L’architetto Rambaldo Melandri

rambaldo melandri con birillo

E’ l’alba, e dopo una notte passata al giornale a impaginare dichiarazioni di Renzi e storie di violenza e pini franati dal vento, sorretto da non so’ più da quanti caffè e Fernet, (fatti da un barrista che si scaccola il naso) non c’ ho voglia di andare a casa e buttarmi così come sono sul letto, cuocere un paio d’ uova, cambiare camicia e mutande per tornare al giornale prima di mezzogiorno a guardare i lanci di agenzia o aspettare l’arrivo di qualche notizia o qualche cataclisma per trovare il modo di riempire le pagine.

No, stamani mi sento un poco zingaro e con poca voglia di parlare, ma tanta di evadere, non si può fare con una donna e meno meno con Lucianino che dovrebbe essere a casa per un convegno universitario e quando penso alla carne della mia carne, un so’ come mai, ma divento subito vegetariano.

Per evadere e scherzare, ci vorrebbe un amico e a quest’ora Birillo lo trovo di certo a pisciare dalle parti di piazza Beccaria.
Birillo è un cane che mangia un chilo di macinato al giorno, uno e mezzo di riso e tutte le mattine va portato a orinare alle cinque sennò inonda la casa.
Il Melandri se lo trovò nel pacchetto che gli fece il Sassaroli insieme a sua moglie, ai bambini, alla governante tedesca (severissima e in uniforme) a Birillo e a una gabbia di canarini e tante valigie, ma gli vennero  negate le sottocoppe di peltro.
Anche se stamani il Melandri dice di avere una riunione importante (da capo dell’ufficio tecnico del comune), dal sindaco Nardella manda un geometra che non ne sa nulla e di certo in qualche modo faranno con la bega dell’aereoporto per far posto al campo della Fiorentina e al mercato ortofrutticolo che tanto deve essere demolito.

Stamani s’ha voglia di essere zingari e gli zingari non hanno meta nè orario, si passa a pigliare il Necchi al barre, il Mascetti nel sottoscala attico, poi tirata fino a Pescia alla clinica del Sassaroli e si parte per non andare da nessuna parte e per pigliarci per il culo come si fa sempre.
L’arte di non pigliarsi mai sul serio e di scacciare la malinconia con il gioco e la voglia di ridere, analizzando, seriamente però, l’ultima frase del Melandri quando si era a tirare scapaccioni ai viaggiatori dei treni alla stazione:
“Ragazzi, come si sta bene fra noi, fra uomini, ma perchè non siamo nati tutti finocchi?”.

Giorgio Perozzi, come se fosse antani per Gastone Moschin.

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