Vendemmia di uva, fango e stufato alla sangiovannese

La pioggia che inzuppa la terra da vita al fango che cingoli e stivali che lo calpestano si sentono più a loro agio se lo chiamano mota, che si arpiona alla suola.
Annata con punte di narcisismo in chi solitamente parla di bottiglie stappate, mentre la vita reale, fatta di alti e bassi, punti di asperità e vinaccioli verdacchi, parla di annata nervosa che va saputa interpretare.

Poi, contano le forbici, le ciocche che finiscono nei panieri e poi nei carrelli che vanno nelle coclee e quindi nelle diraspatrici, dove il chicco si slega dal cordone ombelicale del raspo e si affacciano i primi guardoni con le scarpe a punta.

Giornate fraterne, avvolte di sole e fatica, tini ringhisoi a bollire, paste famose di Radda, trippe assortite e finale degno di Vivaldi, con lo stufato di San Giovanni, le sue spezie e il vino degli anni addietro di Vertine.

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