Lupi della Berardenga

lupi foto da gazzetta di siena

Procedono a distanza di sicurezza guardandosi intorno a breve distanza dalle strisce pedonali in prossimità del Teatro Vittorio Alfieri.
Procedono lentamente, nella propria carreggiata, senza parlare al telefono mentre avanzano, curandosi di non essere d’intralcio al prossimo e senza sostare nella piazza principale, davanti alla chiesa o in via Fiorita a giornata, come spesso avviene.
Sono sereni, circospetti, ammirano quanto veramente sia bello il paese nel fresco e nel silenzio della notte e passano via, certi che se visti da uomo, rappresenti per loro una minaccia da cui stare alla larga.
Fonte della foto: Gazzetta di Siena.

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Il germoglio di quercia

germoglio di quercia

La natura non smette di meravigliare nelle sue espressioni, e se nella foga delle cose da fare e contro il logorio della vita moderna si para davanti il germoglio pronto a sbocciare di un figlio di quercia non si può che chinare il capo e stare lì in contemplazione di una melodia di verde che sta per aprirsi alla vita.

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Brevemente Scioscianna

E’ difficile stabilire l’esatta direzione, perchè se da un lato traspare la determinata fermezza di volontà di Scioscianna, dall’altro appare la travolgente bellezza di Isabella Ferrari (che non a caso in una delle prime interpretazioni cinematografiche interpretava Selvaggia, nel film “Sapore di sale”).
Si propende per l’una o per l’altra a seconda dei punti di vista, ma più in dettaglio, la realtà è una forma di equilibrio fra le due, spostato, a seconda di un filo di vento aretino passante sul dorso di un grappolo di glicine o nel colorino, quando si arriva a ottobre.

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Il profumo dei ragù di San Gusmè

san gusmè marzo 2024

A San Gusmè è il venerdi a essere il sabato del villaggio, dato che per il pranzo della domenica ci si porta avanti nei lunghi preparativi per il sugo (che deve cuocere lentamente ore e ore).
Basta fare il giro delle mure per sentire quei profumi nitidi di cotture diverse quel netto e penetrante che in casa non si vorrebbe mai sentire, ma che una volta steso sulla pasta o anche meglio su una fetta di pane abbrustolito, cava tante soddisfazioni.

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Orchidea selvatica del Chianti

orchidea selvatica

Funziona bene nelle scarpate e nei terreni calcarei e nel Chianti il terreno arido, scosceso e calcareo è l’unica cosa che non manca e infatti fra l’erba gonfia di sole e carica di acqua, spuntano qua e là queste meraviglie della natura che si chiamano orchidee selvatiche.

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Candeline per Pasqualino

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Se si parla di candeline, lui al massimo può pensare alle candelette da scaldare per mettere in moto una vecchia 605 della Fiat con il cingolo montagna.
Quando le cose vanno bene, canta e la sua voce sovrasta persino il rumore del trattore.
Ma basta un imprevisto, un sasso, una botta a una colonna di cemento, una razzata a una vite, per fargli cambiare tema musicale, ma sono poesie anche quelle.
Oggi Pasqualino aumenta di un anno.

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La Centrale del glicine nella Berardenga

Vale la pena soffermarsi sul bordo della strada per godere la fioritura del glicine alla Centrale, nel bivio che conduce a San Gusmè, dove – tanti anni fa – viveva una coppia di sgnori con la loro colonia di gatti, che sembravano usciti da un’illustrazione ottocentesca.
Un glicine senza tempo, fiorito al massimo del suo splendore in una giornata di sole che rasserena dalle fatiche campagnole in questo tenero aprile.

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La Trappola, bambini allevati all’aperto

la trappola loro ciuffenna

La Trappola, feudo per sei secoli della famiglia Ricasoli e frazione montana di Loro Ciuffenna.
Qui le macchine stanno in dipsarte anche d’inverno e a maggior ragione quando la primavera e la buona stagione incombono, perchè i bambini sono usi giocare a giornata per le vie del paese e anche chi va in bicicletta deve rispettare le regole.

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La xanthoria parietina di San Vittore

Così per scherzo, la pieve di San Vittore a Rapolano ha più di mille anni e anche il muricciolo di mattoni che fa da ringhiera alla bellezza del paesaggio circostante, pare non essere da meno.
In questa pace vive e lavora un lichene che si impessessa dei mattoni, rendendoli di una tonalità gialla folgorante: è la xanthoria parietina che copre anche le tegole dei tetti o i rami delle piante – specie degli ulivi – esposte poco al sole e parecchio all’umido.

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Frate Delfo, chitarra andina a San Gimignano

Chiesa di Sant’Agostino a San Gimignano con lo splendore degli affreschi di Benozzo Gozzoli ancora in restauro e con il suono lieve e malinconico di una chitarra che proviene dalla stanza dei libri e delle cartoline posta poco prima del chiostro pieno di fiori.
Una chitarra le cui note rimandano a un paese lontano, piene di una nostalgia che neanche la fede placa.
Padre Delfo arrivò momentaneamente dal Perù ben tredici anni fa e quel momentaneamente si è pian piano trasformato in qualcosa che lo ha rapito e trova conforto spirituale in una chiesa immersa nella quiete intorno alla quale passa ogni anno mezzo mondo.
Quando la nostalgia della sua terra si prende il sopravvento, padre Delfo impugna la sua chitarra e chi arriva ha la conspaevolezza di trovarsi di colpo nel nord del suo amato Perù.

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