Sinalunga

Chissà come deve essere stato questo paese che troneggia da un colle sulla Vall di Chiana prima che la pianura sottostante, salendo fin quasi a mezza costa, non fosse aggredita da delle costruzioni (che hanno si portato progresso) ma hanno anche deturpato per sempre – con uno stile che non è uno stile – uno dei luoghi più romantici e risorgimentali della zona.

La parte alta è ancora oggi magnifica, affacciarsi alle mura, guardare ib basso… è farsi male alla vista e a come si è combinata questa nostra terra.

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A est di Federica

alba

Quasimodo apre il sipario ogni mattina sulla luce che prende spunto dal tuo volto.
Da quelle sottili rughe fatte di brume nebbiose che spazza via il sole.
Da quelle lampade crepuscolari che si fermano, dalle gocce di guazza sui tigli senza foglie, dal freddo che prende al pensiero del tuo sorriso che accende ogni passo dell’andare.
Piccolo sottofondo di fusa su un guanciale.

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L’unica arma che tollero è un cavatappi!

damigiane piene di tappi

Uno stile di vita più che una frase a effetto quella pronunciata dall’attore francese Jean Carmet, originario della Loira e grande esperto di vini del suo paese.
Una strisciata di damigiane piene di sugheri nella parte posteriore di una casa privata, sono un bel ricordo della condivisione di ottime bottiglie (con ottime persone) geniali pensieri o malinconie sotto una pergola, conditi dalle ferite di chi non c’è nella degustazione e nelle letture.
Da quasi un trentennio, trovare delle bottiglie che non siano un frullato di marmellata e legno, è cosa difficile, così come questi nuovi rossi talcomentolati, mirtati d’eucalipto, che ad avere la sinusite fanno comodo per stasare le mucose, ma poco si addicono con le salsicce.

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Wine&Vertine

Mentre nel capoluogo di provincia è in scena il festival del neo – realismo antanista degli “Ovviamente” e del “wine e food, accessori e rigaten” sotto delicate pitture quattrocentesche, sotto il cielo di Vertine e a latere dell’altare della brace, un incenso di legno d’ulivo e di leccio, mazzi di alloro, cipresso, ulivo, ramerino e salvia, aromatizzano la brace prima della cottura.
Vino locale di sangiovese raspante che si intona con il tutto di una giornata semplice, gioiosa, serena, anche con una pentola di fagioli conditi di olio come si deve.

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I mosaici sul lungolago di Passignano

Il recente rifacimento del lungolago di Passignano sul Trasimeno, ha reso la passeggiata ancora più piacevole e ha arricchito il percorso con una serie di notevoli mosaici che rappresentano luoghi o opere d’arte sparse per il territorio circostante.
Lavoro di opera fina realizzato dall’Accademia di Belle Arti di Perugia” con ceramiche di grande pregio, che conferiscono alla passeggiata un tocco di sano romanticismo.

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Gli studenti del Sarrocchi sul “sentiero di Bubi”

Una bella giornata, di quelle che lasciano un’impronta nella coscienza, come le tante impronte lasciate nel terreno umido del sentiero fra i lecci, che conduce a un luogo della memoria: la nicchia del terreno, dove la famiglia di ebrei fiorentini Anati, fu nascosta e protetta per tre mesi nei boschi di Villa a Sesta durante l’inverno 1943/1944 per sfuggire ai rastrellamenti nazisti (aiutati dal Partigiano Vasco Corti e da Archimede Secciani).
Dopo settant’anni, tre fratelli, bambini di quei tempi bui, sono tornati sui loro passi e hanno rivisto le persone della Villa a Sesta, riannodando il filo dei ricordi.
Dalla loro storia è nato un film – documentario commovente e ben fatto, realizzato dalla regista Tamar Al Anati, proiettato al termine dell’escursione e del pranzo presso i locali del Circolo.
Un’uscita didattica importante per gli studenti delle Quinte classi del Sarrocchi per la Giornata della Memoria, sulle pietre e sotto i lecci che protessero la famiglia Anati dalle deportazioni dei campi di sterminio.
L’iniziativa, promossa dal Circolo di Villa a Sesta, con la partecipazione del Gruppo Escursionisti della Berardenga, l’Amministrazione Comunale nella persona del sindaco Fabrizio Nepi, Silvia Folchi, scrittrice e Presidente dell’ANPI di Siena, Riccardo Bardotti, docente e scrittore, membro dell’Istituto storico della Resistenza Senese e la presenza in video di “Bubi” il più piccolo dei fratelli Anati, che ha salutato ragazzi, docenti e organizzatori.

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La nebbia sulle terrazze del vino

vertine gennaio 2024

Il vine degli eventi e della comunicazione è una delle cose più noiose che siano scese sulla terra, per non parlare delle degustazioni on-line di quando c’era il virus… una specie di guardonismo enologico.
Basta e avanza trovarsi in una normale mattina a veder la nebbia che accarezza le terrazze del vino.
S’alza, si abbassa, devia o si rituffa in base a qualche spiffero, bagna di goccione ogni cosa e poi torna il sole e asciuga di poche parole la vigna.

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Quattro amici al ristorante con quattro elicotteri

eliporto-di-vertine

Vertine con il suo servizio turistico sta facendo scuola ed è su tutti i giornali e in ogni sito d’informazione dello Stivale e del resto d’Europa, la notizia che quattro amici, con quattro elicotteri diversi, sono atterrati davanti a un ristorante modenese per fare una piacevole desina.

La notizia ha generato stupore, ma non scalpore: il ristorante ha ricevuto in dote una botta di notorietà fuori dal comune, mentre il popolo dei telefonisti ha ricevuto in dono “un argomento pesante su cui scannarsi” mirando il dito e non la scortesia di presentarsi con le eliche in una pacifica e silente località di alta collina, scossa solo dal vento e dai campanacci di mucche al pascolo.

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Gli scavi archeologici di Colle Petroso

E’ terminata positivamente la campagna di scavi archeologici intorno al castellare di Colle Petroso.
L’enorme quantità di reperti rinvenuti è in questo momento oggetto di studio e di analisi con le più moderne tecnologie presso vari laboratori specializzati e successivamente saranno divulgati dagli archeologi in una pubblicazione tecnico – scientifica, i risultati dello scavo.
Paolo Medici è il responsabile scientifico del cantiere, coadiuvato da Vito De Meo (Del Gruppo Archeologico Salingolpe), Claudio Bonci e da Natascia Druscovic, una donna dai tratti gentili ma che, quando ha un piccone in mano, fende colpi con la maestria e la forza di un minatore dell’Amiata.
Questa piccola località in disparte a metà strada fra Radda e Castellina, parla del Chianti dei nostri avi e sarà interessante leggere il risultato di questi importantissimi studi.
Fonti: Il Gazzettino del Chianti : Il Cittadino

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“Villa Chigi Saracini”, un libro di Renato Stopani

Un “Luogo del cuore del FAI“, il cui passato è carico di avvenimenti e di storia e il cui presente si riassume con gli imponenti cancelli di ferro battuto realizzati da officine locali, sbarrati da anni.
Basta guardare la cartina del paese per vedere come la Villa prema e si imponga sull’abitato di Castelnuovo e come questa parte definita “La città proibita” sia integrante ma avulsa dallo scorrere dietro ai suoi alti muri, della vita quotidiana delle persone.
Guido Chigi Saracini, il grande mecenate della musica e padrone della residenza signorile, aveva per se solo la disponibilità di uno spazio più grande del paese e c’era un muratore che soleva chiamarlo con astio “Bighellone” e che durante il Ventennio dovette espatriare per divergenze di vedute.
Come dice il grande storico Renato Stopani: “La Berardenga è il Chianti dei senesi”.

Non vi era famiglia nobile o in vista che non avesse il suo “buen ritiro” fra la bellezza della campagna di questo territorio sagomato su una mappa come le ali di una farfalla.
Questo libro è importante perchè si sviluppa su quattro livelli: il professor Stopani che traccia la storia del territorio e della nascita di ville e giardini, la dottoressa Giovanna Casali che parla dei Chigi, dei Saracini e delle loro proprietà nella Berardenga, la botanica Cecilia Chelazzi che spiega la varietà di piante presenti nel giardino e la dottoressa Patrizia Turrini che focalizza il personaggio Guido Chigi Saracini.

Un libro importante, curato dal Centro di Studi Chiantigiani e pubblicato dal Comune di Castelnuovo Berardenga.
Se le vicende o le reponsabilità del passato sono un capitolo già scritto, il futuro è una pagina bianca, ma durante la presentazione del libro è emerso che: ” Mai come in questo momento si è stati così vicini alla riapertura dei cancelli”.

“Micat in vertice”… splende – la speranza -sulla cima.
Fonte: Il Gazzettino del Chianti

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