Interno di ulivo secolare

Non si è mai mosso da dove si trova, ma nella sua vita ne ha viste tante.
Giovani analfabeti pieni di vita caricati nei treni e vestiti con fasce gambiere e panni grigio – verdi a cui è stato dato in dotazione tanta fame, tanti pidocchi, tanta merda nelle trincee e un nemico non davanti ma ben oltre le proprie linee.
Preti, processioni e poi manganelli e purghe, capo chino e silenzio, poi le grida isteriche in tedesco e la paura di fuoco o proiettili.
Poi di nuovo preti e processioni, più le scomuniche. I primi trattori, le prime timide bestemmie, prima sussurrate poi innalzate al cielo e nel vento come inno di gioia non blasfema.
Spopolamento e rami da potare, silenzio, i primi inglesi e tedeschi che ne riprendono cura. La pioggia dei soldi negli anni del Chianti da bere, tanti mafiosi, eccessi, abusi edilizi.
Ancora silenzio e ora una scala si appoggia all’ulivo secolare con forbici e seghetto che buttano in terra gli eccessi e i ricordi di anni eccellenti o di autentici pirati.
La priorità è salvarlo dalle gallerie dei rizzaculi che come parassiti ne minano la vita ora, come quando i nonni pensavano a casa da dentro trincee piene di nostalgia e neve.

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