Berardenga, diserbante al Castello dell’Incompiuto

diserbante castello dell'incompiuto marzo 2024

Qui gli scempi sono due: uno di ordine edilizio per una casa colonica che improvvisamente diventa castello e rimane per oltre trent’anni sospesa nel limbo di opera incompleta, con una gru piantata nel mezzo come una garitta e poi basta abbassare lo sguardo per vedere la mortificazione di tutto quello che a parole è verde (a partire dall’erba) e diventa arancione (come la Bandiera del Touring) per la qualità della vita nei territori bagnati dalla follia antistorica del diserbante.

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La Bialetti fra gli ulivi

bialetti fra gli ulivi

Le giornate iniziano a essere lunghe sia di luce che di fatica, tante frasche si staccano dagli ulivi e volano in terra (altra fatica immane sarà poi radunarle per bruciarle e guardare affascinati quelle ciminiere bianche di fumo che si alzano al cielo).
Quando dentro a un paniere intrecciato giunge l’omino con i baffi, inconfondibile simbolo della Bialetti, con il caffè appena uscito, portato da un fascio di luminosità anche nel nome, la forza di chi pota le piante si ricompone e le poche ore che mancano al tramonto, si fanno più liete.

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Berardenga: il diserbante con vista su Pacina

diserbante vista pacina marzo 2024

Da ogni punto cardinale si giunga nel bel paese c’è il comun denominatore dell’erba verde diventata innaturalmente arancione.
Questo punto di vista è con sguardo rivolto alla magnifica Pacina ed ha la particolarità che i binari color arancio si trovano a brevissima distanza da delle abitazioni… il gusto pieno della vita.

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Berardenga, il diserbante alle porte

diserbante via del chiantino 24 marzo 2024

Se l’elicottero della Rai che riprendeva dall’alto lo spettacolo della corsa ciclistica della “Strade Bianche“, fosse passato in questi giorni, invece di un paio di settimane fa, la visione paradisiaca in mondovisione del paesaggio della Berardenga, intorno al capoluogo Castelnuovo, avrebbe avuto un risultato scenico ben diverso, probabilmente suscitando anche rabbia e indignazione.
Lunghe strisce arancioni solcano le vigne all’ingresso del paese dal lato superstrada (una metodologia di contenimento dell’erba superata dalla storia e dalla meccanica) e da quella tanto decantata qualità della vita celebrata con l’ennesima Bandiera Arancione del Touring (stesso colore dell’erba diserbata) e da quelle bottiglie che non sono fiaschi da mescita popolare, ma sono un prodotto di lusso che vengono venduti in gioielleria e quindi potrebbero avere una visione meno rapace sul mondo circostante.
Nei prossimi giorni viene in pellegrinaggio elettorale il Presidente della Regione Eugenio Giani e sarebbe carino chiedergli se le ragioni del cuore del suo mondo ideale contemplano lo spargimento del diserbante (e del cemento) fra le ragioni del suo essere.

Fonte: Il Cittadino

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La benedizione dell’ulivo a Pienza

Nella chiesa di San Francesco a Pienza, all’interno di una grande scodella metallica, c’è molto di più di una montagna di frasca di ulivo pronta per essere benedetta nella domenica delle palme.
C’è l’entusiasmo e la passione delle persone di una terra non facile, per una pianta che chiunque ne ha a disposizione qualche esemplare, cura come un figlio da crescere e tramandare.

Radici affondate nel passato al netto della questione puramente religiosa, la voglia di esserci con le vigorose frasche del proprio campo o del proprio orto, oppure a pescare dalla scodella dell’ulivastro comune preparato per chi passa o per chi ha scarsa dimestichezza con la terra.
Don Gaimpaolo Riccardi ha una figura imponente e una voce da opera lirica: parte con la benedizone a San Francesco e in processione – scortato dalle nuove leve e dai capelli digradanti fino al candido – arriva alla porta chiusa della cattedrale dove batte l’uscio più volte con la Croce di legno reclamando di essere aperto.
Giulio – il portiere – per diverse volte fa finta di non sentire, fin quando non apre e la processione di persone scivola dentro al Duomo per tutto il resto a seguire.

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Vasco fa novanta

vasco-nuti-vertine

“Te mica lo sai quando viene Pasqua quest’anno? Nel calendario mi dette la mi’ sorella c’è scritto che viene di domenica, ma non c’è scritto quando”.
Questa è una delle ultime massime del Pipa, che intento a portare via da terra delle poderose bracciate di ulivastri, si chiede che dovrà cuocere in quei giorni di festa, mentre guarda quella invitante brace d’ulivo nel campo e rimpiange di non avere un paio di salsicce a portata di mano.

La stanza delle coppe e dei cimeli è piena di riconoscimenti al ciclista più appassionato e allo scalatore con il passo più lesto.
Non si contano i premi vinti con il gioco delle bocce, non si contano i salami, le spalle e i pecorini vinti alle gare di briscola… e quelli si che sono grandi ricordi.
Così per scherzo oggi Vasco fa novanta, ma non festeggia, se non piove ha da finire di vangare un bel pezzo dell’orto, scortato da tutti i suoi gatti.

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Lo splendore di via del Concionatorio

via del concionatorio

La parte antica di Sinalunga, a lato della chiesa del Concionatorio, il che la dice lunga su cosa siano intrise quelle pietre che la compongono un po’ male in arnese.
Fare discorsi roboanti e altisonanti è la sintesi del verbo “concionare”, ma pare di sentire l’eco di tutte le chiacchiere e i pettegolezzi che davanti o dentro la chiesa, fra un rosario e l’altro, gli utenti dell’edificio da secoli si appassionano.

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Gli orti rigogliosi di Armaiolo

orti di armaiolo

Il sabato sera o la domenica – a orario continuato – sono i giorni adibiti allo sflacio dell’erba negli orti e nei giardini da parte di chi – per tutta la settimana – passa la giornata a pensare al che fare, riservando a chi nel fine settimana a chiede un po’ di quiete, la speciale colonna sonora del decespugliatore.
Ad Armaiolo gli orti sono una vera opera d’arte dettata dallat erra grassa e dalla commistione di sole, frutti e fiori ornamentali che fanno degli orti uno dei luoghi più romantici dove passare qualche ora.

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Berardenga, erba arancione e cemento

La zona intorno Pievasciata sembra faccia parte di un cantone autonomo a statuto speciale rispetto al restante territorio comunale.
Chiunque può fare un giro per verificare la difformità che sussiste fra la campagna intorno Pievasciata e il resto della Berardenga (territorio al quale è stata recentemente confermata la Bandiera Arancione del Touring Club) dove l’ingegno e la lungimiranza di guardare al presente e al futuro permettono di fare un tipo di agricoltura saggia e comprensibile.
L’erba delle vigne intorno alla piccola frazione famosa per la Pieve abbandonata da anni è dello colore della Bandiera del Touring, ma è un arancione antistorico che lascia perplessi.
La pratica del favino da sovescio al centro dei filari per azotare naturalmente il terreno e l’erba color arancio sotto le viti, sono un controsenso assoluto (al netto anche del fatto che la terra di quella zona “è così tenera che si taglia con un grissino” per parafrasare una vecchia pubblicità televisiva) ma anche per rendere chiaro come un comune mezzo meccanico possa assolvere al compito di togliere l’erba senza dover gettare per terra “l’agente orange”.
In mezzo alle vigne arancioni, spicca una gru accanto a una voragine dentro la quale si stanno inettando delle grosse quantità di cemento per erigere un immenso annesso agricolo.
Per la posizione, il contesto, l’impatto che mostra e mostrerà ancora di più una volta finita la costruzione pare essere una ferita a cielo aperto da completare… ma si sa che la Giornata Nazionale del Paesaggio si tiene ogni anno il 14 di marzo per le frasi e i comunicati di rito, poi, per un anno, non c’è da pensarci.

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Una barrique pisana

barrique pisana

Tutto ciò che pende ha una chiara impronta di fabbricazione e di riferimento in una città che a stare ai proverbi non brilla e sono lontani i tempi di Kieft, Bergren, Dunga e Simeone o del presidente Romeo Anconetani che cospargeva il campo di gioco con il sale anti malocchio.
Ogni cosa che pende è una zona franca dalla forza di gravità, che neanche un pisano illustre e non l’ultimo arrivato della scienza come Galileo è stato in grado di spiegare, salvo poi salutarmente capire che al tempo in cui è vissuto affermare che è la terra che gira intono al sole, poteva comportare di fare la fine del fegatello grigliato alla vaticana.

Ogni cosa che pende ha un chiaro diferimento d’origine: come quella maestosa vetta bianca che avrebbe dovuto fare invidia al mondo e invece, per l’unica mattonella di galestro friabile paludoso, introvabile nell’arco di qualche centinaio di chilometri, edificarci una torre.

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