I cavallucci del forno di Gaiole

cavallucci

Antonietta precede ogni mattina il canto del gallo dei vari esemplari che sono alloggiati negli stabili lungo il borro, alzandosi molto prima che i volatili si siano scaldati la gola per dare la sveglia nei loro piccoli regni.

In questi giorni di tragica tramontana, già di mattina anche prima delle sette le persone si scaldano le mani con il pane appena cavato dal forno, se lo portano in grembo per il tepore, altri ne staccano un pezzetto e non sanno resistere al primo sapore di grano fresco di forno.

D’inverno genera invidia sfornare pane, fruste, pizze e dolcetti in prossimità della bocca calda del forno, ma ciò si estende anche nelle lunghe giornate di luglio e di agosto.

Chissà perchè, i cavallucci sono sempre stati considerati i “parenti poveri” fra tutti i dolci natalizi, eppure appena presi basta lasciarli stare, un pochino assodarsi e poi per chi ce l’ha, il piano della stufa o del camino per farli intenerire.
Vinsanto, vino o vermutte locale, una buona lettura, fuoco acceso che crepita.

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Verso l’acquisizione di Villa Chigi Saracini

La Regione Toscana contribuirà a concorrere alle spese di acquisizione per l’inserimento nel patrimonio pubblico del complesso storico monumentale di Villa Chigi Saracini, con la somma di 700.000 Euro da versare durante lo svolgimento dell’anno 2025.
Anche la Fondazione Monte dei Paschi contribuirà all’acquisizione con 200.000 Euro.
E’ ancora troppo presto per lo squillo di tromba e vedere i cancelli aperti della Villa, ma è certo un passo importante per rendere l’intero complesso un patrimonio Pubblico.
Troveranno qui la giusta collocazione la Biblioteca Comunale, spazi museali e per i prodotti tipici del territorio, una zona ricettiva.
Il Parco di tre ettari, la fontana di Tito Sarrocchi, i busti dei musicisti di Vico Consorti, quelle romatiche panchine sotto l’ombra dei lecci, il laghetto dei cigni, saranno di nuovo fruibili dalla popolazione.
Risorge la Villa Chigi Saracini, la “città proibita” della Berardenga e viene da pensare che quel piccolo gruppo di incursori con i decespugliatori che qualche anno fa volontariamente si misero di buona lena al lavoro per far ritrovare ai giardini un po’ della dignità perduta, possa essere stata la scintilla che ha acceso la grande speranza (allora impossibile) di uno spazio Pubblico, dove vola indomabile la cara Rondine piccina.

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Nella Torre il coro Agostino Agazzari

coro agostino agazzari contrada torre

Oratorio di San Giacomo e Sant’Anna della Contrada della Torre, con panneggio e bandiere cremisi che fanno somigliare la chiesa a un enorme cuore battente, con candide stelle di natale poste sull’altare maggiore, rifinite come una trina al fumo di candela.
Il Maestro Cesare Mancini: Maestro di Cappella, organista della Cattedrale di Siena, fondatore e direttore del coro Agostino Agazzari, organista e musicista dal curriculum infinito per studi, concerti, insegnamento ed esecuzione in ogni parte del mondo.
Figlio splendido di Salicotto, accolto con grande trasporto – insieme al coro – dal Priore della Contrada Massimo Bianchi prima di una cavalcata musicale nei secoli, partendo dal Canto Gregoriano del Tredicesimo secolo, pezzi d’organo, Giovanni da Palestrina, Ave Marie, sempre caro Anonimo Irlandese in “Adeste fidelis”, tipici canti natalizi scrosciati di applausi.
Passavano ragazzi e ragazze con cappelli natalizi, ma soprattutto vassoiate di crostini (tanto per cominciare) il coro e il Maestro rimangono ospiti della Contrada.
Fra i coristi c’è da annoverare un capace madrigalista moderno che viene da Vertine.

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Berardenga, il Natale in stile DDR – Germania Est

germania est

Durante la Grande Guerra fra le opposte trincee si instaurava un tacito accordo per tenere i moschetti silenti e nei giorni natalizi non erano insolite scene di fratellanza fra divise diverse piene della stessa carne in assenza di sentimenti d’odio fra persone tolte alla terra e spedite da nastrini e medaglie (più case regnanti tutte imparentate fra loro) a farsi a fette gli uni con gli altri, e questa tregua accadeva anche quando di fronte c’erano i fez delle divisioni bosniache che di certo non si intenerivano per il Presepe.
Questi giorni hanno per tutti un’atmosfera particolare sia per chi festeggia il Sole Invitto, sia per chi celebra la nascita di Cristo, un attimo di pace e riflessione – laica o credente – al netto della ferocia consumista che niente c’entra ma tutto fagocita, un modo per stare insieme, parlare, buttare bucce di mandarino nella stufa o nel camino.
Un conto è essere immuni dalla febbre consumistica con un ricco e sobrio amore interiore per il creato, le persone care (o la necessaria cura per fetenti e farabutti) un conto è l’alquanto poco che sovrintende le feste natalizie di Castelnuovo Berardenga, dove pare di vivere le feste come una forte infiammazione dietro.
Sobrietà collima anche con arguzia e fantasia, infatti le uniche luci a intermittenza sono quelle delle auto disseminate in sosta selvatica entro tutto il perimetro del paese con la luce o con le tenebre.

Se non ci si crede, basta fare un giro perchè sono una vera attrattiva.
Senza fantasia e arguzia, vengono disillusi anche i ragazzi delle scuole, che se sobillati come si deve, potrebbero essere una risorsa per imbastire una piazza Marconi come un luogo di gioia, futuro e rigoglio di senso civico guardando al futuro.

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Chianti, il punto panoramico arancione

Si è in un luogo iconico all’interno del Bio Distretto del Chianti, conosciuto e fotografato da turisti provenienti da ogni parte del mondo, dove alle testate dei filari sono presenti degli splendidi cespugli di rose multicolori fiorite, è in uso l’antica pratica del sovescio per mezzo di favino, sulla e colza (per azotare naturalmente i terreni) che in primavera colorano le vigne di colori sgargianti, ma allo stato attuale sono presenti delle lunghe linee ipocrite e parallele di “vivo” colore arancione, che con le rose, i fiori e la struggente bellezza del luogo, non hanno niente a che fare.

Questa più che agricoltura pare un inverno ghiacciato nei sentimenti.

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Il coniglio alla cacciatora della Gastronomia Tenti

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Tenti ti tenta tre volte tanto, come una vecchia pubblicità televisiva della fiesta, ma qui si è parecchio meglio.

Per sterzare al bello una cruda giornata di vento piovosa diventa cosa facile se di giovedi e si scorge un parallelepipedo bianco con le ruote (variegato con le strisce arancio) pieno di tutte quelle cose che mano esperta trasformano da granturco, latte, grano, fieno e bagni di sale, in padelle sul fuoco, spiedo che gira o grana bianca saporita.
il conigliolo alla cacciatora… provare per credere.

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La zia luna, nebbia e tenebre di Badia a Monastero

la luna, nebbia, badia a monastero

Ci sono tutti gli ingredienti per una bella foto, con le rotoballe di fieno in prima linea, la nebbia che si alza come un panno di seta, la sagoma maestosa della Badia a Monastero sullo sfondo, quel breve tratto di luce color Aperol del tramonto, quella zia Luna un po’ bassa, un po’ civetta, luminosa, ma dai piedini sempre diacci, che solo per averla conosciuta fa pensare che la vita ha avuto un picco celestiale che a non tanti tocca.

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La cantina di Monte Oliveto Maggiore

La cantina dell’Ordine monastico fondato dal patrizio senese San Bernardo Tolomei ha delle belle botti di castagno sotto le volte, ma sono vuote, ritenute sorpassate nel legno tannico e nella misura al cospetto dei barattolini francesi.
Mantiene però la penombra devozionale dei luoghi sacri come dove si conserva e affina il vino, dove eccesso di luce, parole inutili, unguenti e profumazioni appuntite, rientrano nella serie dei peccati curabili con una bigoncia di orazioni con le finestre aperte.
Scivolano dalle pareti legate a catenelle, tutta una serie di anni circoscritti alle vendemmie con il resoconto della bontà dell’annata in quantità e qualità.
Gli scaffali della vendita diretta sono fornitissimi, non brilla, ma interessante il sangiovese di creta e il “foglia di prezzemolo” del cabernet.
Interessante e singolare il rosato che si preenta di un bel colore aranciato e anche il sapore ricorda molto da vicino il vivace agrume.

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La scala musicale del caffè Bialetti

La scala musicale del caffè da una a diciotto tazzine, con la grande moka che ha un serbatoio d’acqua come una damigiana.
In un mondo dove l’effimero e il fatuo sembrano predominare sulle cose da fare e da toccare, la macchinetta del caffè rimane l’oggetto di uso quotidiano più pragmatico e struggente, non ha la chiavetta, non ha lo schermo scorrevole, funziona se uno si applica, brucia se uno è distratto.
“Sembra facile” diceva l’Omino con i baffi delle sublimi pubblicità televisive della Bialetti.

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Il diserbante natalizio del Chianti Storico

diserbante natalizio chianti

Mentre la signora Ursula è di facile lusinga verso le richieste dell’industria chimica (come riporta Paolo Rumiz nel suo ultimo libro “Verranno di notte”) nel Chianti Storico si procede metodicamente con lo spargimento del diserbante (con trattore, botte gialla e padelle sul davanti) in un momento dell’anno in cui l’erba è immobile e le radici non assorbono sostanze nutiritive e ancor meno il prodotto di sintesi che la dovrebbe estinguere.
Il diserbante rimane sul terreno, con le piogge che lo trascinano per dilavamento, per la gioia di quelle poche lasche, trote, girini e ranocchie rimaste nei torrenti.

L’uso del diserbante fra le vigne è una pratica agricola anti – storica e assurda, superata dalla meccanica, dalla consapevolezza di un rispetto maggiore dell’ambiente nel proprio operare, in funzione di un prodotto che quando esce di cantina ha il valore di un vestito, di un gioiello di una borsa… un bene di lusso.
Diserbare le vigne alla vigilia di Natale con la campagna nel pieno letargo invernale è un modo maldestro di massimalizzare il profitto… efficace come caricare le ghiande con il forcone.

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