I pici sbarcano nel Salento

I piatti umili della nobile gente che lavorava la campagna, andava in miniera, curava l’assetto del suolo e parlava con gli astri, la luna e le stelle.
I pici, pasta nata nella profondità della provincia senese, pasta di farina, acqua e condita con tanta immaginazione e la puccia salentina: rimanenza di pasta da pizza o da pane, cotta nel forno a legna che dà vita a un panino con poca midolla (mollica) ideale per essere riempito con quel che c’era all’istante o imponeva la stagione.
I pici impastati con un’energia da leonessa e fatti affinare a manine piccine che sembrano le pinne di un pesciolino, le polpettine di carne, messe spesso a farcire la puccia, ripassate nel pomodoro e poi messe a condire i pici.
Sapori che si innestano perfettamente perchè sembrano germogliare dalla stessa pianta che ha apparato radicale salentino e apparato fogliare che si inerpica fra le crete, le terme, la Berardenga, il fresco sotto gli ulivi di Vertine.
E il profumo esce dalla cucina richiama la curiosità di vicini di ogni tipo: più guardinghi gli umani, più sfrontati i pelosi del luogo. Un lupo rincoglionito che crede di essere il tenente Colombo, una bianca che appena arriva al muro di cinta della casa e si appoggiano insieme per capire che c’è e se possono favorire.
“Appiciare”(come dicono all’Amiata) verbo che indica il fare i pici e il mescolare arterie che si riversano in ventricoli che fanno scorrere sale marino, ciliegie mature, rose emotive e mondi che per amore saranno sempre vicini fra loro.

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Una risposta a I pici sbarcano nel Salento

  1. Anto ha detto:

    Quanto affetto c’è in tutto questo è insostituibile e innegabile, ma se decidi di scendere ancora un po’, si possono preparare altre ricette…..

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