La ciminiera per il braciere

Fra gli oggetti che la mente umana ha concepito per agevolare la vita nel sacro atto della cottura alla brace, c’è questo semplice utensile funzionale e utilissimo per portare a compimento il risultato che permette di non sforare nell’orario fissato nella cena o nella desina con amici.
Un tubo di ferro munito di manico con dei fori alla base sopra ai quali è fissata una fine reticella che alza minimamente il combustibile (carbone o brace) da incendiare con una ppina imbevuta di alcol e dell’ancor più semplice cubetto petrolifero comunemente in commercio.
Con questo umile oggetto si evitano cumulazioni di sussulti al paradiso e ai suoi abitanti e nell’arco di pochi minuti il carbone messo all’interno è innescato nella forma grigia più valente per poi spanderlo e dare libero sfogo alla cottura di salsicce.

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I girasoli al contrario di Monteriggioni

Stavolta la missione non è riuscita dato che in quella spianata di terra rossastro – ferrugionosa – tipica della Montagnola – la squadra addetta alla piantumazione dei girasoli per fare da sfondo alle foto o li ha piantati al contrario o ha scelto il seme di una tipologia ribelle, visto che i fiori non si rivolgono al sole ma a quanto c’è di esteticamente rilevante da mirare.

Difatti, la spianata addetta agli scatti con le torri sullo sfondo, ha si i suoi gran gialli in serie, ma sono tutti voltati al contrario.
Non si tratta di un atto di sabotaggio, dato che a Monteriggioni furbescamente sorridono perchè ogni loro iniziativa ha sempre un grande successo e una grande risonanza culturale.

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La Panda alcolico/poetica di Montalcino

Una ultra trentenne dal bollo agevolato, condotta da un signore che il sole non lo conosce per sentito dire da chi indossa scarpe a punta e calzone nero a sigaretta, che a Montalcino – legati al vino – se ne trovano in offferta speciale, scambiabili con venti semi di cocomero o di popone e l’aggiunta di tre ghiande appena cascate.
Qualche ulivo, la passione della caccia, un poca di vigna, lo sguardo fiero, il fisico asciutto, l’età che avanza – ma con un gran senso del gusto legato alle anemoni che passano – e una vecchia Panda presa da un giovane poetico sognatore che guadava i torrenti, borri e i canali, ma aveva il pregio di porsi il dubbio che se l’acqua passa, il vino resta.. e le scritte scaturite da tali considerazioni, non si possono cancellare perchè è come perdere una sacra scrittura che si tramanda da secoli.

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Radda sulla linea del tramonto

Ogni giorno si conclude attendendo l’ultima pennellata di luce attendendo il disco rosso che si appisola dietro al poggetto in linea con la fisionomia di Radda, mentre la gran parte del mondo sottostante ha già il lume spento e distende in tavola le posate per la cena.

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Gaiole, Concerto della Banda Fortunato Vannetti

Compreso nel cartellone del Chianti Festival, domenica 27 luglio (alle 21.30 nella Piazza Ricasoli di Gaiole) concerto della Banda Musicale Fortunato Vannetti, diretta dal Maestro Sandro Marra.

Occasione per ascoltare esperti musicisti ai quali si sono aggregati giovani e promettenti proomesse della musica, che con il loro entusiasmo creativo adolescenziale portano entusiasmo, linfa fresca e certezze sul proseguio della ricerca musicale in questo spicchio di Chianti.
Volendo unire l’utile al dilettevole, nei giardini della Società Filarmonica – a partire dalle ore 19 – sarà possiile degustare le prelibatezze locali – accompagnate dal sacro fiasco di rosso – preparate da mani argute e sagaci, che allieteranno l’attesa del concerto.
Ricorre quest’anno il 160° anniversario della fondazione della Società Filarmonica di Gaiole.

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Berardenga, i girasoli musicali della Chigiana

Una terra musicale dove tutto ebbe inzio. Ondulata e serena, coperta nelle sue ondulazioni da milioni di sgargianti vessilli che fissano il sole neglli occhi e dondolano in comunnione con il soffio di un Eolo leggero.

Qui vi è modo di intromettersi con se stessi se non si è perso un filo logico nell’ire e trovare la musica al momento che si addice.
Doloroso graffio di rondine agli organi sono i Girasoli in un film di De Sica “Land of hope e glory” un motivo che ben si addice a questa terra grassa popolata di lepri,fagiani e anche di qualche “cignale”.

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Il Concerto per l’Italia 2025 in Piazza del Campo

Gli Dei che risiedono sul Monte Ollimpo, da millennni distillano un miscuglio di vinacce e di erbe che nascono sulle terrazze e nei sottoboschi del rilievo.
Con speciali alambicchi prodotti da Efesto (figlio di Zeus e Era, Vulcano per i latini) viene prodotto un distillato leggermente alcolico che periodicamente viene nebulizzato e mescolato alla pioggia e fatto cadere sulla terra per dare modo agli umani di approvvigiornasi di quelle arti che le divinità hanno donato ai comuni mortali per abbeverare animi e sentimenti pensanti e propositivi.
Novanta minuti di altissima musica (il tempo che dura una partita di calcio) donata in diretta a tremila persone e a quanti – via radio – hanno ascoltato lo sprigionarsi di note in Piazza del Campo.
“Concerto per l’Italia” eseguito dall’Orchestra Sinfonica della Rai, diretta dal Maestro James Conlon, con la pianista Lilya Zilberstein, con musiche di Sergej Rachmaninov, George Gershwin, Leonard Bernstein.

La rassegna estiva dell’Accademia Musicale Chigiana dedicata al maestro Pierre Boulez, per celebrare i cento anni dalla sua nascita, con la Fondazione MPS e il Comune di Siena.

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Gilda Buttà e Stefano “Cocco” Cantini omaggio a Morricone

Abbadia Isola (Monteriggioni) cittadellanata per fortificare l’anima, centro di speziatura culturale, orciaia, granaio, cantina per la conservazione e l’affinamento dei propositi migliori.
Omaggio a Ennio Morricone con Gilda Buttà (la pianista di fiducia del Maestro) le cui dita sono un soffio che accarezza la tastiera come il leggero venticello di luglio che accarezza le tenebre.
Accompagnata da Stefano “Cocco” Cantini, sassofonista che ha collaborato con i più grandi artisti di fama mondiale e che una volta provò persino ad aggiustare la lavatrice di Italo Calvino.

Il pianista sull’oceano, Mission, Nuovo Cinema Paradiso, il trascinante motivo di Indagine…

Famigliole stese sull’erba, ragazzi che si guardano e baciano, l’omaggio floreale da parte del sindaco Andrea Frosini, la pianista che si commuove per l’affetto del pubblico, c’è chi non vorrebbe andare via, chi dopo una sera così è in beatitudine con l’universo e con le stelle che stanno a guardare.

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Berardenga, il mondo visto ruzzolando dal Pian Tondo

Niente può esprimere la sorpresa che si ha scivolando dolcemente verso il basso barcollando dalle curve degli opposti estremismi di dove nasce l’Ombrone.
Anche ben sapendo saldamente cosa si para davanti dopo la curva del Legno nero, il sussulto è ogni volta il medesimo: stupore, osservazione, poderi messi non a caso, qualche punta di campanile e poi si perde la foglia di quercia e l’ulivo e si apre il deserto rovente delle Crete appena orfane delle spighe.
La foto alla luce del tramonto non rende il tonfo melodioso di grazia che emana questa terra seduta per chilometri sotto le vene di cinabro e la saggezza pervinca del Monte Amiata, il gigante assorto.

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Il cannoneggiamento su Vertine del 17 luglio 1944

Intorno alle 16, sbucano dalla curva di Paiolo tre blindati britannici diretti a Vertine, li scorge il prete (Don Amos Fallaci) che inizia a far uscire la gente dai rifugi per andare ad accoglierli.

Alla porta vera di Vertine i blindati non passavano per larghezza e fu per merito di Mariano Brogi, che in qualche modo riusci a spiegare che tedeschi non c’erano e non era il caso entrare in paese e disfarlo.

Il prete intanto aveva fatto uscire tutti dal rifugio dietro la torre, mentre dalla collina opposta del Vallone (dove i nazisti della brigata goering avevano  comando e  cannoni) osservavano attenti il formicaio di persone che si era formato.

Partirono varie cannonate: una sulla torre, altre disperse nel vuoto, una cadde esattamente fra la torre e il rifugio in mezzo a varie persone, altre sulla chiesa e sulle case limitrofe.
La gioia della Liberazione si trasformò in urla e lacrime mentre i feriti furono portati nello stallone e curati alla meglio e i morti furono composti nella cappella della Madonna della neve in fondo al paese.

Nazareno Cristofani, Luisa Butti, Ruggero Brocci, Valerio Pagliantini e Pietro Gatti  morirono subito mentre – sempre  per colpa di quella maledettissima cannonata – anni dopo seguì Clara Nuti.

La Liberazione fu pagata caramente  quel 17 luglio 1944, un lutto piccolo nell’immane tragedia della Seconda Guerra Mondiale, ma sei persone nel fiore degli anni non possono essere cancellate dai ricordi anche di chi non c’era…. ma ha il cuore e i giorni piantati bene fra questi sassi. Fonte: Il Cittadino.

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