Ruota di carro agricolo

E’ presente nella lista dei Beni demoetnoantropologici del Catalogo Generenale dei Beni Culturali.

La ruota, di legno, è costituita dal mozzo centrale e dai raggi, detti razze, che vi si incastrano e che all’estremità opposta si incastrano nel cerchio o corona. Tale corona generalmente è costituita da più settori, detti gavelli: questa è invece un pezzo unico di legno curvato. Un cerchione di ferro, calzato a caldo, serra le varie parti e dà solidità all’insieme.

La realizzazione di tale tipo di tuota consiste innanzitutto nel disegnarla a grandezza naturale nelle dimensioni desiderate. Si costruiscono quindi in legno i vari pezzi e si fanno gli incastri con uno scalpello adatto, detto badano. Il fabbro completa con cerchioni di ferro internamente ed esternamente il mozzo e calza a caldo il cerchione sulla corona con uno strumento apposito, detto cagna, fissandolo con bulloni di ferro a testa tronco conica.Il mozzo non è mai situato in asse verticale rispetto al cerchione, ma leggermente arretrato: si ottiene così una maggiore resistenza al carico ed il peso viene scaricato dal cerchione maggiormente sul bordo esterno della ruota a veicolo vuoto. Ruote di legno si usano ormai solo per carri e carretti a trazione animale, carrozze a cavalli e carriole a mano.

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Le parole come pietre di Volpaia

Tetti e strade umide, parcheggio vuoto, silenzio rispettoso e tombale.
Come cambiano le stagioni con i mesi che portano luce, calore e chiasso, con quando arriva la debolezza di luce e calore.
Pare di essere tornati paesi normali – se non fosse per quei pochi residenti rimasti – che sopravvivono e si rilassano dopo le invasioni più o meno barbariche dell’industria pesante turistica. Volpaia d’inverno è un incanto.

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La famigliola nell’ulivo

Bella espressione naturale a vedersi ai piedi o nelle ceppate degli ulivi, ma evitare di metterla in padella.
Dolori intestinali, vomito, diarrea, in alcuni casi è anche letale… guardare, fotografare, ma non trifolare.

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San Biagio in rovine della Berardenga

La piccola chiesa è un rifacimento Ottocento di un edificio di epoca precedente.

Particolarità una facciata a “tre formaggini”, ovvero tre guglie per dare uno slancio alla fede poco fuori la villa di Pagliaia.
La porta aperta, ricovero di uccelli notturni, magazzino di materiali vari nella stanza sul retro, un’edera magistrale aggredisce la stabilità religiosa dei muri.
In compenso il suo trovarsi alla villa male in arnese di Pagliaia, crea un contesto omogeneo.

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Il profumo del nespolo in fiore

Aggirarsi a piedi per la campagna e trovarsi avvolti da un gradevole profumo di miele e zagara nel pieno dell’inverno: è la fioritura del nespolo, una delle poche piante che con la sua essenza, rende meno duro il periodo più freddo e con meno luce dell’anno.

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San Gusmè, l’eleganza del Natale

Le decorazioni natalizie dentro San Gusmè sono quanto di meglio accompagna verso il clima di festa che porta al compimento del nuovo anno.
Una fantasia sempre in moto che abbellisce uno dei paesi più rinomati della Toscana per il suo vezzo di star chiuso entro le sue mura aperto al mondo.
Oggetti di uso comune che prendono nuova forma e nuova vita per accogliere i visitatori e colorare di gioia un periodo dell’anno che è anche malinconia pensando agli amori perduti rapiti alla vita.
Babbo Natale arriva in Vespa e il Luca con il cappellino natalizio è come il panpepato o i ricciarelli che si accompagnano al Vinsanto… sapori di vita.

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Le campanine di Santa Lucia

Dove nel XVI Secolo si svolgeva il mercato della ceramica da metà, Ottocento si svolge il mercatino di Santa Lucia, in quel Pian De’ Mantellini che rimane fra le zone più romantiche di Siena.
Non è una giornata per diabetici perchè qui si trova ogni tipologia possibile di dolciume, dal torrone, ai classici brigidini fino al castagnaccio, ma la particolarità più sentita è ò’acquisto della campanina per i piccini, il cuo suono scaccia le cattive presenze, i brutti sogni, le paure e riallieta l’animo.
I colori con le quali le campanine sono dipinte variano a seconda degli affari di cuore: ognuna di esse ha i colori caldi e amorosi delle Contrade.
In verso le 18,30, la chiusura della giornata in pompa magna con la celebrazione litugica in Cattedrale officiata dal Cardinale, mentre durante il giorno sono state elargite benedizioni agli occhi e tanti panini benedetti.

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Forme nel verde agli Horti Leonini

L’edizione 2025 ha trovato la preziosa collaborazione di una delle fonderie artistiche più importanti d’Italia, la Fonderia Leonardo Del Giudice di Strada non in Chianti, luogo di riferimento per tanti artisti, nazionali e internazionali, che in questa storica fucina d’arte hanno prodotto le loro sculture trovando in essa la grande tradizione artistica italiana della fusione in bronzo. 
Le opere degli artisti: Fuad Aziz, Roberto Barni, Adriano Bimbi, Giuseppe Calonaci, Paola Crema, Antonio Crivelli, Giacomo Del Giudice, Sarah Del Giudice, Giulio Galgani, Alberto Inglesi, Suor Elena Manganelli OSA, Vittoria Marziari, Kurt Laurenz Metzler, Claudio Nicoli, Mario Pavesi, Carlo Pizzichini, Boris Stampfli, Willy Wimpfheimer, esposte negli Horti Leonini dialogano con riproduzioni di capolavori di arte antica bronzea quali la Chimera d’Arezzo, il David del Verrocchio e il David di Donatello, il Mercurio del Giambologna esposti invece a Palazzo Chigi Zondadari nella sezione della mostra intitolata Scultura a Palazzo. Come nasce un bronzo, tutte copie realizzate dalla Fonderia del Giudice. Fonte: Arte.it

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I Presepi Watussi e peruviani della Basilica di San Francesco

Andare per Presepi in questo periodo è un simpatico diversivo alla ricerca dell’originalità, del gusto, di luoghi splendidi che li contengono, avendo anche un occhio rivolto alle tante opere d’arte che le chiese contengono.
Nella gotica e asciutta Basilica di San Francesco a Siena, sono molte le cose da vedere e dove hanno perato fior di artisti quali Pietro Sorri da San Gusmè, Francesco di Giorgio Martini, Vincenzo Rustici e nella quarta cappella ci sono gli affreschi di Ambrogio Lorenzetti recentemente restaurati dal grande restauratore Massimo Gavazzi.
Da non dimenticare il Miracolo delle Sacre Particole, ostie che da quasi trecento anni si mantengono fragranti e intatte.

I Presepi: ci sono quelli fatti nei trulli tipici del brindisino, le statuette africane con le figure allungate in stile Watusso, le figure andine che vengono dal Perù, un moderno pittore con tanto di cavalletto, un cammello dalle gobbe celesti, una miniatura in terracotta del Palazzo Pubblico di Siena.
Andare coperti perchè dentro la Basilica c’è un freddo acceca, ma per chi ha fede sono quisquilie.

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Il Buristo è patrimonio mondiale dell’umanità

Si va in un capitolo di storia: Violante Beatrice di Baviera, vedova di Ferdinando de’ Medici principe ereditario al trono di Toscana, (nella speranza che dall’unione nascessero Medici meno bischeri) figlio del bigotto Cosimo III e fratello del frizzante che risponde al nome di Gian Gastone, ultimo Medici a regnare (gozzovigliando) nel Granducato, si vede mandata dal suocero a governare Siena.
Con il suo seguito germanico di guardie preposte alla sua persona, giungono in città certi salsicciotti di sanguinaccio che il lessico dell’epoca faticava parecchio a dire correttamente:wurst e blutte, che per i palati dell’epoca erano gustosissimi quanto impronunciabili… nacqua così il buristo.
Dalla Baviera a Siena e zone limitrofe il salume posto su pane e poi sulla brace si diffonde e sazia – con sommo gaudio – generazioni di mezzadri che si sfamano delle parti a più bassa richiesta del maiale.
Lentamente la leggenda e il sapore del buristo si spargono nel mondo portando a compimento le calorie degli umili che solcano la zolla o portano tegole.
Poi giunge il profumo della fettina messa sul pane e sulla brace fino a Parigi e l’Unesco lo battezza a Patrimonio dell’Umanità, con tanti patrioti moderni che ingrossano l’orgoglio tricolore come se sapessero cosa sia la bontà delle cose semplici e cosa sia in sintesi la modestia.

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