I produttori del Chianti Classico di Radda nel 1972

Galli, da apporre su bottiglie del formato di 0,720 lt. di Annata, Vecchio e Riserva, che variavano di sfondo di colore: rosso, argento e oro.
Etichette dei pochi produttori di Radda che vendevano vino in bottiglia nel lontano 1972, stando a un’opera d’arte, libro della memoria che è l’Atlante del Chianti Classico di Enrico Bosi, pubblicato da Sansoni.
Etichette che fanno tenerezza, con la loro semplicità, con il loro rappresentare una villa, una casa, uno scorcio dell’azienda.
Con quella miscela di uve bianche e rosse, con quelle gradazioni piacevoli, prive di quella intossicazione di scarpe a punta che dalla soglia degli anni ’90 ha un po’ vestito meglio le bottiglie, ma ha usurpato la vitalità dei luoghi, dei personaggi ci vivevano, ridefinendo il contesto sociale e lasciando fuori dai confini del Chianti Vero, un fresco scambio di vedute, un fresco passaggio di genti che hanno qualcosa da dire, un fresco scambio di pensieri fecondi e non di idromassaggi fra chiese e torri.

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