L’Italia che frana

Piove e l’acqua si trascina dietro cumuli di terra e sassi mischiati a burocrazia e incuria mentre assisitiamo ad una campagna elettorale incentrata sui numeri e sulle cifre gestiti da biscazzieri e ragionieri, menti parziali che sanno come il denaro mangia, vive, si riproduce e dorme, ma che non sanno niente di gestione del territorio, cultura, salute e istruzione.
Ieri (sempre a proposito di frane) si è dimesso Giuseppe Mussari dalla presidenza dell’ABI dopo esser stato (per diversi anni) grande capo del Monte dei Paschi di Siena in quota Pare Dorma.

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0 risposte a L’Italia che frana

  1. silvana biasutti ha detto:

    C’era una volta Pittsburgh, in America. Una delle città più inquinate e irrespirabili. Ora la vita lì è cambiata – mi dicono – (non conosco quella città americana in particolare, ma so che è diventata un “caso”). Molte cose però sono dovute cambiare affinché l’aria di Pittsburgh cambiasse: prima di tutto la volontà politica.
    Questa provincia non solo è (ancora piuttosto) bella, ma ha anche in sé le qualità per essere prospera. Sto evocando i valori intrinseci. Affinché ciò avvenga occorre però mettere in moto tutto ciò che serve ad attivare i succitati valori intrinseci, bisognerebbe:
    1- che la si piantasse di essere invidiosi (soprattutto dei soldi presunti altrui),
    2- che si riprovasse amore per sé stessi e per la terra che si calpesta,
    3- che si rispolverasse il concetto di lavoro (e dedizione),
    4- che si facesse un passo indietro dai rispettivi egoismi,
    5- che si avesse voglia di imparare.
    Naturalmente è una mia personalissima visione: perché si possa muovere qualcosa occorre – come a Pittsburgh – la volontà politica, a monte di tutto. Altrimenti sono gocce nel mare magnum.
    Però, se non si cambia, le frane si moltiplicheranno, mentre la gente sempre più avvilita ripiegherà su modi di essere sempre più svilenti, e così altre frane, in un circolo vizioso che già ben conosciamo in altri contesti. Amen.

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  2. unadonnaincorriera ha detto:

    Tutto si gretola in questo Paese….tutto….anche le sperazne che cambi qualcosa. Sono appena tornata dagli States e ogni volta noto una differenza abissale….ciao Mariassunta

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  3. Roberto/Trescogli ha detto:

    Alla manutenzione, l’Italia preferisce l’inaugurazione.
    Leo Longanesi, 1955

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  4. Andrea Pagliantini ha detto:

    Nessuno parla di cura e manutenzione del territorio per prevenire disastri nè per rimettere in moto in modo più saggio e diverso le cinghie di trasmissione del paese.
    Ad una tav e all’acquisto dei bomabrdieri f-15 di cui potremo ben fare a meno la risposta potrebbe essere mettere in sicurezza il terriotorio e non far affogare nella burocrazia chi il territorio da sempre lo cura.
    Non è un discorso di parte, ma un discorso che prevede un cambio radicale di mente e di pensieri.
    Un’economia di carta dove pochi ne traggono benefici e molti ci rimettono le penne non è sostenibile.
    I derivati e le merdate compiute dalla dirigenza del Monte dei Paschi lasciano dietro solo debiti e macerie che il popolo italiano deve ripianare versando per intero il gettito dell’IMU alla banca.
    Un imparentamento di soldi, banca e (bassa) politica i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.
    Si perde tempo a chiedersi se mettere o meno in lista soggetti che non andrebbero neanche toccati con i guanti sterili. Si mette in lista la crema del peggio pur di ottenere voti………. ma in cambio di cosa?
    Nessuno parla di ambiente e cura del territorio, ma le frane sono all’ordine del giorno.

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