E che chevolo

Che, tradotto nel linguaggio dei film pecorecci in cui la faceva da padrone Lino Banfi, si traduce in “E che chezzo come crescono questi chevoli”.
E non appena il freddo li avrà scottati nelle foglie, la sagra dei fagioli con le scuregge con un velo di cipolla sopra a crudo instaurerà la dittatura della ribollita con buona pace di fossili di caviale, l’odioso spriz, il patetico prosecco che si vinifica fino in Cornovaglia e una fetta di salame al posto di un’insalata di gamberi e kiwi.

Gighen, il gatto socialista craxiano corrotto nello spirito sonnecchia e vigila fra l’erbetta.

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0 Responses to E che chevolo

  1. Avatar di angelica angelica ha detto:

    Anche se la notte è ancora alta il menu è talmente buono che stuzzica l’appetito! E per il salame io ci metterei quello fatto da noi in Calabria. Angelica

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  2. Avatar di Federica Federica ha detto:

    Ho letto ultimamente che, oltre a tutte le proprietà ormai stranote della grande famiglia dei cavoli, cavolini e cavolfiori, la ricchezza di vitamina C e antiossidanti, sia anche molto benefico al buon umore per i cambi di stagione…sembrerebbe che la natura venga sempre in aiuto, se la si va a scoprire anche dove l’aspetto è poco appariscente.

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  3. Avatar di silvana biasutti silvana biasutti ha detto:

    Cavoli! Che prospettive appetitose. Ma prima della fetta di salame, bisogna togliersi quelle di prosciutto dagli occhi.
    Ps: dov’è l’orto?

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  4. Avatar di an an ha detto:

    Nduja e broccolo calabrese sono un binomio perfetto 🙂

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  5. Avatar di Andrea Pagliantini Andrea Pagliantini ha detto:

    L’orto è un piccolo angolo di Oliveta della Cappella dove d’estate ho messo i girasoli e per l’inverno ho pensato di riempierlo di cavoli per tentare di mantenere un modo di campare semplice fra persone che non si sono ancora vendute nell’anima……. chi ha bisogno del cavolo nero lo prende, ma solo chi non parla tutto il giorno di soldi o è roso da invidie ed egoismi.

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