La pesca bianca

La partenza è un nocciolo di pesca posto dentro un vaso senza neanche tante speranze che invece partiriscono qualche piccolo germoglio, qualche foglia nell’andare, un busto più spesso e più forte, finchè, dopo un paio di anni la pianta nel vaso diventa talmente forte e vigorosa che necessita di avere più spazio per le radici.
Una buca in terra levandone i sassi, con dentro una palata di terriccio (ricavato da un misto di vinaccia, tralci d’ulivo bruciati e sfalci d’erba) e immediatamente intorno una rete di protezione per evitare che daini e cinghiali ne facciano scempio.
L’anno dopo le prime poche pesche, il quarto e quinto anno due panieri pieni zeppi, come quest’anno, che anche con la siccità questa pianta venuta dal nocciolo ha ben resistito.
L’accortezza di potare e di spennellare con il rame il tronco e i rami più grossi in corrispondenza di gennaio per combattere la gommosi e poi si aspetta la raccolta.
Un frutto a polpa bianca, reso rosso corallo nella buccia dagli sbalzi termici che corrono fra il giorno e la notte, di un sapore arguto, fresco, dolce, estremamente piacevole.

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