Ti splende negli occhi la notte

Frastuono di pagine  della Settimana Enigmistica girate dal vento per le secche di un tre verticale maligno, gelati e granite dentro congelatori cingolati, la completezza del vecchio catalogo Postalmarket trasportato da venditori ambulanti colorati e mai domi, il bagnino con i calzoni corti rigirati a pannolone.
Qualche transistor con la memoria lunga e le note di una canzone di Paolo Conte cantata da Bruno Lauzi, solo e con mille lire, con cui si poteva poco ma non erano tempi in cui venivano somministrati anestetici ai sogni.
Ti splende negli occhi la notte dentro una pasta allo scoglio, sorsi di vermentino fresco, i granelli di sabbia arroventati dal sole che si specchia nel sale azzurro e liquido dove si culla un bambino con il materasso arancione.

Un tenero solfeggio d’ali di rondine per ricordarsi di sognare e non essere mai complici.

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