Val delle Corti di Radda in Chianti

Conoscete la sindrome della prima linea? Ti viene quando sei al fronte, in prima fila, senti, vedi gli spari, ti volti indietro e sei solo. A quel punto ti chiedi: “che faccio?”. Roberto Bianchi, vignaiolo di Radda in Chianti nella sua azienda Val delle Corti, è stato colpito dalla sindrome nel 1999: si è girato, ha visto dietro di sé quello che gli aveva lasciato il padre e ha deciso di occuparsene. Ha continuato a fare vino perché il padre, nel Chianti Classico, c’era venuto davvero per fare il vino. Lasciò Milano a metà anni ’70, una città politicamente impegnativa e dove lui stesso era un attivista convinto. Ma la politica non gli da tregua e così finisce per fare il sindaco di Radda per tre legislature. Quindici anni in cui trascura un po’ la terra e un po’ il figlio. Che se ne va in Germania a 15 anni per imparare il tedesco, fare l’operaio e per inseguire le donne.

Roberto ha sposato una tedesca, si è laureato in letteratura tedesca e ha due figli biondi. Il suo mondo oggi – con cui ha fatto pace – sono una casa in pietra e cotto, sei ettari vitati e 30 mila bottiglie l’anno. Sangiovese über alles, poco canaiolo e c’è pure un po’ di merlot, un peccato di gioventù che – giura Roberto – si è preso la sua rivincita con un vigneto bellissimo. Io aggiungo una micro-biodiversità che lascia di stucco. E non solo nei vigneti dove cresce una rucola dai fiori saporitissimi, ma anche nel giardino davanti casa che è un tappeto di margherite dove i ragazzi rotolano giù come salame (quelle da sugo). Sono in piena modalità on sul bucolico, lo so, ma cos’altro puoi scrivere quando sei circondata dall’essenziale? Rimedio subito con qualche dato tecnico. Si diceva dei sei ettari, quattro di proprietà e due in affitto, esposizioni est/nord-est, altimetria tra i 430 e i 490 metri di altezza, terra sassosa e placche di galestro. La riscoperta del cappuccio toscano come metodo di potatura, soprattutto sul cru che ha 40 anni e finisce nella riserva, il resto cordone speronato in conversione a guyot secco. Tre etichette ufficiali, due ufficiose (il rosé e lo “straniero”, il vino con il 35 per cento di merlot).

Se dici Radda pensi a Montevertine, Caparsa. Ma dici anche Monteraponi, storia più recente, ma già di belle soddisfazioni. Ci sono però altri raddesi, vignaioli da decenni o da poche vendemmie, che tirano fuori bottiglie da competizione.
Roberto le ha messe in tavola e ce le siamo bevute a pranzo tra fave, pecorino e salame, in compagnia di Riccardo Lanza dell’azienda Pruneto, che fa un Chianti Classico 2009 che è una meraviglia: ben bilanciato e armonico, frutta e fiori in bocca e al naso, pepe e finale terroso di humus e sottobosco, austero ma di grande lunghezza. Il Barlettaio 2009 e 2010 sono un’altra interpretazione ancora del vino di Radda: più potenti e strutturati, meno sottili, con bocca piuttosto materica, finale meno compiuto a causa di una certa amarezza. I bookmakers locali scommettono su due giovani, il ventiseienne Diego Finocchi dell’Erta di Radda e Angela Fronti di Istine. Il 2010 di Diego colpisce subito per una certa rusticità che, se da un lato ti sprona alla beva facile e disimpegnata, dall’altro ti lascia con un’idea di precocità. Discorso opposto per il 2010 di Istine, che sembra avere una maturità (intesa come consapevolezza) fin troppo prematura: sottile il naso, delicato, presenza bilanciata tra fiori e frutti. Ben fatto, forse “troppo”.
Le premesse ci sono tutte. Devono tornare utili per trovare una propria strada .

Francesca Ciancio

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0 Responses to Val delle Corti di Radda in Chianti

  1. Avatar di Laura Laura ha detto:

    E’ più buono il vino o è più bella chi scrive?

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  2. Avatar di silvana silvana ha detto:

    Sicuramente è brava! Molto brava.

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  3. Avatar di Andrea Pagliantini Andrea Pagliantini ha detto:

    Il vino è una grande espressione del territorio del Terziere di Radda, capitale storica del Chianti unico e senza aggettivi aggiunti, mentre è la bravura che risalta la bellezza del vino di cui scrive (la Francesca) e il piccolo mondo di Radda da cui proviene.
    Radda è un esempio di come l’appartenenza a un luogo riesca a far produrre grandi vini senza che i produttori si sputino addosso.
    I produttori, (molti dei quali sono locali) diventano raddessi nell’animo e nello spirito e portano avanti insieme la bontà di un piccolo territorio prezioso.
    Alle corazzate Montevertine, Monteraponi, Caparsa, Val delle Corti, Pruneto, Poggerino presto per qualità e amore del proprio territorio si aggiungeranno L’Erta di Radda, Istine di Angela Fronti che ha sensibilità e sempliicità per entrare a dialogare capendosi con le sue viti, Il Barlettaio di Francesco Bertozzi.
    A me Radda piace tantissimo, capitale storica e morale del Chianti unico…… e mi piace molto come scrive Francesca Ciancio che si differenzia di gran lunga dall’antanismo vinario.

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