
L’incertezza di non vedere quello che dietro nasconde, anche sapendo bene che dietro quella bambagia c’è un sasso messo sopra a un altro e un altro ancora, poi coperti di correnti, travi e tegole, una campana, tre torri delle sette che erano, una colonia di gatti grassi, qualche cane viziato, steso sul divano davanti al camino, qualche damigiana di sangiovese fatta con cuore e fatica, lo stesso per qualche orcio pieno d’olio messo da parte per l’annata.
Le viti assopite che aspettano l’anno nuovo per essere alleggerite dei tralci che hanno già prodotto, il suono delle voci, il pensiero, il ricordo, l’esempio di chi, umilmente, nel poco o nel niente, non ha mai smesso di essere sempre. Un tenero sguardo di rondine protegge.