Sempre dal magnifico Atlante del Chianti Classico edito nel 1972 da Sansoni e redatto da Enrico Bosi, le etichette dei pochi produttori che in quell’epoca commercializzavano vino in bottiglia nel formato 0,720 lt.
Poche aziende, poche etichette, fra cui quella rivendicativa di una cooperativa di vignaioli che si costituì nel 1961, “Agricoltori del Chianti Geografico” con gli stemmi dei tre comuni (Gaiole, Radda, Castellina) del Chianti a fregiare le bottiglie, a specificare che il Chianti, già allora era stato allargato a dismisura a fini commerciali che niente avevano di storico.
Un vino di una fresca beva e piacevolezza, coniato dagli studi effettuati da Bettino Ricasoli, con il sangiovese che si accompagnava con percentuali di altre uve (trebbiano, malvasia, canaiolo) o si eleva in purezza al fine di renderlo più robusto e più longevo.
Non è dato sapere se il Chianti, rimanendo territorialmente tale, avrebbe potuto diventare con il vino un’altra Montalcino: di certo, dando il via alle esigenze degli imbottigliatori con i grandi numeri, la denominazione, nella storia, ha visto più bassi che alti.
L’etichetta di San Donato in Perano, venne realizzata da una giovane studentessa vertinese dell’Istituto d’Arte di Siena: Sonia Morrocchi.