Un Palio che profuma di vino dipinto da Elisabetta Rogai intervistata da Stefania Pianigiani

Elisabetta Rogai è un perfetto connubio tra l’artista visionaria e quella realista, con i suoi pennelli riesce a portare sulla tela il sogno e la realtà. Conosciuta al pubblico per aver dato una nuova vita al vino, non solo nettare degli dei ma utilizzato a mo’ di colore per dipingere, grazie a una tecnica di fissaggio antica, che mescola la sostanza alcolica ad acqua e farina. Una tempera alimentare naturale, che dopo vari studi è stata messa a punto per quella che è stata ribattezzata EnoArte.

Nelle sue opere emergono diverse varianti e le sfumature del vino diventano vibranti tanto da riempire lo sguardo di chi le guarda di sensazioni quasi tattili, l’istinto di toccarle e vedere se profumano di vino sono naturali. E grazie a questa tecnica particolare, la pittrice è stata scelta dal comune di Siena per dipingere il drappellone del Palio del 16 agosto 2015, con sua Madonna dell’Assunta tradizionale ma rivisitata.

Come ci si sente ad aver avvicinato il mondo del Palio a quello del vino, nel dipingere il prossimo drappellone?
È un grande onore, perché il Palio di Siena è qualcosa che va ben oltre l’evento del 16 agosto in sé. Significa entrare a far parte dell’essenza stessa di una città, della sua storia, della sua più forte identità. Siena è una delle capitali mondiali del vino, per me riuscire a far combaciare questi due mondi all’insegna della mia arte è un autentico privilegio. Sono grata a chi mi ha dato questa possibilità, e sono certa che ad agosto i senesi resteranno soddisfatti.

Come nasce l’idea di dipingere con il vino?
L’intuizione è nata nel 2010, quando vidi una goccia di vino macchiare una tovaglia durante una cena. Mi domandai se e come fosse possibile dare un’armonia, una direzione, al movimento libero di una goccia di vino. Da quel giorno mi misi all’opera, e dopo una serie di sperimentazioni trovai una mia particolare strada: non nascondo il mio stupore, quando vidi per la prima volta il vino cambiare colore sulla tela con l’ossidazione naturale delle sostanze. Ma trasformai presto questo limite in un’opportunità, perché capii che proprio il cambiamento del colore poteva essere un valore aggiunto. In fondo il vino esiste da sempre, sarebbe difficile sostenere di essere stata la prima ad avere avuto l’idea di dipingere con esso. Ma credo di aver individuato uno stile e una tecnica propria, diversa da quanto realizzato finora, e l’ho battezzata EnoArte.

La ricerca dell’armonia nei suoi quadri tra i soggetti dipinti e il vino, si riflette anche sulla sua persona?
Mi si potrebbe quasi definire un’astemia redenta, nel senso che prima del 2010 non ero certo un’appassionata di vino. Da quando ho iniziato a dipingere col vino, invece, pian piano mi sono addentrata nel mondo che c’è dentro ogni bottiglia e ho cominciato ad apprezzare il grande valore che il vino porta con sé e a comprenderne le diverse sfumature. Dipingere con il vino non è così semplice come si può pensare: la ricerca dei chiaroscuri, la profondità, i giochi delle ombre, sono tutti elementi che è più facile rendere con strumenti convenzionali che con il vino. Però il risultato finale vale ogni giornata passata in studio a dipingere.

Da dove trae l’ispirazione per le sue tele?
Nelle mie opere “wine-made”, che i critici definiscono un figurativo informale, do spazio al mondo delle donne – che ho sempre sentito molto vicino alla mia essenza – ma senza tralasciare una componente che rimanda al mondo del vino. In effetti, credo molto nel potere socializzante ed evocativo della convivialità di cui il vino è mezzo. All’EnoArte ho affiancato altri tipi di produzione artistica, legata a diversi argomenti (dai paesaggi ai ritratti, dai dipinti su tela jeans a quelli che hanno come protagonisti i cavalli, animali che adoro perché simbolo di libertà). Sono una buona osservatrice, e spesso trovo ispirazione dal bello che è dovunque intorno a noi. Basta saperlo scovare.

Stefania Pianigiani da Toscana e Chianti News

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