Berardenga, il grano del Mulino Bianco

Nella zona delle Balze di Caspreno, la terra è argillosa e al contempo generosa.

Fornisce un suolo fecondo per i semi del grano, in un paesaggio inciso per secoli da rudimentali strumenti agricoli, ora sostituiti da macchine moderne che alleviano non poco lo sconforto di schiene piegate sui solchi.
La terra è arida, le persone che sostano e spaziano con lo sguardo su queste rotondità, ci sta lo siano meno, sensibili al fatto di essere parentesi all’interno di una scena ferma da secoli.
Un cartello piantato nel mezzo a un vigoroso (quasi da mietere) campo di grano tenero, indica che si sta coltivando per conto del “Mulino Bianco”, seguendo un protocollo di dieci regole, denominato “La carta del Mulino“.
Si chiede ai coltivatori, mulini e stoccatori, di far monitorare il loro operato da un ente terzo.
Le coltivazioni devono ruotare per non impoverire il suolo, le sementi devono essere garantite per purezza varietale, che non possono essere trattate con neonicotinoidi.

“È vietato l’uso di neonicotinoidi per il trattamento del seme. È vietato l’uso del glifosate dalla semina fino al raccolto e, grazie all’ente di Controllo RINA, verifichiamo il rispetto della regola non solo in Italia (dove l’utilizzo del glifosato (diserbante) è già vietato, solo nella fase di pre-raccolta*) ma anche in quei Paesi in cui sarebbe consentito dalle normative locali.* Il divieto di utilizzo del glifosate in Italia è normato dal DM 9.8.2016″.
La raccolta del grano per il Mulino deve essere fatta a parte e lo stoccaggio deve avvenire in ambiente condizionato o con criteri ammessi in agricoltura biologica.

Un grande marchio che assorbe una grande quantità di cereale per i propri prodotti, che ha uno sguardo lungo riguardo al futuro.

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