Ricciarelli

Dalla prospettiva di chi mangia è un piacere infinito, chi li prepara, deve avere la pazienza biblica di mettere le mandorle nell’acqua bollita, pelarle una per una e successivamente tostarle nel forno dando così il via a tutto il procedimento del dolce tipico senese di questo periodo ma che si mangerebbe volentieri tutto l’anno, specie se insieme a un gocciolino di Vinsanto non ruffianamente dolce e dopo aver battuto in terra il ricciarello per scaricarlo dallo zucchero di copertura.

Le ostie di amido stanno alla base del dolcetto non le ha il prete in sacrestia, ma si trovano in farmacia.

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0 risposte a Ricciarelli

  1. Rossano ha detto:

    Ehhh i ricciarelli, quelli artigianali, sono spettacolari!

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  2. polepole ha detto:

    Proveremo, proveremo… proveremo a fare anche questi, prima o poi… 🙂

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  3. Andrea Pagliantini ha detto:

    E questi non sono esattamente artigianali essendo stati fatti in casa e con un forno che non è proprio il massimo per le buone cotture… ma sono buonissimi.
    Serve solo tanta pazienza per sbucciare le mandorle.

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  4. Adelina, per curiosità, ma quanto tempo ti ci è voluto a pelare le mandorle? 😉 Comunque sei bravissima…In quanto agli altri, se capitate a Siena, i ricciarelli del Bini sono tra i più buoni! E visto che ci sono auguri di Buon Natale a tutti gli amici e ai lettori che passano su questo blog…

    P.S. I ricciarelli a Siena si mangiano tutto l’anno!!!

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  5. Adelina ha detto:

    Stefania mi ci è voluta un’ora e mezza per pelare 400 grammi di mandorle… dopo un pò non sentivo più le dita. Tutto perchè quelle già pelate erano fininte 😦 Ma devo dire che ne è valsa la pena, io ne vado matta per i ricciarelli.
    Buon Natale anche a te e a tutti i lettori.

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  6. Rossano ha detto:

    Sono d’accordissimo con Stefania! Il bini (quella alle due porte per intendersi) fa dei ricciarelli paurosi e aggiungo (anche se non natalizi) degli spumini con la panna da perderci la testa!!!

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  7. @ Rossano si chiamano “Le Meringhe Del Bini” 😉 Praticamente la mia pasta ufficiale della domenica tutto l’inverno! 😉 Però sotto hanno ancora il pirottino di carta di quando erano in Via dei Fusari!! Da provare anche il latte alla portoghese monodose e le mandorle tostate e salate!!! A mandorle non si scherza dal Bini!

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  8. Rossano ha detto:

    Lo so Stefania… ma a me il termine “meringa” ‘un m’è mai garbato… io li chiamo spumini fin da quando ero bambino… Bè io ogni volta che ho occasione di passare di lì davanti non posso di certo farmi mancare un dolcino del bini! E siccome io non sono un amante dei dolci… quelli del bini devono esse’ parecchio boni per farmi veni’ voglia di comprarli!

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  9. Andrea Pagliantini ha detto:

    Sentire parlare di “MERINGA” c’è da pigliare un malessere… spumini, spumini, spumini.
    Anche io non sono un amante del dolce, ma i ricciarelli del Bini e soprattutto i budini di riso sono una meraviglia.

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  10. Ovvia son tutti spumini, li chiamo così anche io, ma è proprio perchè è l’eccellenza, l’unica, originale e inimitabile, “Meringa del Bini”, mica sono gli spumini del Forno di Ravacciano!! 😉
    P.s: L’ultima volta, avevano cambiato anche la punta “modellatrice” alla tasca pasticcera, la ” meringa”, ha più curve!!

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  11. Pingback: La Finestra di Stefania » Ricetta originale dei “Ricciarelli di Siena” fatti da Adelina

  12. Andrea Pagliantini ha detto:

    Piano a parlare male degli spumini del forno di Ravacciano, che a Ravacciano ci vengono le meglio cose di Siena… e poi non ce la fò proprio a sentirle chiamare meringhe nèèèè.
    Saranno gli spumini curvi del Bini da qui in avanti.

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  13. dario ha detto:

    Tra la Madonna del Corvo del Sodoma e il Bini, in cento metri scarsi ci sono due capolavori d’ogni epoca di Siena. Uno lo si gode gratis, l’altro si paga, ma nemmeno troppo per la qualità eccelsa dei prodotti.
    Dal Bini è buono tutto, anche la carta (altri direbbero packaging, ma non ci capitano quaddentro, per nostro piacere).

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  14. filippocintolesi ha detto:

    Per equita’ nomino altri grandi della pasticceria artigiana in quel di Siena, quale per qualcosa, quale per qualcos’altro. Oltre al Bini ricordo il Sinatti, ricordo il Buti e ricordo le Campane. Di Iasevoli nell’Onda non oso fare il nome (va be’ ormai ho osato) perche’ non so primo se esiste ancora, secondo se e’ ancora all’altezza del suo valore di un tempo. I migliori ricciarelli in assoluto ever. In tempi non sospetti in cui o saporelli sapori o nannini o ciccia.

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  15. Andrea Pagliantini ha detto:

    Stando fuori zona e non avendo a disposizione laboratori artigianali per forza di cose devono ricorrere ai saporelli, però se c’è una cosa che la signora Adelina ha dimostrato è che con poco sforzo e un pò di inventiva queste prelibatezze possono anche essere fatte in casa propria.
    Non saranno cose da farsi tutti i giorni, ma per le feste, quando c’è più tempo, o fuori piove e fa freddo, invece di ristrullirsi con la televisione perchè non leggere un buon libro o farsi qualcosa di buono come in questo caso i ricciarelli?

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  16. filippocintolesi ha detto:

    D’accordissimo: tutto torna secondo i ritmi naturali. D’inverno c’e’ meno luce, meno tempo per fare quel che si deve fare fuori, piu’ giramento di scatole, piu’ abbondanza di derrate messe in cascina, piu’ tempo per dedicarsi ai fornelli, piu’ voglia di goderne. A pipa di cocco.

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