Il Parco delle rose di Vertine

Reinhard si coccola il cespuglio di rose rigogliose che poggiano sulla sua casa e al contempo c’è chi fa un giro di Vertine dietro l’altro per assaporare la fragranza e fissarne la bellezza.
Si parte dall’orto della Daniela, si arriva dietro la Porta e alzando lo sguardo verso il terrazzino all’arco, si vede quel serpaio lì appoggiato che è tutto un fiorire.
Le giallo/arancio all’ingresso del bar, le variegate amarena dell’ortino del prete – insieme alle crema – le stente della torretta, le infilate nella rete nell’orto del Bernini, quelle intorno al Palazzo.
L’insieme di tutti i colori e profumi danno l’essenza di Vertine.

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La sulla fiorita della Val d’Orcia

Una coppia di giovani ragazzi inglesi in giro d’amore, storditi dalla rara bellezza di un campo di sulla in fiore con dietro Pienza e prima di arrivarci con lo sguardo, il verde che si tinge di giallo con una distesa di colza gialla che si perde fra le dune.

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Il pranzo “Sarrocchi Solidale” a Villa a Sesta

L’anticiclone di Villa a Sesta – che protegge tutte le iniziative che si tengono in paese- ha retto le sorti del trekking, del pranzo e della merenda nei giardini, fino a chiusura della giornata, nel momento in cui sono stati rimessi al proprio posto tutti i materiali e poco dopo si è scatenato un temporale che pareva mandato con l’idropulitrice.
Una giornata di quelle semplici, belle, che rincuorano l’andare, perchè ci sono ancora persone che si mettono in cammino per aiutare chi è rimasto indietro… nella vita, come nei sentieri scosscesi sotto ai lecci (che in tempo di guerra protessero l’esistenza della famiglia Anati).
La speranza sono i papaveri iintravisti fra i filari delle vigne di San Felice (poco fuori il paese) i volontari del Circolo di Villa a Sesta che messi insieme diventano una forza motrice che smuove le pale dei mulini a vento di Don Chisciotte, con quel brio, quella voglia di scherzare come di chi non ha passato giorni a cucinare e preparare la desina e la merenda.
Si mangia bene all’Osteria ARCI di Villa a Sesta, la buona musica di Fabio e la gran voce di Alessia: L’insieme di alloro, aglio, ramerino, finocchietto, per condire la porchetta della merenda dei più agguerriti, le tisane, i dolci fatti di notte da insegnanti dal cuore grande.

Il gruppo “Sarrocchi Solidale” nasce con lo scopo di raccogliere fondi per l’inclusione scolastica e per il contrasto al disagio socio-economico; le somme raccolte sono destinate all’acquisto di libri di testo da dare in comodato e a sostenere economicamente la partecipazione degli studenti del “Sarrocchi” meno fortunati alle uscite didattiche e ai viaggi di istruzione.

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Il trekking “Sarrocchi Solidale”

Un percorso di quasi 8 chilometri – condotto dal Gruppo Escursionisti della Berardenga – che parte da Villa a Sesta e si chiude felicemente con le gambe sotto i tavoli del Circolo Arci locale, ma non prima di aver camminato per un dislivello di trecento metri in un sentiero impervio all’ombra dei lecci (coperto di sassi) guado di torrenti dalle fresche e limpide acque, vista da dietro del castello di Brolio, panorama sentimentale sulla campagna che conduce lo sguardo a Siena i cui mattoni e marmi luccicano sullo sfondo.
Un percorso che si snoda fra i siti etruschi più importanti della Berardenga, con il Pian Tondo (can scavi risalenti agli anni ’80) dove l’Università di Siena e l’Università Cattolica di Parigi (con il fondamentale contributo del Comune di Castelnuovo) stanno sondando il terreno con metodi modernissimi alla ricerca di una grande Villa risalente al VII Secolo A.C.
Uno sguardo sul “nido dell’aquila” ovvero la fortezza di Sesta o Sestaccia, uno sulla posizione della Necropoli del Poggione (il cui carro del principe si trova al Museo Corboli di Asciano) una strada profumata di nipitella che conduce a Cetamura (dove si trova un arco etrusco di pregiata fattura) e a un altro notevole panorama, passando per le terrazze coperte di olivi di Scandelaia, tornando in ripida discesa verso Villa a Sesta e passando per delle vigne nei cui filari sgorgano commoventi papaveri.
Il gruppo “Sarrocchi Solidale” nasce con lo scopo di raccogliere fondi per l’inclusione scolastica e per il contrasto al disagio socio-economico; le somme raccolte sono destinate all’acquisto di libri di testo da dare in comodato e a sostenere economicamente la partecipazione degli studenti del “Sarrocchi” meno fortunati alle uscite didattiche e ai viaggi di istruzione. Fonte: Il Cittadino.

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Federica gomitolo di stelle

Maggio è il mese dei colori più sgargianti, delle uova nei nidi, delle rose dal profumo più intenso e delle ginestre fiorite.
Mese delle struggenti canzoni napoletane, dei mille papaveri rossi nel campo di Piero, dei sogni azzurri che giocano fra le nuvole salentine.
Quando nascesti tutti erano contenti, ma tu piangevi nell’anno della grande contestazione.

Uno stampo originale di pensiero arguto e ironia tagliente, amorevole lacrima di maggio.

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Margherita Fontani, maestra alla Fattoria di Montaperti

Durante il convegno Per un parco solidale Acqua Borra, Dofana, Montaperti, Sant’Ansano svoltosi al Granaio della Fattoria di Montaperti è intervenuta Margherita Fontani (le cui radici affondano in questa zona della Berardenga) ricordando simpaticamente la vita, la gente della sua infanzia e come quell’acqua termale fosse un luogo conviviale e di cura per tante persone.
Sessant’anni fa Margherita mosse i suoi primi passi di maestra elementare nel Palazzo Tommasi (oggi in tristissima decadenza) dove venne a soggiornare la Governatrice di Siena Violante di Baviera – che per tre anni resse la città in maniera illuminata – nuora di quel per niente illuminato Cosimo III de’ Medici, famoso per l’avarizia, le persecuzioni religiose, il bigottismo e la turba mentale per non essere Re, ma solo un fiorentino benestante.
Le pagine di storia sono state scritte da possidenti, prelati, nobili e nobilastri, ma niente è nobile quanto l’avvio allo studio dei figli dei mezzadri come faceva Margherita.

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Scrofiano

L’accorpatore di comuni Pietro Leopoldo I (che poi divenne Leopoldo II d’Asburgo Lorena imperatore d’Austria) nel breve periodo che fu Granduca di Toscana sciolse il comune di Scrofiano e lo unì alla più vasta Asinalunga nel 1777 facente parte della provincia aretina.
Ne aveva e ne ha di chiese Scrofiano, e ha ancora intatto il Palazzo Comunale di epoca trecentesca, ma la particolarità attuale – oltre allo sgorgare improvviso su un poggio dietro i capannoni industriali tirati a mò di calcina nel mura intorno Sinalunga – è epicamente rara.
Non si ocntano le facciate dei palazzi interni al paese intonacati a gnudo cemento, resiste la bacheca de L’Unità con i volantini del 25 aprile e qualche cresima, signora persa nell’uncinetto davanti casa e varie ditate al telefono, gatti che seguono il giro, glicine che cade dalle nuvole sulle facciate di cemento, gaie macchine davanti l’usci delle chiese, vie dove soggiornano rigogliosissime ortensie e azalee, tedeschi che anche qui hanno preso casa, morbidi ulivi che accompagnano il percorso che porta al paese.

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Il compleanno delle Poste Italiane

cassetta postale

Nel maggio 1862, vengono unificati i vari servizi postali degli Stati precedenti all’Unità d’Italia e vengono varate tariffe e nuove divise per tutto il personale dando poi seguito alla costruzione o all’individuazione di prestigiosi Palazzi delle Poste in ogni città.
Nascono le Regie Poste in un paese dove l’alfabetizzazione è fra le più basse del continente e dove poche elitù hanno compiuto studi superiori, ma è un primo passo per tenere collegato il nuovo paese attraverso la corrispondenza e soprattutto il Telegrafo.
La dizione sarà infatti PT (Posta e Telegrafo) e ancora il nome ricalca quella vecchia dizione pur avendo trasfromato la lettera T in Telecomunicazioni.

In tempi di pace per molte generazioni la Cartolina della Chiamata alla Leva era la prima corrispondenza ricevuta, in tempi di guerra era come ricevere il profumo di casa, in tempi di emigrazione, il contatto con affetti lontani.
La celerità e la tecnologia hanno tolto la maggior parte della corrispondenza cartacea (a meno che si tratti di bollette) ma il fascino della scrittura di una lettera, del riceverla, dello spedire una cartolina da un luogo visitato o riceverla per molti ha ancora un certo fascino, un gesto di attenzione e dedica.
Peccato che le cassette postali disposte sul territorio siano per la maggior parte impedite nella loro funzione da nastro adesivo o pannelli e diventa quasi una caccia al tesoro trovarne una funzionante.

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Gaiole, Concerto di primavera per 160 anni di musica

Domenica 18 Maggio ore 21 presso Museo Chianti Origo, concerto della Banda della Società Filarmonica “Fortunato Vannetti”, in occasione del 160° anniversario dalla fondazione (era il 19 settembre 1865 quando in una stanzetta di Piazza Antico Mercato alcune persone – in gran parte autodidatte – amanti della musica, fondarono la “Società Filarmonica).

Dirige il nuovo maestro Sandro Marra. con la presenza di quattro giovani fiammanti percussionisti, con due nuove luccicanti e giovanissime trombettiste.

Altri nuovi ingressi, altri in pausa studio, altri in pausa di riflessione, altri in infermeria, mentre Matthew Spender – 80 anni – dice che non vuole più suonare e dà la colpa ai suoi polmoni pieni di polvere di marmo (come Michelangelo per tutte le opere d’arte prodotte).

Prossimo appuntamento domenica 27 luglio concerto in piazza Ricasoli preceduto da apericena.

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Berardenga, il corso di tortura agli ulivi

Bisogna tener conto che la forma di allevamento più comune è l’abbandono, tranne ricordarsi che queste piante esistono intorno al mese di novembre, quando inizia l’ebbrezza da frantoio.
Capita sovente – quando si ha voglia di rimetterci mano – che le potature non siano edificanti, con tagli fatti in qualche modo per abbassare, lasciando rami spogli per metri con qualche ciocca verde in cima a proboscide di elefante che si riempiranno solo di succhioni e poche olive, stravolgendo anche l’eleganza e la dignita dell’albero, compromettendone anche la produttività.
L’ulivo è pianta talmente nobile che sopravviverà sempre a chi la pota e saper distinguere fra loro i tasti “on” e “off” sul corpo di una motosega è già una pagina di cultura.

Far legna per camino è lo scapare dei boscaioli moderni.

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