Villa a Sesta: una cena romagnola

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Villa a Sesta, frazione di Castelnuovo Berardenga: cena tipica romagnola per le vie del paese (dalle 19.30) organizzata dall’Associazione Dit’Unto, il Circolo Arci, e il ristorante l’Asinello, pensata per sostenere una azienda agricola della Romagna, la Cooperativa CAB Massari di Conselice, pesantemente colpita dalle recenti alluvioni.

Il ricavato della cena servirà all’azienda per ripiantare una vigna, andata completamente distrutta.

I volontari del Circolo, insieme allo chef Senio Venturi e il suo gruppo di lavoro, cucineranno un menù sontuoso, accompagnato da vini romagnoli e dalla musica dal vivo dei “Peter Sellers”.

Nella serata anche una lotteria di beneficenza con premi del territorio romagnolo e toscano, offerti da aziende produttrici di vino, formaggio, salumi.

MENU

  • Piadina e gnocco fritto con salumi (Golfera) e squacquerone (Caseificio Boschetto Vecchio) romagnoli
  • Lasagne Verdi al ragù
  • Coscio di maiale cotto al forno a legna con erbette di campo
  • Latte brulé (su ricetta del dolce tipico di Conselice)
  • Vini: Trebbiano e Merlot romagnoli (Cevico)

Costro: 40 euro a persona. Prenotazione obbligatoria: Paola 3408974173 e Alessandro 3358280739.

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Il carabiniere che guarda mangiare i gelati

Dirimpetto al fronte sinistro del Museo delle Cere di Montecitorio (via degli Uffici del Vicariato) c’è una gelateria storica che affonda le origini nel 1900 dove sono passati capi di Stato e di Governo di ogni dove (e poi tanti ruminanti portaborse dagli uffici di fronte) e viaggiatori e popolani che si sono fatti rapire dalla bontà del gelato di Giolitti.
A protezione del lato sinistro del Palazzo delle Cere di Montecitorio c’è una piccola garitta dove a turno un carabiniere, passa le ore del suo servizio a guardare le persone che mangiano il gelato.
Un soldatino coraggioso che invece di difendere i sacri confini del Grappa, si immola nella noia del conteggio di quanti gelati alla crema e pistacchio gli passano durante il servizio, sotto al naso.
Alla sera – quando rientra in caserma – nel rapporto al comandante conteggia tutti i gusti divisi in coppette, cornetti e asporto, facendo presente che se qualcuno vuole assalire un palazzo, è più facile che una massa di scriteriati incitati da cuochi, stampa, chef e televisioni, si impossessi di una gelateria storica che di un palazzo delle parole che si porta via il vento.

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La bistecca della domenica

vasco vertine e la bistecca della domenica

Anche se domenica Vasco si alza presto perchè c’è tutta una procedura di disciplimare da rispettare.
La prima cosa è dare sussistenza alla colonia di gatti che a lui fa riferimento, poi ci sono da sbarbare vari funghi gentili che la stagione piovosa ha permesso di far crescere in un prato poco distante, ai vertinesi parecchio noto.
Un èpo’ di chiacchiere, qualche secchio d’acqua alla varietà dei pomodori dell’orto, qualche chiacchiera con chi passa e poi diventa il momento di concentrarsi sulle cose serie.
Accendere il fuoco e dedicarsi alla sacralità della domenica (che non prevede una spennellata di acqua benedetta) ma l’acccensione del fuoco e la cottura della bistecca e delle salsicce da bere insieme a qualche bottiglia di vino fatta da Gianluca. Vertine.

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Profumo di giglio

fiore di giglio vertine

Perdersi dentro Vertine al seguito di una piacevole essenza appena percettibile, quando s’intensifica e improvvisamente, alzando il capo, una botta di bianco riversa al cielo, ne certifica la provenienza.
Fra viti di uva in fiore e rose aromatiche, la mescolanza di effluvio che ne deriva, diviene un tuffo al cuore di esistenze passate, galoppi di cittini intenti a nascondersi, belati di capre che lì erano.
Il simbolo della purezza. Non c’è dipinto di Santa Caterina dove non abbia un giglio in mano, ma alla fine ci sta si scopra che è una pianta reppellente per i cinghiali e quando la santa si avventurava per le campagne, essendo ancora da essere inventate le doppiette, si difendeva con quell’odore acre che i cinghiali ancora oggi non gradiscono.

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Le more di moro/gelso

more di moro gelso vertine

I più grandi estimatori delle more di moro/gelso sono sempre i cinghiali, sembra che aspirino il suolo dove si sono posati i frutti stramaturi e gli animali più anziani che hanno acquisito più mole, arguzia e ingegno, danno qualche “pinta” alle piante per far cascare più more e cibarsene.
In Sicilia e altri luoghi del sud – invece di farle mangiare ai cinghiali – c’è la tradizione di preparare delle golose granite (anche accompagnate da friabili brioche).
Un frutto un po’ in disuso (anche perchè non ne sono rimaste molte piante, di quelle che ogni casa contadina aveva intorno per la frasca da foraggio di bachi da seta e bestiame) dato che i mori, sono stati sostituiti dai cipressi, che danno un tocco di vera/finta Toscana.

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Spazzatura: mostra permanente per le vie di Siena

spazzatura per le vie di siena

La professoressa Nicoletta Fabio (da poco eletta prima Sindaco di Siena) signora di area conservatrice, dalle parole precise, dalle buone letture, con una grande conoscenza della poetica leopardiana e delle dinamiche contradaiole, appena insediata e pronta a partire, avrà non pochi problemi da risolvere.

Tra i tanti, una visione culturale di ampio respiro che immetta idee e fermento in una città assopita e il decoro di vie, strade, piazze, dove hanno asilo e poca assistenza una moltitudine colorata di sacchetti della spazzatura, imballaggi e scatole, resti alla luce del sole della Siena notturna in alcune specifiche vie o punti di ritrovo.
Situazione che si protrae dai tempi della giunta Valentini (uno dei motivi che gli costò la riconferma) protratta nei cinque anni sciapi della giunta De Mossi, con lo scomodo testimone lasciato in dote alla nuova Sindaco, Nicoletta Fabio.
Molte cattive abitudini sono all’origine di comportamenti incivili da vigilare e sanzionare, il resto, un miglioramento della raccolta con orari antecedenti allo svegliarsi della città o con passaggi presso locali e negozi nelle ore pomeridiane, sarebbe cosa auspicabile.
In altre città viene fatto con risultati eccellenti… città anche molto più grandi di Siena. Fonte: Il Cittadino.

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La casa al mare del dottor Guido Tersilli

casa al mare dottor tersilli

Dopo la laurea il dottor Tersilli faticò non poco a mettere insieme una quantità di mutuati soddisfacente a garantire l’agognato stipendio.
Poi iniziò a capire come girava il mondo e con l’ausilio di un po’ di acquasanta e il suocero che sapeva come fare affari, inaugurò da primario professore la Clinica Villa Celeste convenzionata con la mutua.
Ciò aumentò il suo status, la lunghezza della macchina, l’appartamento romano in stile anni ’70.
E l’onda lunga del dottor Tersilli, deve aver fornito l’idea al geometra o all’architetto che hanno ideato e progettato questa casa sul lungo mare tirrenico toscano.
Pare che da un momento all’altro si affacci alla finestra il mitico dottore con in mano un lungo bicchiere modello Cortina con dentro il suo wiskino preferito, la Muratti appena accesa e il portacenere targato Punt e Mes sul davanzale. La “Marcia di Esculapio“, la colonna sonora.

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Capperi e papaveri di Bagno Vignoni

Fioriscono i capperi sul bordo interno della vasca termale in mezzo alla piazza di Bagno Vignoni.
Non sono in tanti coloro che notano quella mole di fiori bianchi con screziature blu e fucsia, che sono una delle fioriture più belle che ci siano in natura.
E poi quel piccolo frutto verde, che sarebbe poca cosa se non fosse messo sotto aceto e finisse per essere uno sfizio di sapore messo in mille ricette.
Probabile che il tepore della vasca e dell’acqua termale, incoraggi la fioritura, mentre il resto delle piante sorelle ancora stenti nella decisione.
Poco più avanti, vicino alle antiche terme romane uno spiazzo di bandiere rosse disposte sull’erba.
Non è il finale di Novecento, ma una concentrazione di papaveri scossi dal vento.

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I vinaccioli etruschi e romani di Cetamura

Appena inaugurata presso le ex Cantine Ricasoli di Gaiole in Chianti, la mostra “Cetamura 50, materiali, persone, ricordi”, dedicata ai ritrovamenti avvenuti in questo mezzo secolo nel sito archeologico di Cetamura, grazie agli scavi dell’Università della Florida, capitanati dalla indomabile professoressa Nancy De Grummond.
In un territorio nel quale si produce vino da sempre e dove Bettino Ricasoli focalizzò la “Formula del Chianti sublime” con una miscela di uve (tra le quali spicca il sangiovese, coadiuvato in percentuali diverse dal canaiolo e dalle bianche malvasia e trebbiano), la scoperta – nei due pozzi di Cetamura – di ben 4500 vinaccioli (perfettamente conervati grazie alla presenza dell’acqua) risalenti al 300 a.C. (in epoche sia etrusca che romana), è una di quelle notizie che dovrebbe far metttere in processione produttori e consumatori di vino di qualità per andare a vedere la mostra e per vedere la mitica ampolla che li contiene.
Non è ancora dato sapere di quale varietà di uva si tratta: le ricerche di Nathan Wales (dell’Università di New York) ma è un dato che l’84% dei vinaccioli rinvenuti appartengono a varietà domestiche e che per almeno 600 anni, queste viti sono state coltivate in questo territorio.
Manufatti ritrovati nel pozzo numero 1 evidenziano che recipienti, colini, secchielli di bronzo, erano utilizzati per la conservazione e la lavorazione del vino da parte degli Etruschi, utensili databili fra la fine del IV Secolo a.C e l’inizio del III a.C.
Se dopo gli studi dell’Università di New York, si dovesse appurare che i vinaccioli rinvenuti a Cetamura non siano del “Sangue di Giove” (sangiovese) o di locali uve a bacca bianca, ma bensì marmellatosi esemplari di merlot, nel Chianti Storico, ci sarebbe da bere un amaro calice di fiele.

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Gabin Dabirè

gabin dabirè

Nel luglio del 1988, un giovane carico di belle speranze per un futuro non osceno come il presente, attaccava al tronco di un pino un manifesto nel quale si richiedeva la libertà per Nelson Mandela (che sarebbe stato liberato due anni dopo, al termine di 27 anni di carcere, comminati dal regime sudafricano dell’apartheid).
Quel manifesto dette modo di scambiare le prime chiacchiere con Gabin, parlando per un bel po’ di quel grande uomo che era Nelson Mandela (che al cospetto di una grande ingiustizia, non aveva chinato il capo e marciva in carcere da tantissimi anni).
Probabilmente nel percorso di vita e musicale di Gabin, si scorge non propriamente marcato, in una sfumatura di sottofondo, quel sottile pensiero di amore per la libertà e per la giustizia, da parte di chi ha visto come – senza questi diritti -, le persone siano ricattabili, umiliate, offese, prive di luce.
In quel palazzo grande in fondo a Vertine risuonavano strumenti di pace e fratellanza, allenamento per i tanti concerti e le collaborazioni con tanti altri grandi musicisti.
Poi la nota stonata in un malinconico giorno di giugno piovoso che ha fatto tremare Vertine e ancora non si capisce, con un pensiero a Riccardo e Gioia rubati dell’amore paterno.

“L’istruzione è l’arma più potente con la quale si può cambiare il mondo”, Nelson Mandela.

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