Abbazia di San Galgano, un Mulino Bianco di bontà

I pulman scaraventano presenze e incassi, la piena vociante che straborda nel viale d’ingresso, un drone pilotato da due ragazzi appoggiati sul muretto, redarguiti dal vice sindaco (casualmente presente in loco, dopo appropriata segnalazione) il suono dell’organo che si espande al cielo dal soffitto e dalle vetrate che non ci sono.

La cerimonia della Prima Comunione dei bambini non ferma gli ingressi, la melodia malinconica e tenera del coro in “Dolce sentire”.
La piena non si ferma, grupponi turistici con guide che urlano per farsi sentire e ostruiscono ogni passaggio per entrare e per uscire.
La piena giunge alla “Spada nella roccia”, gli affreschi del Lorenzetti, all’eremo di Montesiepi, la conversione di Galgano Guidotti, il misticismo che ci sarebbe intorno.

L’esser riusciti a far diventare epicentro commerciale un’abbazia, mentre il Mulino Bianco della pubblicità, poco distante, diventa al contempo luogo laico e religioso di arte e di contemplazione consumistica.

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