Castellina in Chianti, paese a 580 metri di altitudine che in una normale serata di fine luglio sarebbe sinonimo di aria fresca e chiacchiere in piazza con un golfino a portata di mano per i più riottosi nel prendere la via del sonnello. Chianti Festival (splendida edizione questa del ’25) tappa a Castellina nella Piazza del Comune, dove sono di scena gli ottoni dell’Orchestra della Toscana & Trio Jazz con la voce trainante della piccola grande donna Lucia Sargenti. Vento novembrino e piumini abbottonati come neanche più accade con la raccolta delle ulive, per una piazza gremita, entusiasta del calore di suoni partenopei che si mescolano al jazz, al black, a colonne sonore o estremi inni di Liberazione: “Je so’ pazz”. Il pubblico vorrebbe continuare a scaldarsi al suono di melodie famose, ma l’orchestra e la cantante sono intirizziti dal freddo. Il grande trombettista classico Donato De Sena ha persino due strappi nei calzoni, con il vento che si introfola nella camera d’aria fatta di jeans e raggela gli arnesi, ma non l’ironia. Scrosciante e meritato applauso per dei grandi musicisti.
Dal mondo dei rally e dei motori, passando per l’azienda di famiglia nel trevigiano e arrivando nei primi anni ’80 alla quiete campagnola di Vistarenni, quella splendida villa di rimando settecentesco, nusuale dal punto di vista architettonico nel contesto chiantigiano.
Una brutta notizia che piove improvvisa sui sassi del Chianti per una delle rare donne che gestiva una grande azienda vinicola, tanto da essere stata una pioniera fra le pioniere fondatrici dell'”Associazione Nazionale Donne del Vino”. Oggi per il Chianti sarà una giornata listata a lutto. Fonte: Il Cittadino.
Questo gioiellino della meccanica è uscito di fabbrica nel lontano 1954, ma prima era il carro che nella Seconda Guerra mondiale ha sfidato i carri armati inglesi e americani e poi i panzer tedeschi e aveva la particolarità che il conducente sporgeva a vista dalla cabina.
Robustezza e semplicità fatta per durare nel tempo – almeno per quanto riguarda il trattore -..
Due minuti per scaldare le candelette e poi con qualsiasi tempo e stagione il trattore schizza in moto pronto a cingolare terra.
Guardando i trattori di oggi, dove c’è un repertorio di elettronica da formula 1 e plastica da lavatrice, bruciandosi un fusibile occorre il tecnico con camice bianco e computer, vengono in mente i tempi del Fiat 25 nei quali con un buon martello, un cacciavite e qualche saluto al paradiso, la sosta ai box era di qualche minuto.
Un lascito testamentario del conte Guido Chigi Saracini dona al Magistrato delle Contrade il cippo a ricordo della Battaglia di Montaperti.
Il professor Alessandro Leoncini dell’Università di Siena ha curato una ricerca sul monumento-piramide e ha scoperto che: “L’ideatore della piramide è Antonio Pantanelli, nato a Sienail 20 luglio del 1828 e iscritto nel 1844 alla facoltà di Giurisprudenza (a quell’epoca era possibile iscriversi all’università a 16 anni).
Pantanelli è tra gli studenti che “mentre stavano davanti ai loro docenti in attesa delle domande degli esami o pensando una risposta da fornire ai professori, avranno fatto girare lo sguardo sulle pareti dell’aula soffermandolo anche sugli stucchi massonici di Agostino Fantastici”.
Pantanelli aveva coltivato fin dalla gioventù il culto della battaglia combattuta lungo il fiume Arbia. Ricorda Leoncini che “quando era studente di Giurisprudenza aveva visto la piramide luminosa dell’aula dell’università e sicuramente avrà visto anche quella fatta costruire dal massone Mario Bianchi Bandinelli fuori Porta Romana”.
Pantanelli era stato esule in Egitto, dove scoprì la massoneria e aveva visitato le piramidi, e a Siena fu tra i fondatori e maestro venerabile della loggia Arbia e, anche questo, non è un caso.
Secondo Leoncini gli indizi raccolti “sono abbastanza consistenti e numerosi da farci ipotizzare che sia stato l’entusiasmo di Pantanelli, reduce dalla battaglia di Curtatone e Montanara e idealmente da quella di Montaperti, a ispirare la costruzione sul colle poco distante dall’Arbia, della piccola piramide, riduzione in scala di quella di Giza“.
Ma in quale data fu costruita? Leoncini propone due date per la sua edificazione: il 1860, sesto centenario della battaglia o forse, più probabilmente, il 1865, settimo centenario della nascita di Dante Alighieri che con i suoi celebri versi ha accresciuto la notorietà della stessa.
Quella piramide sarebbe stata edificata da Pietro Marchetti, anche lui membro della loggia Arbia e tra i più noti architetti di Siena per aver studiato nel prestigioso studio romano di Francesco Fontana.
Alla fine del suo libro Leoncini sostiene che la piramide è frutto dell’entusiasmo patriottico di Antonio Pantanelli, “ingiustamente dimenticato protagonista del nostro Risorgimento“. Potrebbe essere arrivato il tempo per recuperare la sua memoria”. Fonte: Grande Oriente d’Italia.
Mentre i “Beppone” di ogni risacca di borro, luogo e epoca, valutano sempre il da farsi in base alla loro convenienza e visibilità pappatoria da ego, i vari “Don Camillo” fanno di getto quanto sentono in cuore di fare verso ogni dove si compia un’ingiustizia. Le campane delle parrocchie suonano insieme per svegliare le coscienze su quanto accade a Gaza, mentre le siderurgie bepponesche sono sempre sorde al lamento che non sia per se stesso.
Non ci sarebbe niente di strano a sedersi su una panchina sotto l’ombra mielifera dei tigli e passare qualche attimo scorrendo le novità che propone un telefono o standoci per ore a voce nel dire quello che serve per riempire il niente da dire. E invece… con eleganza sobria, senza far rumore inutile allo sguazzare dei pesci rossi nella fontana lì vicina, solo il rumore delle foglie fra il vento e il lento scorrere delle pagine, aereosol per lo spirito.
Il buon profumo del pane, dei dolci della pizza, le teglie di schiacciata da riempire e le poche ore che il letto occupa nella vita di chi la mattina presto ha già pronti i panini o i cornetti per le colazioni. “Il pane e le rose” come inseguimento di pratico e utopia, l’utile e il dilettevole che insieme dovevano corredare la vita di ognuno. Aktri tempi. Però basta affacciarsi appena dalla porta sul retro del forno per vedere i meravigliosi risultati di una passione che ha Antonietta: le zinnie. A fine stagione recide i fiori secchi più belli (dentro ci sono i semi) e in ampi sacchi li conserva fino a primavere inoltrata e successivamente (così come sono) li interra nei vasi per la semina. Le vicissitudini fresche e piovose di aprile-maggio hanno rallentato la crescita delle piantine e la conseguente fioritura, ma in questo momento Antonietta va orgogliosa della rigosliosità e della gioia colorata che questi fiori vivaci donoano a chiunque pasa dal forno.
Fra gli oggetti che la mente umana ha concepito per agevolare la vita nel sacro atto della cottura alla brace, c’è questo semplice utensile funzionale e utilissimo per portare a compimento il risultato che permette di non sforare nell’orario fissato nella cena o nella desina con amici. Un tubo di ferro munito di manico con dei fori alla base sopra ai quali è fissata una fine reticella che alza minimamente il combustibile (carbone o brace) da incendiare con una ppina imbevuta di alcol e dell’ancor più semplice cubetto petrolifero comunemente in commercio. Con questo umile oggetto si evitano cumulazioni di sussulti al paradiso e ai suoi abitanti e nell’arco di pochi minuti il carbone messo all’interno è innescato nella forma grigia più valente per poi spanderlo e dare libero sfogo alla cottura di salsicce.
Stavolta la missione non è riuscita dato che in quella spianata di terra rossastro – ferrugionosa – tipica della Montagnola – la squadra addetta alla piantumazione dei girasoli per fare da sfondo alle foto o li ha piantati al contrario o ha scelto il seme di una tipologia ribelle, visto che i fiori non si rivolgono al sole ma a quanto c’è di esteticamente rilevante da mirare.
Difatti, la spianata addetta agli scatti con le torri sullo sfondo, ha si i suoi gran gialli in serie, ma sono tutti voltati al contrario. Non si tratta di un atto di sabotaggio, dato che a Monteriggioni furbescamente sorridono perchè ogni loro iniziativa ha sempre un grande successo e una grande risonanza culturale.
Una ultra trentenne dal bollo agevolato, condotta da un signore che il sole non lo conosce per sentito dire da chi indossa scarpe a punta e calzone nero a sigaretta, che a Montalcino – legati al vino – se ne trovano in offferta speciale, scambiabili con venti semi di cocomero o di popone e l’aggiunta di tre ghiande appena cascate. Qualche ulivo, la passione della caccia, un poca di vigna, lo sguardo fiero, il fisico asciutto, l’età che avanza – ma con un gran senso del gusto legato alle anemoni che passano – e una vecchia Panda presa da un giovane poetico sognatore che guadava i torrenti, borri e i canali, ma aveva il pregio di porsi il dubbio che se l’acqua passa, il vino resta.. e le scritte scaturite da tali considerazioni, non si possono cancellare perchè è come perdere una sacra scrittura che si tramanda da secoli.