Il Corriere di Siena incorona Michele Pescini primo cittadino di Castellina in Chianti

corriere di siena 1 novembre, michele pescini sindaco di castellina

Quando si tratta di giornalismo d’inchiesta, il Corriere di Siena ha l’autorevolezza del Washington Post sul caso Watergate, ma quando si tratta di “Tope d’appartamento” o di meticolose indagini sulle piazzole dove “Trombare in campagna“, il quotidiano senese, lo supera con ampio rigore.

Nella politica locale invece barcolla, perchè lanciando la notizia su un eroe della Prima Guerra Mondiale celebrato a Castellina, incorona Michele Pescini (sindaco di Gaiole) primo cittadino del paese.
Marcello Bonechi, condottiero dell’amministrazione comunale castellinese, è furente come Bud Spencer in “Lo chiamavano Trinità” per essere accostato in qualche modo al collega che rivendica con orgoglio la sua chiantigianità.
Per Marcello Bonechi, il Chianti non esiste, c’è solo un unico Consorzio gallato che cerca di espandersi con le viti, pian, piano, fin verso il mare.

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5 risposte a Il Corriere di Siena incorona Michele Pescini primo cittadino di Castellina in Chianti

  1. francesco ha detto:

    Se il Bonechi se ne accorge, ai giornalisti gli rompe i timpani a forza di berci… un sia mai Castellina un paese del Chianti con qualcosa in comune con Gaiole…

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  2. Paolo ha detto:

    Dire che per Marcello Bonechi il Chianti non esiste è veramente una bestemmia! Se c’è un sindaco che si sta impegnando per un riconoscimento del Chianti a livello mondiale quello è proprio lui, o davvero si pensa che un australiano capisca cosa sia il “Chianti storico”?

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  3. Andrea Pagliantini ha detto:

    Spero sia stato compreso il contesto ironico in cui quella frase era inserita, ma questo poi comporta una riflessione sul tema e una conseguente risposta.
    Il Consorzio del Chianti Classiico (ente di diritto privato) detta le linee e i sindaci del territorio (ente di diritto pubblico) si uniformano.
    Il Chianti è la terza parola italiana più conosciuta al mondo dopo “pizza” e “ciaio”, quindi è molto appetibile da chiunque, E’ molto appetibile per il fatto che si fa un gran casino fra ciò che è il Chianti e il vino che ricade sotto il disciplinare di produzione Classico.
    Qui si tratta di dare la patente di Chianti a chi è nella Val di Pesa e nella Val d’Elsa, però fa schifo ai vari sindaci includerci Poggibonsi, che rientra in parte del territorio del disciplinare del vino.
    E non fa piacere alle aziende ricadono nel territorio del Classico della Berardenga, partecipare ad eventi e iniziative comuni con chi è appena più in là nel capoluogo, ma opera nello stesso comune in una denominazione differente. Il bubbone piano, piano scoppia anche su questo.
    Il sindaco di Radda, Mugnaini, si arrabbia come un toro inondando i giornali di comunicati stampa per affermare che l’unione dei comuni di Barberino e Tavernelle non può essere corredata dal suffisso “in Chianti”, ma lo ha firmato non da ora il protocollo che porta a quello.
    In sintesi, i sindaci, che titolo hanno per portare la propria comunità in una decisione epocale di tale portata? Ne sano qualcosa i cittadini di Radda e di Castellina su quello che da due anni e mezzo circola fra gli addetti ai lavori e gli amministratori? Poco o nullla.
    Può un consorzio dettare le regole a chi rappresenta un comune e la sua popolazione?
    Capisco le intenzioni e le mire di chi non si può fregiare delle vestigia del Chianti, ma di chi storicamente e politicamente vi è sempre stato dentro, non capisco l’intenzione, se non l’appiattimento al volere del Consorzio.
    E di questo passo, di questo nome, se un domani si volessero fregiare altre località che producono il celebre vino? Pontassieve, Terricciola, Montespertoli, Rapolano, Montalcino, che si fà? Spiegarlo a un australiano diventa più facile, (sbullanare tutto per fine commerciale) o ci possono vergare con una semplice frase che poi sintetizza e raccoglie tutto? “Italians”!

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  4. chiantigiano doc ha detto:

    Signor Paolo, ha pienamente ragione, Marcello Bonechi è impegnatissimo a far conoscere ai futuri ospiti australiani il Chianti al Bargino, a Vico D’Elsa, a Valicondoli oppure a Spedaletto! Talmente impegnato, da oltre due anni e mezzo, da quella famosa firma dove i migliori frutti maturati sono un foglio firmato da 7 sindaci, al grido “IL VERO CHIANTI SIAMO NOI” ed un giornale di provincia sponsorizzato da un noto consorzio di vino che pubblica tutte le sortite dei futuri difensori e colonizzatori del Chianti.

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  5. castellinese ha detto:

    A me non piace che per motivi commerciali si vada a creare una macro area di sette/otto/nove comuni dove non si sa bene dove verranno prese le decisioni e non mi va neanche che i vari sindaci in campagna elettorale abbiano mai detto che fra i loro propositi c’era di far allargare il Chianti ai confini del territorio di produzione del vino, quindi a quelli del Consorzio.

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