata in rapido tempo da personale per niente qualificato.

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Gli scavi archeologici di Colle Petroso sul TG Regionale

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Si è mosso anche il TG3 Regionale, per andare a vedere come procedono gli scavi al Castellare di Colle Petroso, nel comune di Radda.
Il giornalista Yuri Guerranti ha realizzato un servizio sugli scavi in corso sotto il controllo della direzione generale Archeologia belle arti e paesaggio del ministero della Cultura ed è sostenuto dal Comune di Radda (che ha appena dato un contributo) insieme alla proprietà del sito: i coniugi Claudio e Clarissa Petreni.

La direzione scientifica è affidata all’archeologo Paolo Medici, che dirige un gruppo di “talpe” composto da studenti provenienti dall’Università di Firenze e dall’Università di Leiden (Paesi Bassi), con il fondamentale contributo del Gruppo Archeologico Salingolpe di Castellina.

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La cedrata di Montalcino

cedrata di montalcino

Sbaglia chi definisce “paese” Montalcino, che essendo sede vescovile, ha tutti i titoli per fregiarsi del rango di città, come ebbe a sigillare a cera lacca il buon Pio II.
La Cattedrale del Santissimo Salvatore si trova nel punto più alto, sotto al quale si vedono a perdita d’occhio gli “Effetti del Buon Governo” di campagne curate e ben tenute, dove una volta erano coltivati granturco e tabacco e nel presente ci sono immensi vigneti.
Tante le specialità e le eccellenze del luogo, ma la Magum Imperiale (affinata in botte grande sulle fecce fini) di cedrata locale (presa all’Alimentari di Mirella) le batte tutte.

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I Vitellozzi del Casotto di Vertine

casotto pista vertine

E’ piacevole anche d’inverno prendere la macchina e andare a fare una chiacchierata fra amici sulla gloriosa panchina di ferro – al riparo del Casotto – davanti all’ingresso poderoso del paese.
Quando si è giovani, il freddo è una versione della vita che dà noia solo alle costole dei vecchi e le parole alla luce del lampione sono una piacevole eversione per alcuni acerbi Vitellozzi duri parecchio a capire che cicche, cartacce, lattine e bottiglie (prima d’andar via) devono essere riposti nei cassonetti o nel cestino poco distante.
Spiace per voi, ma il rispetto del luogo è la “tangente” che si paga per meritarsi Vertine.

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Acqua Borra, Malena, Granaio di Montaperti

Il percorso è un rettilineo pianeggiante, parallelo al torrente Malena, con una leggera e breve salita per arrivare alla chiesa di Santa Maria, fatta edificare dal marchese Antonio Brignole Sale nel 1836, sui resti di una antica cappella.
Lungo l’argine del torrente, rapisce lo sguardo la moltitudine di cespugli di Sanguine, con un rosso intenso che accompagnano fin quasi alla chiesa, dove si incrociano splendidi cespugli di Berretta del prete.

In lontananza svetta il colle con su la piramide commemorativa della Battaglia di Montaperti, che ultimamente alcuni valenti storici come Carlo Bellugi (La battaglia di Pievasciata e lo scempio di Montaperti) e di seguito Duccio Balestracci (La battaglia di Montaperti) mettono in discussione il luogo stesso dello scontro fra truppe senesi vittoriose e fiorentini.
C’è un piccolo ponte da attraversare – posto su un canale di scolo dei campi – e negli alberi intorno alla passarella, è facile scorgere uno splendido esemplare di aiorone cenerino.

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