Vertine

Diciannove, quasi venti, i residenti dentro l’antica cerchia muraria, un numero esiguo che nel corso degli anni si è sempre più ridotto a fronte del centinaio che vi abitavano prima della migrazione verso i centri industriali che sorgevano negli anni ’60 o verso il capoluogo negli anni ’80.
Con le case di contadini dei dintorni il numero delle persone raggiungeva anche le 500 unità, quelle case ora sono ridotte al rango di ville e abitate per brevi periodi dell’anno da facoltosi signori provenienti da ogni parte del mondo che hanno eletto le residenze a luogo di vacanza.
Questa è un’estate fiacca di turismo, arriveranno ad agosto quanti hanno conservato la casa di famiglia e lentamente, alla fine di ottobre si abbasseranno le saracinesche e si piomberà nell’inverno campagnolo. Lo stesso che succede nelle città o località turistiche.
Pare essere questo il destino di piccoli e grandi borghi: il non essere vissuti, il non essere capiti o peggio, l’esser preda di investitori di ogni provenienza che rapiscono a suon di euro il senso di appartenenza e la storia vissuta stratificata nei secoli.
Visione pessimistica, certo ma di ciò che era un vivere fraterno, in massima parte ne è rimasto solo il ricordo.

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