A Franco Innocenti il Premio Clante d’Oro 2025

Nasce a Firenze nel 1931, si laurea alla locale Università in scenze politiche e approda in America, ma per uno scherzo del destino apprende che la Walt Disney cerca dei disegnatori e a 26 anni viene assunto per quella che era la sua grande passione.
Rientra in Italia e inizia a lavorare per la Olivetti, nella città natale di Firenze.

Dal 1977, dopo un periodo trascorso a Milano, vive e lavora in una torre medioevale a Barbischio, frazione di Gaiole in Chianti.

A partire dagli anni Sessanta, affascinato dai pittori surrealisti, ha costantemente svolto una continua e intensa attività artistica nell’ambito del realismo fantastico, partecipando a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero.

Le Nazioni Unite hanno utilizzato diverse sue opere per manifesti e pubblicazioni in varie lingue.

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Pitigliano, città del tufo e del bianco

Elegante e sobria allo stesso tempo, eretta e in profondità, scavando sulle rughe coriacee del tufo.
Splendido esempio di come alle costruzioni antiche si opponga una parte moderna – che poteva essere presa d’esempio – decisamente priva di gusto, se non nei primi edifici ottocenteschi eretti fuori le mura.
L’ufficio postale – in puro stile termosifone – messo a strapiombo sul cimitero è il tipico esempio di come fra pagare e morire è un tutt’uno.
Il lazio papale è a due passi e le zone paludose che erano dei dintorni vennero bonificate in epoca lorenese, rendendo l’aria molto più salubre.

Il territorio comunale è piccolo, la popolazione risiede per la maggior parte nel capoluogo e in tante case sparse che da poderi si sono trasformati in efficenti agriturismi.

Al suo interno c’è il famoso Ghetto, centro vitale di una comunità ebraica ben integrata e accogliente verso quelle persone che non avevano la stessa considerazione all’interno del vicino stato pontificio.
Romanticamente la sera il tufo si accende delle luci del tramonto, il camminamento posto davanti alla città distesa è un ottimo rifugio per leggere, fare due chiacchiere, ammirare come la storia e il tempo facevano fare le cose con estrema bellezza.
Intorno le vigne di trebbiano da cui esce il gran bianco da pasto di Pitigliano.

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Ruota di carro agricolo

E’ presente nella lista dei Beni demoetnoantropologici del Catalogo Generenale dei Beni Culturali.

La ruota, di legno, è costituita dal mozzo centrale e dai raggi, detti razze, che vi si incastrano e che all’estremità opposta si incastrano nel cerchio o corona. Tale corona generalmente è costituita da più settori, detti gavelli: questa è invece un pezzo unico di legno curvato. Un cerchione di ferro, calzato a caldo, serra le varie parti e dà solidità all’insieme.

La realizzazione di tale tipo di tuota consiste innanzitutto nel disegnarla a grandezza naturale nelle dimensioni desiderate. Si costruiscono quindi in legno i vari pezzi e si fanno gli incastri con uno scalpello adatto, detto badano. Il fabbro completa con cerchioni di ferro internamente ed esternamente il mozzo e calza a caldo il cerchione sulla corona con uno strumento apposito, detto cagna, fissandolo con bulloni di ferro a testa tronco conica.Il mozzo non è mai situato in asse verticale rispetto al cerchione, ma leggermente arretrato: si ottiene così una maggiore resistenza al carico ed il peso viene scaricato dal cerchione maggiormente sul bordo esterno della ruota a veicolo vuoto. Ruote di legno si usano ormai solo per carri e carretti a trazione animale, carrozze a cavalli e carriole a mano.

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Le parole come pietre di Volpaia

Tetti e strade umide, parcheggio vuoto, silenzio rispettoso e tombale.
Come cambiano le stagioni con i mesi che portano luce, calore e chiasso, con quando arriva la debolezza di luce e calore.
Pare di essere tornati paesi normali – se non fosse per quei pochi residenti rimasti – che sopravvivono e si rilassano dopo le invasioni più o meno barbariche dell’industria pesante turistica. Volpaia d’inverno è un incanto.

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La famigliola nell’ulivo

Bella espressione naturale a vedersi ai piedi o nelle ceppate degli ulivi, ma evitare di metterla in padella.
Dolori intestinali, vomito, diarrea, in alcuni casi è anche letale… guardare, fotografare, ma non trifolare.

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San Biagio in rovine della Berardenga

La piccola chiesa è un rifacimento Ottocento di un edificio di epoca precedente.

Particolarità una facciata a “tre formaggini”, ovvero tre guglie per dare uno slancio alla fede poco fuori la villa di Pagliaia.
La porta aperta, ricovero di uccelli notturni, magazzino di materiali vari nella stanza sul retro, un’edera magistrale aggredisce la stabilità religiosa dei muri.
In compenso il suo trovarsi alla villa male in arnese di Pagliaia, crea un contesto omogeneo.

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Il profumo del nespolo in fiore

Aggirarsi a piedi per la campagna e trovarsi avvolti da un gradevole profumo di miele e zagara nel pieno dell’inverno: è la fioritura del nespolo, una delle poche piante che con la sua essenza, rende meno duro il periodo più freddo e con meno luce dell’anno.

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San Gusmè, l’eleganza del Natale

Le decorazioni natalizie dentro San Gusmè sono quanto di meglio accompagna verso il clima di festa che porta al compimento del nuovo anno.
Una fantasia sempre in moto che abbellisce uno dei paesi più rinomati della Toscana per il suo vezzo di star chiuso entro le sue mura aperto al mondo.
Oggetti di uso comune che prendono nuova forma e nuova vita per accogliere i visitatori e colorare di gioia un periodo dell’anno che è anche malinconia pensando agli amori perduti rapiti alla vita.
Babbo Natale arriva in Vespa e il Luca con il cappellino natalizio è come il panpepato o i ricciarelli che si accompagnano al Vinsanto… sapori di vita.

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Le campanine di Santa Lucia

Dove nel XVI Secolo si svolgeva il mercato della ceramica da metà, Ottocento si svolge il mercatino di Santa Lucia, in quel Pian De’ Mantellini che rimane fra le zone più romantiche di Siena.
Non è una giornata per diabetici perchè qui si trova ogni tipologia possibile di dolciume, dal torrone, ai classici brigidini fino al castagnaccio, ma la particolarità più sentita è ò’acquisto della campanina per i piccini, il cuo suono scaccia le cattive presenze, i brutti sogni, le paure e riallieta l’animo.
I colori con le quali le campanine sono dipinte variano a seconda degli affari di cuore: ognuna di esse ha i colori caldi e amorosi delle Contrade.
In verso le 18,30, la chiusura della giornata in pompa magna con la celebrazione litugica in Cattedrale officiata dal Cardinale, mentre durante il giorno sono state elargite benedizioni agli occhi e tanti panini benedetti.

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Forme nel verde agli Horti Leonini

L’edizione 2025 ha trovato la preziosa collaborazione di una delle fonderie artistiche più importanti d’Italia, la Fonderia Leonardo Del Giudice di Strada non in Chianti, luogo di riferimento per tanti artisti, nazionali e internazionali, che in questa storica fucina d’arte hanno prodotto le loro sculture trovando in essa la grande tradizione artistica italiana della fusione in bronzo. 
Le opere degli artisti: Fuad Aziz, Roberto Barni, Adriano Bimbi, Giuseppe Calonaci, Paola Crema, Antonio Crivelli, Giacomo Del Giudice, Sarah Del Giudice, Giulio Galgani, Alberto Inglesi, Suor Elena Manganelli OSA, Vittoria Marziari, Kurt Laurenz Metzler, Claudio Nicoli, Mario Pavesi, Carlo Pizzichini, Boris Stampfli, Willy Wimpfheimer, esposte negli Horti Leonini dialogano con riproduzioni di capolavori di arte antica bronzea quali la Chimera d’Arezzo, il David del Verrocchio e il David di Donatello, il Mercurio del Giambologna esposti invece a Palazzo Chigi Zondadari nella sezione della mostra intitolata Scultura a Palazzo. Come nasce un bronzo, tutte copie realizzate dalla Fonderia del Giudice. Fonte: Arte.it

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