La porta (chiusa in faccia) del Castello di Meleto

Una passeggiata prima del tramonto intorno al castello di Meleto arrivando a piedi dalla vecchia fornace di mattoni, ora ristorante, è un boccone per palati fini.
Si costeggia una vigna dell’azienda di malvasia bianca fino a qualche anno fa adibita a ciliegiolo per rosato, il viale dei meli superstiti carichi all’inverosimile di meline deliziose, si passa nel bosco giardino e si arriva sotto i bastioni a forma circolare.

Dal settecento villa signorile del ramo dei Firidolfi da Meleto, con un teatrino interno, le cantine scavate nelle fondamenta, il tunnell che comunica con il vecchio frantoio a macine di pietra, in uso fino a non molti anni fa.
I pollai, le rimesse, i magazzini restaurati di recente e luogo di accoglienza per turisti.
La porta aperta del castello lascia intavedere il cortile interno con il pozzo mentre si aspetta qualcuno si affacci per chiedere – per conto di un’amica guida turistica giapponese – se è possibile stabilire un contatto fra lei guida e l’azienda per accogliere turisti e appassionati di vino del Sol Levante.

Intanto, nello spazio poco fuori la soglia della porta si chiacchiera rispolverando i ricordi di quando tanti anni fa i bastioni del castello contenevano i caratelli del vinsanto.
In quel momento arriva una ragazza vestita di nero, camicia bianca, grembiule che non si fa in tempo a dire “Buonasera” che risponde senza molta convinzione al saluto e chiude direttamente e velocemente la porta in faccia a chi era a pochi centimetri da lei senza degnare di uno sguardo.
Peccato….. sarà per la prossima volta.

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0 risposte a La porta (chiusa in faccia) del Castello di Meleto

  1. Silvia ha detto:

    Eppure, nel Chianti, porte aperte a chi porta è sempre stato un buon viatico per essere accolti. Magari a volte con poco garbo e convinzione, ma i tempi sono cambiati…. i luoghi sono sempre belli, ma la cortesia non formale diventa fondamentale nei luoghi di recezione turistica.

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  2. anto ha detto:

    Magari la ragazza avrà visto un tizio vestito di verde con un paio di scarponi e non gli avrà dato peso considerandolo un fastidioso moscerino tanto da chidergli la porta in faccia senza tanti complimenti….. ora quando vedrà qualcuno vestito di verde starà molto più attenta 🙂

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  3. Andrea Pagliantini ha detto:

    In un mondo esasperato dal culto dell’apparenza e del sembrare e non essere ne risentono molto l’eleganza e l’educazione. La sottile differenza fra servire ed essere servile.

    “Guarda i girasoli: si inchinano al sole, ma se ne vedi qualcuno che è inchinato un pò troppo, significa che è morto. Tu stai servendo, però non sei un servo. Servire è l’arte suprema; Dio è il primo servitore. Dio serve gli uomini ma non è servo degli uomini”.

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