L’alberello, un sistema di allevamento della vite

E’ un sistema di allevamento a potatura corta diffusissimo nel sud Italia per il clima caldo arido e in Francia dove si necessita che i grappoli si trovino in prossimità del terreno per trarne calore e favorire la maturazione.

Vi sono varie forme di alberello (a vaso con 4 branche per riempire le cassette) ma la più comune è il tipo a due branche con due razzoli a due gemme (o due occhi per meglio capirsi).

Necessita di un sesto d’impianto più ampio del cordone (almeno un metro di spazio) e il primo anno d’impianto, le viti si potano a due gemme lasciando libertà di vegetazione.
Il secondo anno si pota nuovamente a due occhi allevando verticalmente i germogli ma senza cimarli.
Al terzo anno il tralcio migliore si pota a 6 gemme accecando i 2 germogli inferiori e allevando verticalarmente i germogli sempre senza cimarli.

Al quarto anno si potano i tralci a due occhi e all’inizio dell’estate si chiudono in cima in modo che si sostengano fra loro e l’uva non caschi in terra.

Al quinto anno potatura normale badando di tagliare il tralcio più alto di ogni sperone e lasciando quello più basso a due gemme.

Questo sistema di allevamento, oltre a sfruttare meno la pianta consente di rinnovare ogni anno il legno produttivo, risente meno dei periodi di secca estiva sempre più frequenti, ha una superficie fogliare più ridotta e facilmente gestibile.

Il guaio è che ci vuole schiena buona per stare piegati a cogliere l’uva la cui qualità è di norma di indiscutibile pregio.

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6 risposte a L’alberello, un sistema di allevamento della vite

  1. Bante ha detto:

    Questo stesso tipo di potatura ‘a candelabro’, che tende ad alzarsi negli anni e che, come dici: ‘consente di rinnovare ogni anno il legno produttivo’ lo si può fare anche con piante allevate a spalliera e quindi più alte. E’ un metodo ottimo, con il quale la pianta sembra produrre veramente nel giusto equilibrio. Bella la foto con le vinacce.

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  2. Andrea Pagliantini ha detto:

    A candelabro, ma anche a lucernina, come veniva chiamato questa forma di allevamento nel Chianti di tanti e tanti anni fa.
    Certo Bante, a spalliera si può rinnovare benissimo il legno con il sistema a capo e razzolo però è anche vero che una vigna si fatta arriva a quaranta con tanti acciacchi specie dovuti al periodo in cui doveva far uva anche dal piede e veniva usurata di fatica.
    E’ vero anche che la vita con l’alberello trova il suo giusto equilibrio e arriva a raggiungere traguardi di vita che passano il secolo.
    E con vino nato su viti di cent’anni si finisce per sentirsi tanto piccini e commossi.

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  5. rocco ha detto:

    ho in mente di mettere alcune piante di vite nella fascia di campo che divide l’oliveto dal giardino vero e proprio. Ne entreranno forse una 15ina, massimo 20. E vorrei allevarle ad alberello. Non intendo farne vino, ma mangiarmi il frutto, forse provare a fare del mosto. Ma – se devo esser sincero – ho bisogno di ritrovare alcune sensazioni che ho vissuto da bambino quando razzolavo in autunno nel vigneto del nonno, con tutti quei colori caldi… Penso di mettere diverse varietà, e prenderei le piante al vivaio Belfiore. Io mi intendo molto di giardino ornamentale, ma sul frutteto sono proprio agli inizi. Lui vende la vite in astoni da 150cm e anche più. Metterei giù le piante a fine Settembre. Appena messe in terra devo potare l’astone a 3 gemme? È così che si forma il “tronco”? Ci sono molti video sulla potatura di allevamento, ma non trovo niente che mi spieghi come devo iniziare per arrivare all’alberello partendo dall’astone… Buona vendemmia!

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  6. Andrea Pagliantini ha detto:

    Se è per vedere un bell’effetto di colore, ti consiglio di mettere qualche vite di alicante bouchet, le cui foglie diventano di un porpora intenso, magari intervallate da sangiovese (giallo – verde) canaiolo e malvasia.
    Bella buca profonda, bel palo di legno o tondino di ferro di sostegno, bagnatura e poi ti dimentichi delle viti fino a quando viene il freddo, gli porta via le foglie, le mette in letargo.
    La potatura anche a marzo, per scongiurare la precoce ripresa vegetativa con il rischio gelate, taglio a due – tre occhi e sei a posto.
    Qualche ramatura a zolfo bagnabile e poltiglia bordolese quando serve e le viti vegetano serene.

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