La generazione del filo spinato, del diciottesimo leccio e della feritoia 14

Non c’è paese che non abbia una targa o un monumento recante i nomi dei residenti caduti nella grande guerra: la generazione del filo spinato.
Vertine, nel suo piccolo ha 17 persone che non sono tornate a seminare grano, cogliere ulive e vendemmiare e alla loro memoria è dedicato il parco di lecci.
Per una scelta di armonia estetica le piante sono 18, le vittime 17 e la pianta senza targa metallica con il nome del defunto è un palo lungo e secco che non è cresciuto con la vigoria delle altre.
Chi non ha avuto un contatto diretto con i reduci di quel massacro, ascolta parole e canzoni del Piave mormorò sapendo poco di merda rimangiata per fame o di ufficiali che dal piano superiore gettavano alla truppa una midolla di pane intinta nell’olio dell’uovo per vederli accaparsi fra loro.
Un libro, un film, una feritoia, la 14, per sapere e capire. Il libro è “Un anno sull’altopiano” di Emilio Lussu, il film è “Uomini contro” di Francesco Rosi, la feritoia 14 è uno spioncino di osservazione tenuto sotto tiro costante da un cecchino austriaco dove i militari italiani si divertivano a far centrare legnetti, pezzi di latta e dove il nemico principale: il loro generale (che li spediva al macello senza criterio o li faceva bombardare dalla propria artiglieria), pur affacciandosi più volte, non venne colpito dal cecchino che, forse, si era appisolato. Maledetto cecchino distratto.

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2 risposte a La generazione del filo spinato, del diciottesimo leccio e della feritoia 14

  1. Nadine ha detto:

    Uno dei post più belli che riguardano la prima guerra mondiale!!!

    Mi piace

  2. Pingback: Mario Perrotta in “Milite Ignoto – Quindicidiciotto” sulla scalinata della chiesa dei Servi a Siena | Andrea Pagliantini

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