La cena di San Bartolomeo a Vertine

Passano gli anni e nei piccoli paesi si avvertono maggiormente quando si accavallano sulle forze e sui gropponi di persone sempre abituate al movimento con le marce lunghe sempre tirate fin da piccini.
D’inverno fischia il vento e il camino diventa un rifugio sicuro dove riporre i brividi dei ricordi, del freddo esterno, di qualche perturbazione interiore. Di quel ricordo sempre vivo di come si era, di come erano tante persone di cui si conserva gelosamente un ricordo caldo, affratellato dalpoco pratico, ma un tanto che accompagnava il cammino.
Si arriva alla fine di agosto e rimbomba nel calendario il patrono di questi sassi che dai campi sono stati faticosamente raccolti insieme per formare il cuore grande di Vertine.

Don Giuseppe Cellai con una messa scoppiettante da il via al riessere uno dentro la chiesa del popolo, e poi ci pensano la Daniela, la Mirella, l’Alessandra, Ivo, Roasio e Pasqualino a tagliare, affettare, cuocere, strizzare il pane della panzanella, con Gianluca che ricerca le canzoni di Julio Iglesias.

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