Nel 1970 arrivarono Sandro e Cristina Senesi da Milano sopra una duetto nero decappottata dell’Alfa Romeo accompagnati dal cane bassotto Vincenzo e acquistarono uno dei poderi che la Fattoria di Meleto vendeva a poche lire pur di disfarsene e non spenderci un soldo per mantenerli.
Rimasero folgorati dalla bellezza del posto, un podere che si chiama Coltalebolle nel linguaggio quotidiano e Colto alle Bolle sui fogli di mappa.
Un’insenatura ai piedi di Vertine con delle quercie antiche e artistiche, una casa barcollante senz’acqua, luce e comodità alcuna, ma che per Sandro e Cristina fu il sogno di una vita.
Quella voglia di silenzio, di campagna rustica, reale, bellissima e di gente vera che circolava qui intorno quando arrivarono.
La bellezza del posto stava nel fatto che non c’era niente. Campagna, verde, prato naturale, orto da dissodare, tetto da rimettere, stalla dei maiali da tamponare, olivi da infittire e un dondolo da piazzare in mezzo all’erba per inizare a sognare.
Sandro e Cristina, insieme a Vincenzo hanno amato tantissimo questa casa che hanno curato e rimesso in sesto senza stravolgere niente di ciò che hanno trovato, calandosi perfettamente nella realtà e nella vita quotidiana, stimati da chiunque.
Iniziarono a far parte immediatamente della vita di Vertine, iniziarono più tardi a dare una festa alla metà di agosto aperta ai loro amici e ai nuovi amici di Vertine con un rito che rimarrà nella memoria infinita di chi lo ha visto con occhi di bambino: l’uccisione del maiale.
La raschiatura delle setole, la pulitura, le fascine bruciate nel forno, la drogatura di aglio, erbe aromatiche e pepe nel maiale da porchetta, che poi stava un giorno intero nel forno prima di venir servito sotto la pergola fra chiacchiere e un ballo con la scopa inventato per l’occasione dal grande Mariano.
Sandro, dopobarba al mentolo, sigarette francesi dure come nebbia del valdarno e sasso di alberese, passeggiate la mattina presto e amore per olio e vinsanto, un profilo e una lunga barba brizzolata da sosia o controfigura di Fidel Castro.
Cristina sorridente nei suoi scialli blu o viola e nei vestiti leggeri, nella ricetta dei fagioli cotti con l’aglio e della nipitella negli arrosti spiegata ai vertinesi che in confronto a lei parevano milanesi.
Vincenzo una cane bassotto sulle sue che alzava la gamba spesso e volenteri su chi non trovava simpatico.
Sandro se ne è andato venti anni fa, Cristina è continuata a venire ogni anno per l’amore infinito del luogo e per essere benvoluta da chiunque.
Adesso c’è l’età e la distanza da considerare. Cristina ha appena venduto il Coltalebolli (come dice Vasco) a una famiglia di belgi che speriamo abbiano la stessa cura e lo stesso rispetto che hanno avuto i coniugi Senesi in questi lunghi 40 anni.
Si arriva in un posto così bello e carico di storia con modestia e voglia di capire, non con l’arroganza degli americani che tante musate hanno battuto e batteranno.
A Cristina, stremata dalla commozione e senza il fiato per pronunciare due parole prima di rientrare in Longobardia c’è un caro e forte abbraccio.
Vertinese di Milano.
Fossi nei belgi farei subito una grande piscina e un bel porticato chiuso da alluminio e vetro per arrivarci.
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Forse è meglio se non ti rispondo 🙂
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Anche la Mosca Olearia arrivò in quel periodo dalla stessa città, però non è la stessa cosa…..
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