Eliporto di Vertine, base per la crisi afghana

Il personale servile di terra, ci tiene a precisare che stavolta i voli non saranno per portare annoiati paonazzi di sole verso le tavole delle riviere e delle insalatine di mare, ma l’uso dell’ Eliporto di Vertine (appena riaperto, intitolato a Laurel e Hardy) avrò lo scopo nobile di servire da base logistica per i voli anda e rianda per l’Afghanistan, in virtù dell’attuale crisi.
Dopo la famosa rotta dal tetto dell’Ambasciata Americana di Saigon del 1975, a cui si deve aggiungere la recente rotta di Kabul, (fra le rotture dell’aria) si aggiunge anche la rotta di Vertine, fra le più tristi pagine della storia aviatoria, dalla scomparsa del Barone Rosso.

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5 risposte a Eliporto di Vertine, base per la crisi afghana

  1. cinzia ha detto:

    Mettiti l’animo in pace, che questo sarà il futuro del Chianti e delle città d’arte, l’ultima ondata del turismo danaroso e burino che non si potrà parare perchè porta vagonate di soldi e si sa che da queste parti non hanno mai fatto schifo a nessuno.

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  2. francesca ha detto:

    Non c’è via di salvezza a questo tipo di sviluppo perchè siamo un paese turistico e poco altro, buono per venirci in ferie e fare i propri comodi.

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  3. Lallo ha detto:

    Cominciamo a abituarci a questo modo d’andare perchè i quattrini mandano l’acqua in salita e non hanno mai fatto schifo a nessuno.

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  4. stefano ha detto:

    Imparate a farci il callo perchè il Chianti ormai è perduto a essere una disneyland per ricconi, almeno per quei pochi che ancora continueranno a venirci!!!

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  5. Andrea Pagliantini ha detto:

    A parlare con i servili al pezzo, si scopre che così facendo “Il luogo ne trae grande valorizzazione e giovamento”. Di certo c’è che chi ne trae giovamento al massimo può essere il pilota dell’elicottero e la servitù di terra, pronta a immedesimarsi nei potenti mezzi del padrone come se fossero i propri.
    Sul valoreizzare, basta dire che sarebbe opportuno solamente conservare nel migliore dei modi quanto si è avuto la fortuna di trovare, senza manomettere, svilire, ridurre ad altro edifici di chiara matrice rurale, carichi storie e fatiche.
    Come alcuni interventi a voce e qua sopra fanno notare, con questo andamento c’è il rischio di far girare al largo persone sensibili e curiose per andare alla ricerca della ricchezza spropositata che è anche di norma parecchio marrana nei modi e negli approcci.
    Le due cose sono divergenti e si respingono: ma è chiaro che il turismo spropositato crea tutto intorno cucciolini fedeli in attesa del lancio da oltre la siepe, di qualche osscino da succhiare.

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