Il camino in casa del prete di Vertine

Chiudendo gli occhi, un brivido gelido percorre a saetta la mente e percuote i sentimenti, scandagliando volti, rughe, crini pieni di avvio e tronchi di querciolo, pensando a inverni non tanto lontani, ma che gli spifferi di tramontana con le finestre dallo stucco screpolato e il vetro scempio gironzolavano per casa.
Pare di rivedere il vecchio Don Amos avvolto nel pastrano d’ordinanza e con lo scialle sulle spalle con il mento e le mani appoggiati al bastone e con ai piedi una “cecia” piena di brace.
Per andare a letto era preceduto dal suo omonimo “il prete” o “scardaletto” nelle ruvide, rigide, lenzuola di canapa, buone per tutte le stagione al netto del coltrone.
Pietre di un camino antico levigate dai culi succeduti in ogni tonaca d’epoca, nella casa più luminosa e decorata del paese, dove dalla primavera all’autunno si levavano le note di pianoforte, mentre d’inverno le mani infreddolite avevano altro che pensare alla musica.

Nel minuto giardino davanti casa le preziose cassette di api che lavoravano polline per il sostentamento e le infreddature del clero.
Musica e letture nel salottino, recite dei bambini che scendevano le scale come fosse una scenografia di teatro, sguardo sul cinquecentesco dipinto con le sette torri, borbottare dei tini in cantina, leggere stille nei caratelli del vinsanto.

D’inverno si era tutti pieni di geloni nelle mani, nei piedi, sulla punta delle orecchie e grandi strofinate con l’aglio; poi arrivarono le prime pomate e si odorava meno di salsa verde.

Le borse di gomma con l’acqua calda, grande istantaneo sollievo come le cipolle cotte nella brace.

E’ un piovere pensare a quei giorni, all’armonia, alle gioie dei grandi condivise nelle fatiche delle raccolte e delle battiture, alle fette di salame o le acciughe rinvolte nella carta gialla dalla Bruna in bottega, la dolcezza di una caramella d’orzo.
Non c’era tanto, ma quello che c’era, era per tutti: grande lezione di vita per chi si è formato e ama questi sassi ardentemente.

Pubblicato in Arte e curtura, Federica, Fotografie 2025, La porta di Vertine, persone | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Sorano come un tuono silente

L’Ufficio Postale incastrato su un lato del Palazzo Comunale, due bar, un fruttivendolo, il tabacchino con tante cartoline, una macelleria in cima e una in fondo, un negozio di artigianato dove si fanno piccoli e grandi oggetti con il legno di ullivo e un alimentari dove le rosette ripiene di soppressata sono una nota di romanticismo seduti su una panchina guardando una falce di luna.
Di tufo e sul tufo tanti vicoli e tante piccole casette che non hanno subito strazi, tante minute tegole colte dal grigio muschiato che si lasciano guardare scendendo la scalinata accittolata che viene dalla imponente Fortezza Orsini, con lo scorrere del fiume Lente che sonorizza il suo passaggio.
Si sale e si scende dal vecchio Ghetto fino al magazzino delle granaglie, si risale verso il massiccio masso Leopoldino che da lontano pare una chiesa dalla forma strana, mentre invece è un rivestimento in muratura di una parete scoscesa con un orologio civico sopra, che un tempo era un baluardo difensivo.
Nelle rupi di tufo intorno infinite cavità scavate dove gli etruschi erano usi mettere a riposo i parenti: Le Vie Cave, con un affascinante percorso archeologico.

Le antiche insegne di osterie in ferro battuto e pittura, struggente nostalgia in un mondo che acceca.

A breve distanza dal paese c’è uno stabilimento termale recentemente rimesso in auge, mentre se si è allergici all’acqua c’è modo di rifugiarsi nel Bianco di Pitigliano e nel Sovana Doc.
E’ consigliabile fermarsi a una panchina o su un muricciolo leggendo un bel libro.

Pubblicato in Arte e curtura, Federica, Fotografie 2025, luoghi, romanticamente | Contrassegnato , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Una poesia di Prevert

Una seggiola di vecchia foggia al meriggio del tiglio dove tante foglie cadenti provano a atterrare e il vento dispettoso di un battito d’ali le scivola fra le altre a terra.
Sempre portata da un soffio, atterra sulla seduta la foglia di un ciliegio distante, alla maniera di una refolo metrico di Prevert o la poesia mallinconica messa in musica da Ives Montand.
Sorride ancora e ringrazia la vita quella sabbia lavata dal mare che porta via i rancori e salva gli affetti.

Pubblicato in Arte e curtura, Chianti Storico, Federica, Fotografie 2025, La porta di Vertine, persone | Contrassegnato , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Porpora e oro delle vigne di Brolio

Sembra di essere nella Pinacoteca di Siena (uno dei musei più importanti al mondo che raccoglie l’arte di grandi maestri del Trecento e Quattrocento) dove i colori preminenti e sgargianti risultano essere l’oro antico del sangiovese e il porpora acceso di qualche vite gallica.
Silenzio, pace, contemplazione. Pensiero che per potare o pulire un filare manualmente una persona impiega almeno una giornata di lavoro per la lunghezza di quelle rette parallele che producono uva.
Simbiosi di come la bellezza e la cura di un luogo si riversino poi all’interno di una bottiglia di vino.
Un’annunciazione agricola di un’opera d’arte pittorica che si rinnova ogni anno.

Pubblicato in Arte e curtura, Chianti Storico, fare vino, Federica, Fotografie 2025, persone, romanticamente | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Le opere di Cesare Olmastroni al Museo Chianti Origo

Cesare Olmastroni nacqua a Fonterutoli (Castellina) nel maggio del 1943 quando la guerra si faceva più difficile e cattiva.

Perse la mamma da adolescente e fu avviato alla carriera artistica da uno zio scultore e decoratore che aveva molti contatti e commissioni fra le ville e le fattorie.
Durante il sevizio militare scampò a uun grave incidente che gli causò una lunghissima convalescenza, dopo la quale tornò a lavorare come decoratore e restauratore, tanto che si verificò la committenza più importante – dal punto di vista personale – quale le decorazioni all’interno del Castello di Meleto che gli portarono fama, ma soprattutto l’amore della vita sotto il nome di Fernanda.

Intorno ai trent’anni principiò a lavorare per il Comune di Siena (una collaborazione cardiologica e ininterrotta) dove lavorò e supervisionò ogni restauro nel Palazzo Pubblico, al Teatro dei Rinnovati, alla Accademia dei Rozzi, nell’essere il padre protettivo di ogni autore del Palio, fino a realizzarne lui stesso due (magnifici).
Il suo estro si è esteso ovunque nel mondo e ben oltre Siena in tanti lavori e opere.

La sua vocazione e capacità produttiva, lo rende uno degli autori contemporanei più importanti.
La sua sobrietà umile e garbata, lo rende figlio del tempo di guerra e modello da perseguire negli eccessi di luce fatua dei tempi moderni.
La mostra al Museo Chianti Origo è stata possibile grazie alla concessione di familiari e privati a cui il grande artista ha fatto dono per occasioni importanti.

Pubblicato in Arte e curtura, Chianti Storico, Federica, Fotografie 2025, persone | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Camminare intorno San Donato in Perano

Accanto ai cipressi che spennellano la strada bianca, si alzano e si rincorrono delle nuvole bianche con un cuore di panna.

Il loro ondulare distratto produce un aprire e chidere la lanterna del sole, generando a terra un gioco di luce e ombre con chiaro scuri sgargianti che mettono in risalto il fine brecciolino bianco di alberese fra i filari, il porpora infuocato di rose alle testate, le foglie locali e bordolesi delle viti.
Arrivando al punto panoramico si nota il pesticcio fitto di quanti si sono fermati a consultare questo docile paesaggio ottobrino.

Pubblicato in Arte e curtura, Federica, Fotografie 2025, La porta di Vertine | Contrassegnato , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

I gustosi fagioli alla Bud Spencer

Il bambino “bombadiere” della famiglia contadina sempre alle prese con i problemi al carro, ne deve aver mangiati parecchi se la cura ricostituente si è misurata in qualche gallone di wihsky.

Par di sentire una musica, un cavallo, una slitta, un deserto e dei grulli pistoleros intenti a cuocere una bella padellata di fagioli per due fratelli che a turno li deruberanno dei legumi.
Poesia, e romaticismo si fondono all’interno di un barattolo di latta con dentro una delizia della vita: i fagioli alla Bud Spencer, borlotti, poco pomodoro, un filo di rigatino. Basta solo scaldarli.

Pubblicato in Arte e curtura, Cinema, cose buone dal mondo, Federica, persone, romanticamente | Contrassegnato , , , , | Lascia un commento

Fiamma e Marisa, ferri da maglia a Pitigliano

Due artiste del ferro da calza che si ritrovano in una stanza sotto casa di Fiamma e passano i pomeriggi in compagnia a inventare oggetti unici o piccoli utensili per casa.
Passando dal ponte che collega la parte nuova con il centro storico di Pitigliano, è impossibile non notare queste due signore assorte in letizia a sferruzzare a una velocità della luce tale che il passaggio del filo sulla punta del ferro, finisce per ipnotizzare.
Un’agilità di azione e di pensiero fuori dal comune, come la praticità e la bellezza dei capi che inventano – di uso quotidiano – scambiando parole con chi passa a chi rimane incantato da un filo di lana colorato che diventa forma e sostanza.

Pubblicato in Arte e curtura, Federica, Fotografie 2025, persone, romanticamente | Contrassegnato , , , , , , , | Lascia un commento

La Nazione, un articolo sul torrente Chianti/Massellone

“L’annuncio era stato dato dal presidente Eugenio Giani (da poco riconfermato) alla presentazione della mostra del vino Chianti Classico a Greve lo scorso mese. “Adesso c’è la legge – specifica il sindaco di Gaiole Michele Pescini, nel cui territorio scorre… l’ex Massellone – e noi concordiamo poiché qui abbiamo sempre puntato sull’identità. C’è un documento dell’anno 790 che abbiamo nel nostro Museo Chianti Origo e che parla di una proprietà ‘in Chianti’ riferendosi alla valle del Massellone. Ne ha scritto l’esperto storico professor Renato Stopani. Con questo, non vogliamo mettere in discussione ciò che si intende per Chianti oggi, che è anche nella Tentative List dell’Unesco”.

Renato Stopani è uno dei massimi esperti di questa terra, con numerose ricerche soprattutto sull’arte romanica locale. Quando si parla di Chianti, si apre subito un ventaglio di pareri: dall’approvazione appunto alla cautela, al riserbo (Vito De Meo) allo scetticismo. Abbiamo sondato il parere di persone che sono da decenni esperte del Chianti, ne tramandano la storia. Alla fattispecie scetticismo può ascriversi il punto di vista di Massimo Anichini: “Sì. Cautela e scetticismo visto che da tempo immemore quel corso d’acqua si chiama Massellone e questa decisione trova la gente ignara”.

“Di valle del Chianti – osserva da parte sua Andrea Pagliantini, che ha un seguito blog su questa terra – riferisce il professor Stopani. Ci può stare il cambio di nome, ma serviva non un annuncio in un contesto diverso quale quello di Greve, bensì magari un evento a Gaiole per rendere la gente più partecipe”. Pagliantini pone in evidenza che la ricerca storico-scientifica è oggettiva; tuttavia si va a toccare adesso proprio l’aspetto se vogliamo ‘sentimentale’ e delle radici di una popolazione. Coinvolgere dunque di più i cittadini. “Ci sono pareri contrastanti, a quanto ho sentito”, afferma Silvia Ammavuta, che ritiene che tanti continueranno a chiamare quel breve corso d’acqua Massellone. Ci vorrà del tempo, in sintesi, affinché la nuova informazione si sedimenti.

Renzo Centri, da Gaiole, da decenni (come aveva fatto il padre, Enzo) porta avanti ricerche sul medioevo del Chianti. Si sofferma su elementi oggettivi dando uno sguardo anche oltre l’età di mezzo: “Di sicuro la valle del Massellone viene nominata in documenti come valle del Chianti. È plausibile che fosse il nome del fiume in epoca etrusca. Ci hanno lavorato diversi studiosi tra i quali il professor Stopani”. Non passi inosservata anche la variazione da “torrente” a “fiume” proprio per l’importanza storica, come sottolineato dal governatore Giani. Vito De Meo fa parte del Gruppo Archeologico Salingolpe, con base a Castellina ma con raggio di ricerca nel Chianti Senese: “La volontà e l’esperienza ci impongono di ragionare unicamente in termini scientifici. Poi, magari, dopo accurate verifiche indipendenti si chiarisce che il cambiamento del nome è giustificabile e va bene così ma fino a quel momento non andrei a sostenere tale scelta. Credo sia necessario almeno per adesso esprimere un prudente riserbo”.

Fonte: Andrea Ciappi La Nazione 26 ottobre 2025

Pubblicato in Arte e curtura, Chianti Storico, Federica | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Podernovi per sognare più forte

Una porzione sobria e asciutta di Chianti rimasto fermo rispetto all’andamento ostentorio e patinato dato dalla madia atta a dar valorizzazione del fatuo come al vapore del respiro di un bove o di un fagiano in una mattina dove il termometro segnala brinata.
Qui ci si zittisce, si diventa piccini e ci si accuccia nell’ascolto del vento che trasporta corvi come se fossero note musicali, pampani che in viti diverse virano dall’oro al porpora, un paesaggio sincero, umile, dove le viti che hanno partorito si mettono il vestito migliore prima di entrare in letargo.

Pubblicato in Arte e curtura, Chianti Storico, fare vino, Federica, Fotografie 2025 | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento