Berardenga, il corso di tortura agli ulivi

Bisogna tener conto che la forma di allevamento più comune è l’abbandono, tranne ricordarsi che queste piante esistono intorno al mese di novembre, quando inizia l’ebbrezza da frantoio.
Capita sovente – quando si ha voglia di rimetterci mano – che le potature non siano edificanti, con tagli fatti in qualche modo per abbassare, lasciando rami spogli per metri con qualche ciocca verde in cima a proboscide di elefante che si riempiranno solo di succhioni e poche olive, stravolgendo anche l’eleganza e la dignita dell’albero, compromettendone anche la produttività.
L’ulivo è pianta talmente nobile che sopravviverà sempre a chi la pota e saper distinguere fra loro i tasti “on” e “off” sul corpo di una motosega è già una pagina di cultura.

Far legna per camino è lo scapare dei boscaioli moderni.

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Fumata bianca

Non si fa in tempo a raccogliere un po’ di frasca d’ulivo da potatura e dargli fuoco, che subito arriva un elicottero e uno stuolo di cronisti e cameramen, convinti che da quel fumo bianco dipendano le sorti del mondo.
Cercano chissà quale notizia a caldo chiedendo di emozioni e di cosa si prova, mentre l’agricolo che ha acceso, pensa se la Regione ha diramato il divieto all’accensione in questi giorni.
Fra microfoni, telefoni e telecamere da tutte le parti, la loro delusione è cocente quando si dice che quella fumata bianca serve solo a pulire il campo e a cuocere due salsicce.

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Pienza e i fiori 2025

Il dottor Roggero Roggeri (che insieme all’ingegnere Lidia D’Errico hanno ideato e progettato il nuovo allestimento floreale) sostiene che” Tenere un luogo ben curato e ordinato, porta le persone ad averne un maggiore rispetto”… è difficile dargli torto.

Pienza è una città ideale anche nella cura e manutenzione, pur essendo stata assalita durante questi vari ponti festivi è sempre rimasta uno specchio, pur attraendo un movimento di genti che definire “colte” è un pochino azzardato.
Il giardino in Piazza Pio II è di notevole bellezza:dall’alto il tondo centrale ricorda un pianeta con le stelle che fanno da satelliti, un gioco geometrico di colori dovuti a una serie infinita di petunie e di ramerini (rosmarini) a fare le cornici verdi.
“Pienza e i fiori” (organazzata dalla Pro – Loco e dal Centro Commerciale Naturale) è giunta all’edizione numero XXXVIII e oltre alla fiera di painte e fiori (il 3 e 10 maggio) presenta un cartellone di mostre, visite guidate, suoni, letture, presentazioni di libri.

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Trekking “Per un Parco Acqua Borra, San’Ansano, Montaperti”

Il percorso non presenta asperità alcuna nei suoi cinque chilometri di svolgimento (lo certifica il fatto che il vice sindaco di Castelnuovo Berardenga Cesare Francini ha condotto la carrozzina cingolata con il suo splendido pupo di sette mesi fra vigne e sterrati).
Il contesto in cui si è svolta la camminata è di un bucolico romanticismo dove ogni passo coincide con un lembo di terra sopra (o ancora sotto) cui si sono svolti fatti importantissimi.
La cappella del martirio di Sant’Ansano, una grande proprietà terriera che parte dall’epoca longobarda, la battaglia di Montaperti, il suolo il cui grande ventre custodisce i resti di una villa romana, la forza e la potenza curativa dell’Acqua Borra, conosciuta fin dai tempi più remoti.

Sarà un po’ più in leggera salita arrivare al compimento di un parco storico e solidale in questa zona, ma la volontà delle Associazioni e dell’Amministrazione Comunale ha il comune sentire di arrivare al compimento di questo progetto.
Il “Gruppo Escursionisti della Berardenga” (sempre brillante dal punto di vista organizativo e in prima linea nel far conoscere e percorrere pagine di territorio che hanno ispirato Eugenio Montale, Vittorio Alfieri, Ettore Romagnoli o Curzio Ugurgueri) ha guidato un lungo serpentone di persone fra vigne e strade bianche con soste alla Cappella del Martirio di Sant’Ansano, al campo di erba rasata sotto cui si presume sia una importante villa romana, alla chiesa di Santa Maria a Dofana (raccontati dal “Gruppo Berardenga Storie e Arte”, Luca Passalacqua e Gabriella Carpentiero archeologi della Soprintendenza) fino al teatro naturale dell’Acqua Borra dove le attrici del “Gruppo Ensarte” hanno messo in scena un testo medico seicentesco sulla bontà di quell’acqua termale scritto da Leandro Terucci.
Di notevole impatto emotivo e sociale il supporto delle Jolette (speciali carrozzelle per permettere a persone con difficoltà motorie di godere della meraviglia della campagna) condotte dal “Gruppo Via Romea Sanese”, con il supporto de “I Girelloni” e di “Radici in Chianti”.
L’escursione si è conclusa di fronte alle valenti cucine dei volontari del Circolo di Casetta, il cui magistrale operato ha ampiamente contribuito al buonumore e al recupero delle energie perdute.
Un ringraziamento particolare all’Amministrazione Comunale di Castelnuovo Berardenga per il notevole supporto all’iniziativa.

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Convegno “Per un parco di Acqua Borra, Dofana, Montaperti”

Al titolo c’è da aggiungere “Sant’Ansano”, ma siccome strabocca l’impaginazione, si aggiunge ora e si festeggia la benvenuta di un convegno basato su un argomento storico sdrucciolevole, in un quadrato geografico che la luce primaverile rende incantevole.

Il gruppo “Berardenga Storia e Arte” si è fatto portatore morale di un proposito altisonante – contro corrente – su un’area comunale dove in parte giace una zona che pare edificata da architetti della DDR, ma nel cui intorno poggiano la storia cruciale dei tempi fra papi e impero, lo sgorgare di acque salutari benefiche, il luogo dove venne decapitato Sant’Ansano patrono di Siena, l’interramento di edifici di epoca romana (di importanza notevole per l’epoca di realizzazione e ritrovamenti archeologici) il culmine di una battaglia fra due mondi contrapposti che videro i lampredottai soccombere.
Ma si scoprono collegamenti della zona con persone che hanno scritto pagine sublimi di letteratura moderna con Vittorio Alfieri – che qui si bagnava e cavalcava – Silvio Pellico, Giuseppe Mazzini in un cordone ombelicale londinese a cui erano legati anche Ugo Foscolo e Quirina Mocenni.
Sedimenti di storia che si accumulano dagli etruschi, passano dai romani e dalle lotte fra comuni del basso medievo, trattati di acque benefiche per cure termali lombari e arti bassi, famiglie nobiliari, un paesaggio intorno che viene attraversato nel bene e nel male dal torrente Malena affluente dell’Arbia.
Perchè l’acqua dai tempi dei tempi, è sempre una costante, come l’idea di ristorazione (sempre fallita) in diversi edifici della zona dove è giunto finalmente il momento di fare un salto in oltre: un parco storico solidale aperto a forme di agricoltura sociale non diserbata, percorsi escrisionistici e ciclistici, ristori rustici, riuso delle acque termali benefiche dell’Acqua Borra, come quando le signore arrivavano con i pulman di linea e si immergevano nell’acqua quanto bastava per passare il tempo facendo l’uncinetto.

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Le rose del Monte San Savino

In una capitale mondiale della Porchetta, sale – in questo momento – alle narici, una delicata fragranza che proviene dai giardini pubblici tenuti divinamente.

Questo è un luogo per chi cerca romanticismo e pace, distante quanto basta dal clamore delle carovane villeggianti, il che permette di leggere comodamente fra il sottile sentore dei fiori, le rondini operose che manifestano con il canto la loro gioia, il loro essere alte a dispetto dei tempi.
Sorseggiare comodamente un caffè parlando con i clienti abituali, il barrista, chi passa.

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I lavoratori della brace

Cuoco Roasio ha fatto una pasta al forno sublime e rondellato a ruota libera caci e affettati che hanno illuminato di luce celeste l’inizio della seduta al fresco sotto i lecci del Parco.

Il primo vero caldo della stagione che ha fatto si che si tirassero fuori dagli armadi le tanto sospirate mezze maniche e si lasciassero nei crocicchi delle piante golfi e giubbotti.
La frasca e i legnetti di ulivo (insieme a un po’ di frasca di alloro) messi da parte durante le fasi di potatura sono stati la brace per festeggiare degnamente una giornata importante, di quelle che hanno il sapore di essere una grande festa popolare.

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La festa del carciofo

A chi non piace il carciofo, c’è da dire che non è normale, perchè anche solo esteticamente la pianta è magnifica, in primavera i butti nuovi (cardini) sono spettacolari (lessati o per farci la frittata) lessi da urlo, fritti subllimi, trifolati paradisiaci, in pinzimonio si ha la percezione di essere poca cosa rispetto a loro.
C’è chi capendone la funzione digestiva e curativa per fegato e bile, ha inventato un liquore “contro il logorio della vita moderna”, ma in forma agricola l’infuso di carciofo nell’alcol per estrarne un liquorino piacevole e digestivo, viene fatto dalla notte dei tempi.

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Il leprotto

Manca poco che vieni pestato, mentre scruti il mondo muovendo i primi passi libero dallo sguardo dei vecchi e mentre inizi a fare le prime conoscenze fra le erbe più saporite e quelle più disgustose.

Hai già capito come gira e il mondo e rodi felice una foglia da una barbatella di sangiovese.

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I disservizi postali della Berardenga

La chiusura dell’ufficio postale di Castelnuovo Berardenga per un mese (salvo solite, varie, complicazioni) dal 14 aprile al 14 maggio – per tutta una serie di lavori in corso – comporta che uno dei pochi presidi rimasti sia momentaneamente in letargo.
Viene il torcicollo a pensare che l’ufficio postale di riferimento per pacchi, litanie, raccomandate e complicazioni diventi quello di Taverne d’Arbia, mentre quello a due passi di San Gusmè, langua nel solito destino di essere aperto solo per poche ore alla settimana, invece di accogliere il pellegrinaggio di quanti dal capoluogo non sanno dove andare.
Per essere chiari, bastava solo avere un po’ di fantasia e arguzia nel lasciare aperto tutti i giorni l’ufficio di San Gusmè fin tanto che a Castelnuovo duravano i lavori.

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