A Starda resiste il mito di Gino Bartali

Piccolo borgo la cui origine risale all’anno mille, incassato in posizione boschivo agricola con vista Valdarno e antenna Rai di Monteluco, al cui ingresso si vede di recente costruzione un agriturismo condominiale antani con piscina.
Le foto in bianco e nero alternate al colore ritraggono l’illibatezza del borgo al quale si accede a piedi da una breve salita dove, a mezza costa, c’è il cimiterino poco affollato che a Starda, per la sua posizione rispetto all’abitato, permette di dire che “si scende al cielo” perchè lì da vivi si sta più un alto che da morti.

Un’azienda agraria, un’attività turistica e un’osteria aperta d’estate e sul muro, in uno scrostato ma bellissimo intonaco della chiesa di San Martino che donò il mantello, resiste, sbiadita, ma leggibile, la scritta in calce dove si incita Gino Bartali, mito di un ciclismo lontano ed eroico, con le strade bianche, le bottiglie di vetro e i tubolari a tracolla, e qui, nel comune di Buca si celebra il ricordo di quel mondo epico con le ruote che scricchiolano nel breccino de L’Eroica.

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