Lo stufato alla sangiovannese

Uno dei prodotti tipici della cucina del Valdarno è lo stufato alla Sangiovannese, cucinato nel periodo di Carnevale, piatto povero di antica tradizione che sembra risalire alla fine del 1400 quando si faceva un abbondante uso di spezie che si ritrovano appunto in questa pietanza.
Non è un semplice spezzatino ma un piatto molto più elaborato a base di muscolo di zampa di manzo che dopo una lunga e lenta cottura in un tegame rigorosamente di coccio e girato con il mestolo di legno, viene sapientemente aromatizzato da una precisa dose di spezie la cui ricetta originale viene gelosamente custodita dalle massaie e dagli stufatari del posto, a tal proposito vi allego qui un simpatico estratto in rima baciata: http://www.prolocosangiovannivaldarno.it/stufato_in_rima.pdf
Per quelli che si vogliono cimentare in questa elaborazione senza conoscerne i segreti possono acquistare l’esatta quantità di spezie alla famosa drogheria “Pratesi” in Corso Italia sempre qui a San Giovanni Valdarno.
Da tre anni si svolge anche il palio sulla preparazione dello Stufato alla Sangiovannese nei saloni della Basilica di Santa Maria delle Grazie dove un’attenta giuria elegge lo stufataro migliore che quest’anno è stato il Ristorante “Da Giovannino“: per tutte le informazioni e curiosità comunque vi rimando al sito ufficiale: http://www.stufatoallasangiovannese.it/.
La manifestazione si è svolta domenica 15 Gennaio 2012 durante la quale, nei vari stand del centro storico, è stato possibile assaggiare tante prelibatezze locali come la ribollita, i cenci di carnevale ed il tarese del Valdarno.

Sandro Fabrizi

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0 risposte a Lo stufato alla sangiovannese

  1. Proprio oggi, domenica 17 febbraio c’è la quarta sfida del Palio alla Sangiovannese. Appena ho notizie vi segnalo il vincitore…

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  2. Il vincitore della quarta edizione è Marco Rossi

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  3. Andrea Pagliantini ha detto:

    Marco Rossi è un ristoratore o un passionista?
    Comunque anche Gianluca (foto centrale) con la pentola dello stufato davanti si è ben piazzato 🙂

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  4. Pingback: 4°Palio dello stufato alla Sangiovannese: il vincitore è Marco Rossi | Quinto Quarto

  5. Rossano ha detto:

    Purtroppo quest’anno sono stato assente (con notevole rammarico)… è una manifestazione che mi garba tantissimo (chissà perchè?) e conto il prossimo anno di tornarci… nel frattempo segnalo che un “certo” Emiliano Rossi lo sa fare veramente bene… eccome! (chi vuole notizie su Emiliano Rossi può cercarle tranquillamente su internet… vero Dario?)

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  6. Andrea Pagliantini ha detto:

    Rossano, non sarà perchè le spezie dello stufato ricordano come sapore il panpepato?
    O perchè ti garbano le cose bone?
    Ieri sera mangiato lo stufato al Palazzaccio di San Giovanni…….. ne parlerò a breve.

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  7. Rossano ha detto:

    Diciamo Andrea che le domande che hai posto posso essere tranquillamente trasformate tutte e due in affermazioni!

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  8. Pingback: Ristorante Il Palazzaccio a San Giovanni Valdarno | Andrea Pagliantini

  9. NAC ha detto:

    LA RICETTA DELLO STUFATO ALLA SANGIOVANNESE INGREDIENTI: Carne di vitello: muscolo di zampa , battuto o trito di cipolla, sedano, carote e prezzemolo; a parte, battuto fine fine di aglio e bucce di limone; sale, pepe, spezie e un po’ di noce moscata; ossi della bestia, olio d’oliva, vino rosso, un po’ di conserva. PREPARAZIONE Il segreto è difficile a spiegarsi perché dipende da una serie di cose importanti come: la quantità e tipo di carne, tipo di tegame (si consiglia di coccio o alluminio), mestolo (solo di legno) col quale deve essere ben girato il tutto, infine la mano che lo lavora. Comunque: mettere la carne nel tegame con l’olio e i due battuti. Mettetevi sale, pepe, comuni spezie e noce moscata. Girare il tutto col mestolo e mettere al fuoco. A parte si è messo a bollire lentamente gli ossi con solo acqua. Rosolare bene finché l’olio in fondo al tegame non appaia trasparente. A questo punto aggiungere vino rosso in quantità che ricopra la carne e farlo evaporare a fuoco vivace. Quando si è ritirato, assumendo un colore marrone, aggiungere un po’ di conserva in quantità tale da non dare alla carne un aspetto troppo rosso. Si aggiunge il brodo degli ossi via via che la carne lo richiede. Un quarto d’ora prima della cottura si aggiunge un pizzico di noce moscata. Il tutto deve bollire lentamente per circa quattro ore.

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