Vertine, Coltalebolle, Piazzole, San Piero, Camboi, Vertine

Un giro alla “ricerca del Chianti sublime”, rubando una frase a Bettino Ricasoli nella sua ricerca e sperimentazione sulla Formula del vino.
Un tempo che è difficile quantificare, quello per compiere questo giro a piedi, partendo da Vertine, attraversandolo da porta a porta, scendendo in una antica strada acciottolata che conduce al Coltalebolle, girandoci intorno, prendere per una vasta area incolta da anni e per un canale coperto di pruni fioriti.
Si arriva all’accesso di Piazzole, si passa il ponticino, si vira a sinistra prendendo una ripida salita non tanto lunga, che poi spiana, impercettibilmente scende e si nota sullo sfondo la sagoma del castello di Meleto sfoltito finalmente da alberi che ne otturavano la vista, con la sagoma della costruzione del Chianti Geografico, che purtroppo alberi intorno a otturarne le fattezze, non ne ha.
Si arriva a San Piero in Avenano, una prima capanna non in grande salute, una macchia di ailanto appoggiata a un edificio, che pare lo sorregga, la chiesa, coperta di edera e non in grande salute, il vecchio pozzo, tanta bellezza e desolazampino del ione.
Sul retro pietra disposta a filaretto, sopra alla quale stava una o più viti, tanto le pietre sono celesti dal rame con cui le piante sono state curate per anni,
Avanti, dopo il grande ciliegio, per il Palazzo, con una parte più alta che lo slancia e rende un edificio unico e ben riconoscibile.
Avanti, per San Pierino, e qui le cose vanno meglio, le cure non mancano e la casa colonica pressochè intatta, preserva il suo fascino.
Si scende fino a Camboi, con la sagoma del Geografico che incombe sul davanti: si vedono anche le sagome di Spaltenna, Montegrossi che domina, sempre Meleto sullo sfondo e una parvenza delle case di Buca.
Si torna indietro, si ripassa a ritroso il percorso, fino all’entrata nella vigna poco dopo San Piero, si gira a destra, tratto in salita in una strada di bosco, che quando pare essere senza fine, termina in un pianoro da cui si comincia a intravedere Vertine.
Si sbuca in una piazzola base di amori adolescenziali, si gira dietro Paiolo, una ripida, breve discesa, qualche buca piena d’acqua, sotto tagliano il bosco.
Si sbuca all’asfalto, all’altezza del cartello con l’indicazione Campino del Paiolo, si gira a sinistra, salita, curvone, la casa che recentemente, senza clamore, si è costruita il suo bell’ eliporto buttando giù ulivi.
Solo strada piana, la Cappella, il noce, il gallo di Renato Ferretti, breve salita, curva, sasso che ricorda l’esperienza della famosa Porta dei Bischeri, viale dei cipressi, Vertine.

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