Pane in Buca, giornale a Radda, caffè a Castellina: giornata celebrativa dell’unione dei comuni del Chianti

Giornata celebrativa delle pie illusioni che non vengono mai meno quando si tratta di rimettere insieme i cocci di un territorio unico al mondo che ha visto straboccare il suo nome e punto di riferimento storico in ogni angolo della Toscana dove sia piantata una vite d’uva da vino.

Lasciando gracidare le ranocchie di Buca, salendo solo di un paio di chilometri dopo aver preso mezzo chilo di pane al forno, si respira un’aria più fresca e aromatica.
Lo spolvero (con grazia, se c’è qualcuno che cammina) dello sterro di San Donato, punto fra i più belli e panoramici del Chianti, porta prima alla Villa, dove il daino si abbevera al lago e poi (salendo) a Radda, sempre viva e piena di persone, sotto gli sguardi distratti degli opionisti rinfrancati dal meriggio dei tigli.

Qui il giornale, da tralasciare nelle prime pagine, che tanto c’è solo economia, Trumph, cronaca nera che diventa ossessione scritta per far ingrassare chi legge o i commenti delle panchine di cui sopra, i soliti casini del PD, con kla simpatia aureola di un calzino dopo un giorno di lavoro nei campi.

Fuori Radda, direzione Castellina, con le prime barriere architettoniche frapposte fra uva e lo stomaco del cinghiale, mille curve a destra e manca che non ci capisce niente neanche il segnale della Tim, poi Castellina, con le sue vigne senza protezioni e barriere ungulate, il centro storico pieno di gente gioiosa a far colazione ai tavolini dei bar, nonni elegantissimi alle panchine, prosperose spose con l’abbronzatura al sole fin dove è possibile, vino e ciccia negli esercizi commerciali.

Gustoso caffè e pausa di riflessione: il sindaco di Castellina Marcello Bonechi è un politico raffinato e brillante stratega avvenuto, amministratore colto di un gioiellino di posto, ostile da sempre alla fusione dei tre comuni del Chianti Storico in uno solo.

Da poco eletto nel consiglio dell’ATC (che coordina l’attività venatoria in una grande area della Toscana) si è reso conto per tempo che mettere insieme i tre comuni del Chianti, significa la ridistribuzione equa sul territorio dei cinghiali profughi, allevati in eccesso negli altri due comuni.
Per l’amministratore di  un territorio che non conosce recinti e barriere da opporre ai cari animaletti famelici, diventa indigeribile diventare una cosa sola con luoghi dove i cinghiali sono immagazzinati a pancali.

Forse è questa la paura del sindaco Bonechi, nel fare del Chianti, un comune solo.

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