Le foglie dorate di Pagliarese

Un panorama bello a vedersi e buono a bersi, quando l’uva di cui si caricano queste magnifiche vigne pennellate d’aureole d’oro come quadri di scuola senese del 1300, termina il proprio corso nei calici di palati fini.

Così come dalle prime bottiglie uscite nei primi anni sessanta fin quasi alla fine del secolo, quando fare vino era sinonimo di umanità e meno ansia e berlo, non era ancora diventato una cerimonia liturgica, quasi religiosa, ma un piacere a tavola facendo due chiacchiere, smanettando il coscio di un pollo o un paio di fette d’arista con le patate, fatte da qualche superlativa massaia di trattoria.

Dall’annata 2015, nuove bottiglie si rivestono dell’etichetta di Pagliarese: le vigne e le viti non sono più le stesse, ma il risultato ha la medesima piacevolezza di un tempo.

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