Marco Parrini saluta il Chianti

Sette anni alla Cassa di Risparmio di Firenze – poi diventata Intesa San Paolo – nella filiale di Gaiole in Chianti non sono pochi, ma i bancari sono come i Carabinieri, per cui dopo un certo periodo di tempo vengono ruotati in un’altra Stazione, in questo caso un’altra Agenzia.
E in queste sette anni Marco è addirittura riuscito a risalire alle proprie origini: una scritta del 1731 vergata da Iacopo Parrini sul forno di Spaltenna… un antenato diretto appurato dopo aver svolti degli attenti e divertenti studi anagrafici sulla propria famiglia.
Nel Chianti il proprio passato, nella Torre color Cremisi (intesa come Contrada) e gli studi e le varie prove di affinamento e produzione di idromele il proprio presente, tanto da essere uno dei principali esperti al mondo di questa antica bevanda.
In banca trenta secondi per spicciare gli affari correnti e poi tanti bei viaggi nel mondo delle fermentazioni e dei lieviti, delle prove fatte con le frutte più diverse unite al miele.
Da oggi inizia una nuova esperienza lavorativa in Val d’Elsa – dove sicuramente ci sono meno sassi che nel Chianti – per cui tanti auguri di un futuro radioso… anche sul tufo di Piazza.

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A Castelnuovo nasce “Berardenga storia e arte”

Venerdì 15 Gennaio 2026, in continuità con quello che è stato il Gruppo omonimo, che dal 2022 ha organizzato le Giornate di Primavera e contribuito a tante altre iniziative, si è ufficialmente costituita l’Associazione, che, appena registrata, si darà tutti gli organismi previsti dallo statuto.

C’era bisogna di guardare avanti e darsi nuove prospettive di lavoro e quindi la necessità di una organizzazione che risultasse funzionale a tutto questo.

“L’Associazione Berardenga Storia e Arte si prefigge la valorizzazione e la tutela del patrimonio storico, architettonico, artistico, archeologico, ambientale, paesaggistico e delle tradizioni locali del territorio della Berardenga, inteso come ambito compreso nel Comune di Castelnuovo Berardenga, ma anche nella sua accezione più estesa come ci ha consegnato la storia dal medioevo all’età moderna.

Per questo organizza vari eventi, come le Giornate di Primavera e promuove le necessarie attività e manifestazioni come mostre e convegni e presentazioni “in situ”, realizzerà ricerca e studio finalizzato alla maggiore conoscenza della storia della Berardenga, produrrà pubblicazioni editoriali, digitali, audiovisive per la divulgazione pubblica, con particolare interesse per le scuole presenti sul territorio, manterrà uno stretto rapporto con le Associazioni locali ed in particolare con quelle Escursionistiche e con le guide ambientali e turistiche.

Stimola la collaborazione fra le forze dell’associazionismo e con le istituzioni nell’intento di alimentare la conoscenza della nostra terra e lo sviluppo di attività turistiche sostenibili.

Si propone di individuare e sostenere tutte le attività capaci di rafforzare l’identità culturale della Berardenga”.

Una interessante novità è rappresentata dalla indicazione statutaria di un Comitato scientifico, composto anche da non soci che, con le giuste competenze, potrà supportare notevolmente il lavoro della nuova Associazione.

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Monumento a Ranuccio Bianchi Bandinelli di Alessandro Grazi

Cade oggi l’anniversario della scomparsa del grande archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli e giusto da alcuni mesi (per ricordare il Cinquantesimo dalla sua dipartita) nel bosco di Geggiano (a breve distanza dalla pista da ballo e dal circolo) è stata installata un’opera dell’artista senese Alessandro Grazi che celebra il ricordo e la memoria di un grande protagonista che ha visto da vicino i tutti drammi del Novecento e la loro demolizione.

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Un chilometro di muschio a Pagliaia

In quel muricciolo basso che separa la vigna dalla strada e accompagna verso la villa di Pagliaia, c’è un pulsare di vita e di colori che si esaltano sullo sfondo acceso del muschio.
Il freddo ha arrossato le foglie di tutte quelle piantine che vivono in simbiosi com i muri umidi, il soleradente del tramonto li illumina, si accendono i muri di Villa a Sesta e dei poderi intorno.

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Cassetta postale per adesivi

La Danimarca ho provveduto a smantellare tutte le cassette postali presenti sul suo territorio perchè in pochi scrivono missive e cartoline e ha messo all’asta le buche delle lettere, testimoni silenti delle parole lente e gioiose che furono.
Da noi sono chiuse con il nastro adesivo o sono sigillate da un pannello giallo, mentre alcune resistono in prossimità degli uffici postali rimasti aperti nei luoghi più abitati.
Strano che nelle località turistiche siano in vendita tante belle cartoline, ma non si trova facilmente dove poterle impostare.

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La prepotatura meccanica della vigna

C’è un Eroico per davvero che non si ferma neanche con la neve alta e affonda le ruote nel morbido per scornettare le viti disposte a pecorelle con una prepotatrice meccanica di ultima generazione.
Per una visione industriosa del vigneto, la forma a “cordone speronato” è la migliore: una macchina che trincia i tralci dell’annata precedente (lasciandoli più o meno a quindici centimetri di altezza) poi arriveranno le grandi squadre a completare l’opera dove amputeranno quanto rimane tranne un paio di gemme produttive per l’annata futura.
In questo modo la vite lavora sempre sul vecchio senza possibilità alcuna di rinnovo e di conseguenza il vigneto avrà una vita media molto breve.. estirpato nel momento in cui avrebbe le più grandi parole da dire.

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Il professor Balestracci nei panni di San Pietro

Duccio Balestracci, il grande professore di Storia medievale i cui libri e i cui corsivi in video sono uno spiraglio di grande conoscenza che allieta e induce alla curiosità, dopo essere stato il berretto rosso nella comparsa blu notte del Nicchio e non pervenendo dal palco delle comparse la vista del nerbo alzato, si fa comparsa verso i più grandi artisti e verso i personaggi delle telenovelas tratte dalle sacre scritture.
Se è vero che a Spoleto era stato preso a modello per interpretare San Giuseppe dal pittore Filippo Lippi, al Museo San Pietro di Colle Val d’Elsa il pittore Filippo Puccinelli dota il professore di una “chiavona” di quelle che non stanno in tasca, ma si portano sotto al braccio come una baguette.
A sentire gli storici dell’arte più rinomati quella chiave non è altri che un passepartout che apre sia il regno dei cieli che le stanze vaticane, ma apre pure le più rinomate sartorie inglesi ma soprattutto i sacri ripostigli dei più gustosi ricciarelli artigianali.

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Luigi e Kate Agnelli, la storia di San Francesco a china

Chiesa di San Francesco a Cortona, dove è conservata una tunica che Jeanna Bryner, di Live Science, riferisce che la veste risale al periodo tra il 1155 e il 1225, coincidente con la vita del santo.

Ma anche il luogo dove si può ammirare un’opera d’arte esposta su più tavole, realizzata con le penne a inchiostro (Pilot e Staedtler) sugli episodii della vita del santo realizzati con una tecnica sopraffina di elevata bravura con tratti fini o più intensi per creare luci e prospettive e con pochi colori, giusto per dare movimento al racconto.
Tutto questo nasce dall’incontro fortuito – che culmina in amore – fra un’archeologa inglese Kate Bray e Luigi Agnelli un artista aretino dai mille interessi e capacità.
Inizia una fruttuosa unione artistica e familiare che a quattro mani porta a compiere dei prodigi dove ogni spazio viene riempito con grande maestria e dedizione che ti traduce in tantissime ore di lavoro.
La vita, i viaggi, la natura, sono le infinite fonti di ispirazione di questi tragitti a pennarello su carta per fissare le fessure emotive che uno sguardo cardiologicamente puro e accorto coglie nel cammino.

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L’eleganza di un moro imbiancato

E’ un qualcosa che la consuetudine non permette di vedere, pur nella maestosità del tronco e delle sue braccia protese.
Un gelso secolare come uno dei tanti che costellavano la fisionomia per l’economia di frasca di ogni podere, ora uno dei pochi rimasti.
Con la recente spolverata di neve prende una fisionomia e una personalità diverse, come se mettesse una maschera per dire di esserci perchè prima non lo si notava.
Sono sempre più rari i mori, quelle maestose piante silenti che fornivano frasca fresca per alimentare piccoli bachi da seta pecore e capre riposte nelle stanze più basse delle case coloniche.

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Renee Nicole Good, mamma e poetessa americana

Non le ha sparato addosso un agente in tuta da combattimento ben stirata, ma è stata lei ad andare incontro ai proiettili che le hanno tolto la vita.
L’uomo della milizia riceverà un encomio e un futuro attico costruito sulle macerie di qualche città bombardata o un bel pozzo di petrolio, così come gli imperatori romani donavano – per meriti di servizio – ai legionari che si erano distinti in battaglia, proprio come le monete romane rinvenute nel sito archeologico di Cetamura (podere e monete donati a un milite dopo la Battaglia di Azio).
Una mamma di tre bimbi con le borse della spesa e l’affetto di tutti i suoi vicini di casa e del dottore che voleva sentirle il polso e carezzare i capelli come un padre nell’ultimo spiraglio di vita.
Certo, è lei che è andata incontro al proiettile, non è colpa del pettone che ha sparato o di chi alimenta l’odio verso il diverso, verso il povero, verso chi batte ancora i piedi perchè le difficoltà sono una condizione della vita e non una malattia ripugnante e le ingiustizie verso il prossimo rimangono un motivo di angoscia per i non stitici di sentimenti.

Viene in mente che tanti tiranni sono finiti nelle enciclopedie e i loro tirapiedi più servi sono finiti per campare di nostalgia e di rimpianti, mentre i meno tonti si sono venduti l’anima e riposizionati perchè gli escrementi stanno sempre a galla.
Il tè delle cinque in tazze di porcellana, il lato migliore per l’intervista inutile, qualche rara multa a chi parcheggia sulle strisce pedonali per non disincentivare l’economia di bar e osterie.
Alla fine verrà fuori la verità: è successo quel che è successo perchè Renee non aveva rinnovato la patente.

“Sei nube

sei pioggia,

sei stella

ovunque tu sia

se ci sei

se stai arrivando

approfitta infine

per respirare tranquilla

per riempirti i polmoni di cielo

ovunque tu sia”.

Mario Benedetti

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