La porta del nocino

Trentatre noci esattamente come gli anni del capellone, colte da una pianta senza età posta poco prima della porta vera di Vertine, tagliate in quattro parti con le forbici per potare gli ulivi e coperte da una mezza chilata di zucchero e lasciate al sole a macerare.
Il profumo che hanno le noci in questo momento non ha eguali se non nella persona amata.
Qualche giorno di tintarella al sole per il composto e poi un litro di alcol buongusto per estrarre umori e passioni.
Qui ci sono diverse scuole di pensiero: chi preferisce lasciare il composto al sole per una ventina di giorni, chi sempre per lo stesso tempo al fresco di una cantina.
Poi c’è chi aromatizza con cannella o chiodi di garofano….. un po’ come passarlo nelle barique di legno francese dove un tempo andava tanto di moda speziarci il vino.
Questo composto invece sarà solo noci dal noce di Beppe, sotto al quale, tanti anni fa, trovava ombra e mangiava poco convintamente pane e corteccio.

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0 risposte a La porta del nocino

  1. Daniela ha detto:

    Invitante…. è troppo tardi per fare il nocino oggi o domani?

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  2. ambra ha detto:

    che belle noci !!!! io non sono riuscita a trovarle nella campagna romana e quelle che ho colto erano da buttare……la ricetta che ho io è alla maniera antica….due mesi per avere il liquore e poi in cantina sino a Natale…….quest’ anno nisba 😦

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  3. Andrea Pagliantini ha detto:

    Le noci nelle foto e zucchero sono di sabato sera, non so ora lo stato delle noci, ma potrebbero essere fuori tempo massimo…. però basta guardare come sono dentro.

    @ ambra

    alla maniera antica come sarebbe?

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  4. silvana ha detto:

    Due noci stupendi orlano (ornano) il resede anteriore di Fonterenza. Piantati settant’anni e più fa da Evia, che di anni ora ne ha oltre novanta e che allora viveva lì.
    Erano già belli e cresciuti quando acquistammo il podere, quarant’anni orsono.
    Le noci hanno tre lobi, sono piccine e molto gustose. Quando cadono, il cane Blackie se le sgranocchia: ha imparato dai suoi genitori a separare mallo e guscio dal frutto …
    Il nocino venne fatto anni fa da una delle mie figlie, poi basta. Ma l’idea che questo frutto, con i fichi (seccati) e le mandorle (e forse nocciole?) ha sfamato la gente di campagna (e non solo) e contribuito a inventare infinite ricette di delizie, per generazioni, me lo fa prediligere. Ma – come ammoniva Vittorio, detto il Pulcino – mai addormentarsi all’ombra di un noce, che non fa bene alla salute degli umani …

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  5. Andrea Pagliantini ha detto:

    Se faccia bene o meno addormentarsi sotto un noce non ne ho idea, di fatto, sotto i rami capienti della pianta che ha dato queste noci, quando il sole picchia per davvero, ci si sta proprio bene e anni indietro ci ho messo 4 sedili di legno per chi passa 🙂

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  6. filippo cintolesi ha detto:

    Il mito vorrebbe che le noci fossero quelle raccolte all’alba di San Giovanni (24 giugno) ancora bagnate di rugiada.
    Ragioni tecniche richiedono piu’ prosaicamente che le noci abbiano il gheriglio non piu’ liquido ne’ ancora solido bensi’ gelatinoso trasparente. Quello e’ l’attimo (perche’ tanto dura questa fase) in cui la noce e’ da nocino. E non deve ancora aver cominciato a formarsi nemmeno un velo di quello che sara’ il guscio.
    Se si evita il metallo nel taglio delle noci e’ senz’altro meglio, ma molto difficile da farsi.
    Sapevo anch’io che quella del noce e’ una malombra.

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  7. silvana ha detto:

    ‘malombra’! wow (ciuskis). Siamo di nuovo in Toscana, come quando sembra di esserci; meno male.

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  8. filippo cintolesi ha detto:

    Eppure, Silvana, chi mi ammoniva sulla malombra del noce era un amico di Asola (MN). Latore di un ottimo nocino, nonche’ di un’altrettanto buona mostarda, da lui prodotti.

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