Benigni e Cacchiano 1988

Nel mezzo di una giornata uggiosa molle d’acqua e nebbie a banchi come neanche a Cornaredo in un giorno normale, nell’istante dei ricciarelli con il vinsanto arriva Benigni a spiegare la bellezza dell’articolo 9 della Costituzione che tutela la bellezza del nostro paesaggio.
Scorci da preservare dai soliti appetiti volponeschi, ma anche a tutela di un lento sentire e salire di pecorino di Pienza e miele dell’oliveta di Vertine, crostini di fegato e milza, ravioli di ricotta e rapi, l’arrosto che gira.
Due ruffiani e una grattugia: il Pomino di Frescobaldi con sciardonè e pinò bianco, il morbido Sangiovese e merlò della Pievuccia e il nonno Chianti Classico di Cacchiano dell’88 a cui non bastano tre ore di apertura per liberarsi del buio della bottiglia ma serve un ulteriore ossigenazione nel de-cantero.
Un’ acidità come una raspa da legno e poi l’inalazione di ciliegie sotto spirito, menta, ramerino e arancio a dodici gradi e mezzo che si sposano a meraviglia con l’arrosto.
Ora Cacchiano pur facendo bei vini, smussa gli angoli e cerca il rotondo mentre questo 1988 rimane nel libro dei sogni di quei grandi vini fatti di trame semplici e pregiate, molto piacevoli a bersi e dagli orizzonti illimitati.

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0 risposte a Benigni e Cacchiano 1988

  1. roberta ha detto:

    atmosfera amichevole,cibo ottimo., vini eccellenti,compagnia piacevole…..cuoco discreto per non dire MOLTO BRAVO altrimenti si monta la testa…che cosa vuoi di più dalla vita?
    Credo che anche lei sia stata bene…

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  2. an ha detto:

    Pagliantini cosa è questa storia del miele di Vertine con l’etichetta del Campino?

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  3. Andrea Pagliantini ha detto:

    @ Roberta
    Il cuoco è un fedele seguace del Carnacina e la bontà dei risultati culinari lo dimostrano.

    @ an
    niente di particolare, solo una piccola quantità di miele prodotta con i fiori di rapi selvatici e edera dell’Oliveta di Vertine.

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