La limonaia di Fonterutoli

Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

Eugenio Montale

Un tempo c’era un uomo soprannominato Botte,  secco e gioviale riparatore di doghe, sportelli, e spanciature di botti e di tini che viveva fra questi sassi antichi.

E dopo il nevischio secco ed emotivo nello scoppiettare del fuoco di parole del poeta, passa in secondo piano la colata di cantina cattedrale del vino, che si intravede da Fonterutoli grazie alla malinconia spoglia di querce senza foglie a coprire l’immane gialla astronave.
E nel passeggiare, nel cogliere istanti squadrati di alberese e pietra serena, amabili sentori di agrumi si affacciano dall’inferriata di un finestrone aperto di fronte alla chiesa.

Limoni gonfi di buccia e di foglie verdissime che non capiscono perchè, con questo caldo strano, siano finiti dietro le sbarre a fronte di tanti istanti di sole da accogliere.
Mancavano le monumentali mutande portagioielli del nonno appese ad asciugare.

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0 risposte a La limonaia di Fonterutoli

  1. serena ha detto:

    Bello, bellissimo, ma mai qualche immagine di Chianti fiorentino?

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  2. Andrea Pagliantini ha detto:

    Della Val d’Elsa e della Val di Pesa giusto per capirsi?

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  3. filippo cintolesi ha detto:

    Andrea, si vede proprio che siamo in pieno momento di generale e diffuso bisogno di ascoltare le ragioni della fiorentinita’ del territorio! 😀

    Se mi si permette ne approfitterei per dire la mia su questa storia deI Chianti (al plurale).
    Inizio subito sostenendo che di tutte le dicotomie quella del Chianti senese vs fiorentino e’ quella che ha meno senso e ragione d’essere. Perche’ da un lato il Chianti storicamente e’ stato tutto “cosa fiorentina” (come giustamente, anche se a mio vedere poco a proposito, sostenuto danche al Braganti nel suo recente commento); ma riguardante un territorio sostanzialmente (diciamo idrograficamente) senese. Basta salire sul crinale dei monti del Chianti dalle parti di Badia a Coltibuono e dare un’occhiata dal lato del Chianti: si ha quasi ai propri piedi, proprio di fronte, tutto il senese, citta’ inclusa con il suo profilo biturrito, fino a oltre le Crete, arrivando fino al vecchio confine con lo stato pontificio, la’ in fondo ben visibile nella torre di Radicofani, e al confine geografico con le maremme rappresentato dagli alti crinali visibilissimi del poggio di Montieri e delle Cornate. Si provi a guardare verso Firenze, se si riesce. Anche ascendendo al Monte San Michele e guardando oltre, Firenze non e’ nemmeno intuibile.
    Quindi lo stesso Chianti (l’unico) e’ a un tempo fiorentino (da un punto di vista storico-politico) e senese (da un punto di vista geografico e amministrativo): cioe’ fu fiorentino e ora e’ senese. Punto.
    Quello che da parte fiorentina si e’ cercato di accreditare in tempi recenti come “chianti fiorentino”, ossia quel territorio in cui dopo la perdita del controllo amministrativo del territorio del Chianti, passato alla provincia di Siena da piu’ di due secoli, da parte fiorentina si e’ cercato di immaginare trasfuso il Geist chiantigiano, semplicemente non e’. Non e’ Chianti. Non lo e’ mai stato e mai potra’ esserlo. Period.
    Quindi, quaeso, la si smetta con questo malcostume frutto di pigrizia intellettuale nella piu’ benevola delle ipotesi (quando cioe’ non e’ dovuto a malafede), di parlare del “Chianti fiorentino” per riferirsi alla val di Greve, alla media e bassa val di Pesa, alla val d’Elsa.

    Invece, come giustissimamente ricordato dal precedente vescovo di Fiesole in occasione di una celebrazione (non ricordo piu’ se alla pieve di Spaltenna o a San Polo in Rosso), questa falsa divisione antistorica fra Chianti fiorentino e senese va sostituita con la vera divisione, di radice probabilmente ultramillenaria, fra Chianti aretino e Chianti fiesolano. Alludeva il prelato alle diocesi. Ma si sa che ogni cosa che tocca i confini delle diocesi, almeno dalle nostre parti, ha alte probabilita’ di affondare le radici in divisioni amministrative longobarde, a loro volta eredi di ripartizioni in municipia romani, a loro turno qua da noi ricalcanti spesso le divisioni in lucumonie delle citta’ stato etrusche. E infatti, guarda un po’: Fiesole e Arezzo erano importantissimi centri della dodecapoli etrusca del centronord. Non cosi’ Siena che si e’ inserita molto piu’ tardi ritagliandosi e cucendosi un ruolo incastonato fra le vecchie zone di influenza etrusche di Volterra e di Chiusi.
    Inoltre la cerniera fra Fiesole e Arezzo dove passa nella zona del Chianti ? Riguarda un po’: praticamente lungo la linea di quel corso d’acqua fatale che parrebbe aver dato il suo nome a tutto il territorio, il vecchio Klante, l’attuale Massellone.

    Ridiamo quindi senso alle cose facendo respirare la loro storia, rispettandone i nomi. Rifiutiamo la paccottiglia inventata di sana pianta.

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