Un vecchio secchio da orto

Oggetto unico, fatto a mano in qualche officina archeologica, con latta e rinforzo di cerchio di ferro sul fondo e apposita maniglia.
La fogia pare strana, ma per l’uso che serviva era congeniale, in quanto doveva servire a svuotare fino all’ultima goccia le conche che raccoglievano l’acqua piovana per bagnare le piante dell’orto.

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Pensa una cosa bella: le ortensie di Volpaia

Bianco, lilla e turchese sono i colori della siepe di ortensie che si trova di lato e sottostante alla chiesa di Sant’Eufrosino, nel villaggio di Volpaia – edificio rinascimentale (1443) fra i più importanti del Chianti.

Per chi volesse dedicarsi un momento completamente vestito di ortensie, accompagnato dal solo garrire di rondini in qualche uscita bruzzicante dai lenzuoli, qui spira un fresco e leggero venticello che scorta la visita fra i panneggi azzurri sotto la chiesa, fra il rosa acido che riempie le conche in giro per il paese.

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Iniziano gli scavi archeologici al Pian Tondo

Dopo un anno di rilevazioni con le più sofisiticate tecnologie a dispisizione dell’Università di Siena e del professor Stefano Campana, è giunta l’ora di rimuovere lo strato di terra sedimentato da millenni che ha nascosto e protetto quella che affermati storici sostengono essere la terza comunità genitlizia etrusca.
Durante dei lavori di scasso del terreno emergevano tutta una serie serie di laterizi di ogni dimensione che non lasciavano dubbi sulla presenza nel sottosuolo di qualcosa di rilevante.

Alla viglia del Natale 2021, in un terreno zuppo di piogge torrenziali, alcuni appassionati si rotolarono nel fango per mettere insieme le prove di un giacimento archeologico in quella che avrebbe dovuto essere una vigna.
Venne così scoperta la presenza di una fornace etrusca del VII Secolo, indizio fondamentale per stabilire la presenza di qualche insediamento più grande, come era già stato dedotto da altri scavi realizzati negli anni ’80, sia sul Pian Tondo 8a breve distanza da Campi e San Gusmè) che in zone limitrofe.

Venne trovata la tomba del Principe del Poggione (il cui carro è conservato al Museo Corboli di Asciano) vennero rinvenute altre tombe nella zona delle Pici (i cui ritrovamenti si trovano al Museo di Castellina in Chianti).

Il Comune di Castelnuovo Berardenga e la Soprintendenza si sono adoperati in maniera encomiabile affinchè venissero condotti gli studi preliminari e si arrivasse al momento fatidico degli scavi, condotti dall’Univesità Cattolica di Parigi, per scrivere una ulteriore pagina di storia su questa magnifica zona a mezza strada fra il Chianti e le Crete.

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Il mercatino antiquario, modernariato e collezionismo di Siena

La terza domenica di ogni mese è diventata un appuntamento assai importante per Siena e per quanti cercano oggetti particolari, libri e stampati vari, per coltivare il gusto della memoria e di avere oggetti che nascono da un’idea e una necessitò.
Pareva che il cd fosse l’ultima offerta in fatto di musica e invece ecco ritornare in auge i vinili con il suono di una pulizia unico anche con un fruscio, con il gusto di avere un oggetto o una sintesi di arte tattile e fruibile in qualsiasi istante.
Il “Tartarugone” offre una volta al mese questa raccolta a portata di nostalgia, con manufatti di ogni tipo che a suo tempo – per essere realizzati – hanno mosso una arguzia, una necessità d’osservazione per dare sollievo alla fatica o per mettere in musica pensieri e parole con sentimenti compiuti non virtuali.

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L’Associazione Terre di Amelia

Amelia (provincia di Terni) vale bene una visita perchè c’è la gelateria di Terence Hill (la sua famiglia ha origini amerine) dove il gelato è divino, con le pareti del locale adornate dai costumi di scena di Trinità.
La colazione è alla pasticceria Russo dove – se si è fortunati – si può sentire qualche cliente che si dedica a suonare qualche brano al pianoforte fra un babà, una sfogliatella, un cappuccino.
I Fichi Girotti e alcune ottime bottiglie di Grechetto escono dalle campagne circostanti, nel chiostro di San Francesco c’è il mercato delle verdure locali, al Convitto escono latticini da sogno, il giornale si prende all’edicola fuori porta, dove l’edicolante era stata adottata dalla gattina di nome Tea (dietro cui c’è una grande storia libertaria) poi c’è da vedere Germanico, il guerriero romano custodito nel museo, il magnifico Duomo, le mura poligonali, la Sala dello Zodiaco, la piazza del vecchio ufficio postale.

Il giovedi porchetta, valanghe di capperi fioriti e papaveri sui muri.

Pochi passi oltre la porta (su via della Repubblica) si trova la spazio “Terre di Amelia” dove la signora Cristina illumina l’ambiente con la sua cortesia artistica parlando delle opere (uniche) esposte, realizzate da persone con difficoltà, che in un valente progetto di recupero sociale agiscono con mani e mente creando oggetti d’ingegno per la casa e gli usi quotidiani, in ceramica e altri materiali.
Vasi, piatti, ciotole, installazioni e creazioni fantasionse, fantastici lampadari fatti da maestri che nella vita hanno camminato in terreni sassosi, ma sono stati compensati da una sensibilità e da una attitudine artistica non indifferente.

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Il Palio di Riccardo Manganelli

Artista senese, ingengnere, ma con una grande vena stilistica, tanto da essere un illustratore di fama per aver creato copertine di libri e per aver creato dei bozzetti molto otiginali riguardo gli stemmi delle Contrade di Siena per la raccolta “Figuriamoci”.
L’acrilico, il colore duraturo usato per raffigurare il Palio che andrà alla Contrada vincitirce del 2 luglio.

Un Palio dove domina il rosa, pur essendo l’artista di visione (senese) opposta e diversa, bellissima la Madonna con il volto palestinese di Nazareth.

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La stesa del tufo in Piazza del Campo

Di buon mattino, tonnellate di tufo sono state stese in Piazza del Campo e subito bagnate per farlo compattare in un garrire frenetico di migliaia di rondini di fronte a Palazzo Comunale.
Il lento – ben cadenzato – cammino verso il Palio del 2 luglio è appena iniziato.

Fonte: Il Cittadino.

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La Vespa di Gregory Peck e Audrey Hepburn

Si era appena usciti da delle catastrofi immani eppure c’era una gran voglia di ripartire e di ricominciare rimboccandosi le mani e potendo permettersi di sognare, quando prima era vietato anche quello.

La Vespa 125, modello ’51 – meglio conosciuta dagli appassionati come “faro basso” – girò per le strade di Roma prive di traffico – ma piene di voglia di vivere – con sopra due leoni cinematografici come la dolce Audrey Hepburn e il futuro combattente dei “Cannoni di Navarone” e il contorto Capitano Achab, per quel film fiabesco di “Vacanze romane” di cui la capitale è ancora piena di poster e cartoline.
Di quel modello di Vespa ’51, non ne sono rimasti molti esemplari, ma uno di questi – appena restaurato – gironzola per le strade dell’Umbria.

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Paolo Buracchi, collezionista di utensili antichi

Originario della millenaria Pieve di Santa Maria Novella nei pressi di Radda (oggi denominata Pieve Aldina, per quella ignorantesca consuetudine di voler cambiare nome ai luoghi da parte di chi arriva) è di fatto uno dei più aggiornati conoscitori e cultori degli strumenti che hanno permesso (nei secoli) all’uomo di gestire i lavori di campagna e di costruire con ingegno e arguzia, tutta quella magnificenza di poderi, ville, fattorie e di costruire pazientemente gli edifici che compongono i centri storici delle nostre città.
Ferro, legno, osservazione, uso delle mani e dell’intelletto, per mettere a punto tutta una serie geniale di utensili efficaci che allieviano la fatica e portano a frutto la terra, il grano, l’uva e tutta la magnifica ediliza, prima che arrivassero i geometri vispi.
Non di poco conto è la piccola pubblicazione – che Paolo tiene in disparte e mostra solo a chi parla una certa lingua pratica – di inizio Novecento che spiega la Toscana e i suoi aspri territori diversi attraverso una forgiatura diversa dele roncole e pennate per i lavori nei boschi.
Commoventi gli acciarini dei carbonai, tenerissimo il piccolo falcino per cogliere l’uva delle viti maritate con i loppi (aceri).

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La rondine venuta a cantar Bruscello

Pochi grammi con le ali, giunti a metà dello spettacolo, gli attori non si sono accorti che alle loro spalle è arrivata in volo notturno e si è appoggiata sulla scenografia una rondine, rimasta immobile di fronte al pubblico, che si è accorto del suo arrivo.
Fatto inusuale che le rondini volino di notte, ancora meno che se ne sia stata lì, immobile e che alla fine dello spettacolo, quasi si faceva toccare da chi fosse stupito della sua presenza, che per tanti motivi diversi, ha intenerito pubblico e attori, con la sua gracile figura con dietro l’ombra del campanile di Eugenio Montale.

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