La ciabatta al bivio di San Donato in Perano

ciabatta bivio san donato in perano

Qualche ruota c’è persino passata sopra, come se quell’oggetto di uso comune in una casa, nel mezzo di una strada fosse una cosa normale o che non riguarda.
Campo lungo, inizio di un longilineo rettilineo a sterro fra cipressi e viti spoglie, ma con il piede mal piantato nell’erba arancione diserbata di fresco.
Una nota stonata, irrituale, ma indifferente a chi è passato, ora rimossa.

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La piramide di quercia dell’ARCI a Pienza

albero arci pienza

Son buoni tutti a pigliare un finto o vero abete, rivestirlo di luci, lustrini e palline e attaccare la spina, mentre a fare una catasta di legna a forma di piramide e con la bolla in equilibrio perfetto, non è da tutti.
Nella Pienza città d’arte, si incastra perfettamente questa scultura in legno realizzata dai soci del locale Circolo ARCI, che ha tutta l’aria di essere stata la luce e il calore per accogliere con grazia e gioia la nascita del nuovo anno.

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Il refettorio di Monte Oliveto Maggiore

refettorio monte oliveto maggiore

E’ sempre tutto perfettamente apparecchiato sui grandi tavoli di quercia appoggiati su basi di travertino, nel refettorio di Monte Oliveto Maggiore.
Sotto le sacre pitture, sobri e candidi scodelle e piani, olio del posto in riverenza al nome, aceto di nerbo, sale e pepe, bei calici da degustazione (ma niente bottiglie di vino, segno che il frate-vinaio ha da passare) e belle bottiglie d’acqua con il tappo a gabbietta, di quelle che si usano per l’Idrolitina.
Il frate – cuoco è sempre il più agitato perchè in devozione al motto dell’ordine Olivetano “Hora et Labora”, prima che si siano svolte tutte le sacre preghiere di rito , la pappa al pomodoro si è calcinata, e la ribollita appallata

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Aldo Agroppi

aldo agroppi

Si comincia malissimo, con la perdita di un cuore granata e di un uomo di scoglio che ha detto sempre ciò che andava detto al netto delle convenienze e del parlare inutile, come sempre troppo spesso avviene nel mondo del pallone, come di qualunque altro ambito della vita.
Una persona non banale, non controcorrente, perchè sono i tempi che girano al contrario promuovendo chi ha poco o niente da dire, stando sempre dalla parte che fa comodo.

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Il Museo Diocesano di Cortona

Il Museo si trova in piazza del Duomo, all’interno dell’ex-chiesa del Gesù, e raccoglie vari oggetti ed opere d’arte provenienti dalle chiese del territorio appartenenti alla diocesi.

La raccolta d’arte venne fondata nel 1945 e conserva importanti opere di Pietro Lorenzetti, Beato Angelico, Bartolomeo della Gatta, Sassetta e Luca Signorelli, oltre ad arredi sacri di notevole pregio.

Il percorso espositivo inizia dall’unico oggetto antico presente, di altissima qualità, il sarcofago romano con il Combattimento tra Dioniso e le Amazzoni, databile al II secolo d.C. e ritrovato nei presi del Duomo.

L’opera, scoperta nel XV secolo, venne ammirata da Donatello e da Brunelleschi, il quale si recò appositamente a Cortona per vederlo su consiglio dell’amico.

La sala successiva è dedicata alla pittura, dove si conservano una Madonna col Bambino attribuita Niccolò di Segna (1336 circa), la monumentale Croce sagomata e dipinta di Pietro Lorenzetti (1315-1320, dalla chiesa di San Marco), il Crocifisso e la Maestà dello stesso autore, a cui sono attribuiti anche dei frammenti di affreschi con l’Andata al Calvario da Santa Margherita.

Sempre di scuola senese è il trittico della Madonna dell’Umiltà tra i santi Nicola, Michele, Giovanni Battista e Margherita da Cortona del Sassetta (1434 circa), già in San Domenico.

L’opera certamente più importante è L’ Annunciazione del Beato Angelico; da vedere inoltre le opere di Luca Signorelli, nato a Cortona circa il 1455 e qui morto nel 1523, uno dei pittori più significativi del Rinascimento italiano. I suoi nudi anticipano Michelangelo mentre i suoi paesaggi riecheggiano le ritmiche composizioni del Perugino.

Sono conservate ben nove tavole del caposcuola locale, Luca Signorelli, tra cui il Compianto su Cristo morto (da Santa Margherita, 1502) e la Comunione degli Apostoli (dall’altare maggiore del Gesù, 1512) sono le uniche firmate.

Fonte: Museo Diocesano Cortona

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Il gioco del panforte a Pienza

gioco del panforte a pienza foto da siena news

In ogni dove della provincia di Siena, c’era l’usanza che nelle case nei giorni di festa, fra parenti e amici si usasse un tavolo come base di gioco e partisse il torneo del lancio del panforte – una specie di gioco delle bocce – ma con in palio qualcosa di più dolce.
Si fanno le squadre (oppure a singoli) e si inizia a tirare il panforte sul tavolo, cercando di farlo finire quanto più possibile vicino al bordo. Chi tira oltre (in terra) ha fatto tiro nullo.
A Pienza questo gioco richiama tutto il paese e si svolge sotto il loggiato del comune, fra Santo Stefano e San Silvestro, facendo più pubblico di una finale di Coppa dei Campioni.

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Spunta la luna dal monte

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Come da bambini, si appoggia la conchiglia all’orecchio e si ascoltano le onde del mare.
Se si chiudono gli occhi, viene anche meglio, perchè si percepiscono le increspature, il salto dei delfini e il bagno nel sale delle acciughe.
E’ un brivido tremito non solo di freddo. Si riaprono gli occhi e c’è l’esser rosa candita e spifferi gelidi al collo. Copriti bene Piccina.

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Spaltenna è color erbicida

Forse è per intonare il verde dell’erba al drappo rosso corallo intenso del Crocifisso che si trova all’interno della Pieve, che sotto ai filari tutto diventa di un intenso arancio carico.
Non è per il freddo, ma è per una soluzione dispersa al suolo con trattore (su rette parallele) che l’erba prende quella “bella” tonalità arancio, dalla quale le coccinelle si tengono parecchio alla larga.

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Potare ulivi a dicembre

Sono diverse giornate che il termometro scende sotto lo zero e i risvegli sono conditi da uno strato di brina ghiacciata che il sole tarda a sciogliere fino alle ore più tarde della mattina.
Volendo non stare fermi, questo è il momento per potare gli alberi da frutto (tranne i ciliegi) e per capitozzare i gelsi (unici si addicono a questa pratica per evitare di fare more e avere più frasca) mentre gli ulivi sono piante delicate e i tagli in questo momento più gelido diventano delle ferite profonde (non sanabili) che possono far deperire le gronde e rendere le piante sterili e improduttive per anni.
Non è questo il momento per potare gli ulivi, ma siccome la forma di allevamento più comune è l’abbandono (salvo poi andarli a frugare voracemente nei frutti quando aprono i frantoi) è quasi normale che ci si dedichi a loro “avanza tempo”, invece di potare le viti che al momento sono in letargo.

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La mostra di Gianni Petrioli a Palazzo Patrizi

Le mani e la testa che agiscono all’unisono, aggiungendo amori, ricordi, vita quotidiana e passioni.

Senza l’uso delle prime due all’unisono difficilmente l’azione e la parola si fondono e portano a risultati esaltanti nell’andare.
C’era una volta per le vie di Siena tanti artigiani e tanti intagliatori, ognuno dei quali con tanta maestria e ingegno riparavano una sedia o uno sgbabello, ma riuscivano anche ad innalzare la loro opera a qualcosa di più alto e artistico quando volevano… quando richiesto.
Gianni Petrioli frequenta l’Istituto d’Arte (nasce intagliatore) e poi la vita lo porta su altre vie meno artistiche ma di successo e coltiva sempre l’uso combinato delle mani e della mente in ciò che il quotidiano pone davanti.

Le passioni e i grandi amori non di spengono mai e le mani agiscono su assi di legno per essere un domani la base su cui lavorare e intagliare, per essere la base di un’altra opera con altra materia e storia artistica.

Non un drago, ma il Drago, quello del prato di San Domenico, di Camporegio, quello che molto spesso giunge vincitore al Bandierino e porta le bandiere cremisi, verdi, con liste gialle in giro, prima nel Campo.

Come si può vedere, il Drago è superbo, altezzoso e fumante, ma si arriva a questo con una base di terracotta, la copertura a cera e la fusione in pezzi diversi la limare, curare e assemblare fra loo per determinare questa sontuosa figura.
La mostra presso la Galleria Olmastroni di Palazzo Patrizi dura fino al 6 gennaio.

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