Il Concerto per l’Italia 2025 in Piazza del Campo

Gli Dei che risiedono sul Monte Ollimpo, da millennni distillano un miscuglio di vinacce e di erbe che nascono sulle terrazze e nei sottoboschi del rilievo.
Con speciali alambicchi prodotti da Efesto (figlio di Zeus e Era, Vulcano per i latini) viene prodotto un distillato leggermente alcolico che periodicamente viene nebulizzato e mescolato alla pioggia e fatto cadere sulla terra per dare modo agli umani di approvvigiornasi di quelle arti che le divinità hanno donato ai comuni mortali per abbeverare animi e sentimenti pensanti e propositivi.
Novanta minuti di altissima musica (il tempo che dura una partita di calcio) donata in diretta a tremila persone e a quanti – via radio – hanno ascoltato lo sprigionarsi di note in Piazza del Campo.
“Concerto per l’Italia” eseguito dall’Orchestra Sinfonica della Rai, diretta dal Maestro James Conlon, con la pianista Lilya Zilberstein, con musiche di Sergej Rachmaninov, George Gershwin, Leonard Bernstein.

La rassegna estiva dell’Accademia Musicale Chigiana dedicata al maestro Pierre Boulez, per celebrare i cento anni dalla sua nascita, con la Fondazione MPS e il Comune di Siena.

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Gilda Buttà e Stefano “Cocco” Cantini omaggio a Morricone

Abbadia Isola (Monteriggioni) cittadellanata per fortificare l’anima, centro di speziatura culturale, orciaia, granaio, cantina per la conservazione e l’affinamento dei propositi migliori.
Omaggio a Ennio Morricone con Gilda Buttà (la pianista di fiducia del Maestro) le cui dita sono un soffio che accarezza la tastiera come il leggero venticello di luglio che accarezza le tenebre.
Accompagnata da Stefano “Cocco” Cantini, sassofonista che ha collaborato con i più grandi artisti di fama mondiale e che una volta provò persino ad aggiustare la lavatrice di Italo Calvino.

Il pianista sull’oceano, Mission, Nuovo Cinema Paradiso, il trascinante motivo di Indagine…

Famigliole stese sull’erba, ragazzi che si guardano e baciano, l’omaggio floreale da parte del sindaco Andrea Frosini, la pianista che si commuove per l’affetto del pubblico, c’è chi non vorrebbe andare via, chi dopo una sera così è in beatitudine con l’universo e con le stelle che stanno a guardare.

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Berardenga, il mondo visto ruzzolando dal Pian Tondo

Niente può esprimere la sorpresa che si ha scivolando dolcemente verso il basso barcollando dalle curve degli opposti estremismi di dove nasce l’Ombrone.
Anche ben sapendo saldamente cosa si para davanti dopo la curva del Legno nero, il sussulto è ogni volta il medesimo: stupore, osservazione, poderi messi non a caso, qualche punta di campanile e poi si perde la foglia di quercia e l’ulivo e si apre il deserto rovente delle Crete appena orfane delle spighe.
La foto alla luce del tramonto non rende il tonfo melodioso di grazia che emana questa terra seduta per chilometri sotto le vene di cinabro e la saggezza pervinca del Monte Amiata, il gigante assorto.

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Il cannoneggiamento su Vertine del 17 luglio 1944

Intorno alle 16, sbucano dalla curva di Paiolo tre blindati britannici diretti a Vertine, li scorge il prete (Don Amos Fallaci) che inizia a far uscire la gente dai rifugi per andare ad accoglierli.

Alla porta vera di Vertine i blindati non passavano per larghezza e fu per merito di Mariano Brogi, che in qualche modo riusci a spiegare che tedeschi non c’erano e non era il caso entrare in paese e disfarlo.

Il prete intanto aveva fatto uscire tutti dal rifugio dietro la torre, mentre dalla collina opposta del Vallone (dove i nazisti della brigata goering avevano  comando e  cannoni) osservavano attenti il formicaio di persone che si era formato.

Partirono varie cannonate: una sulla torre, altre disperse nel vuoto, una cadde esattamente fra la torre e il rifugio in mezzo a varie persone, altre sulla chiesa e sulle case limitrofe.
La gioia della Liberazione si trasformò in urla e lacrime mentre i feriti furono portati nello stallone e curati alla meglio e i morti furono composti nella cappella della Madonna della neve in fondo al paese.

Nazareno Cristofani, Luisa Butti, Ruggero Brocci, Valerio Pagliantini e Pietro Gatti  morirono subito mentre – sempre  per colpa di quella maledettissima cannonata – anni dopo seguì Clara Nuti.

La Liberazione fu pagata caramente  quel 17 luglio 1944, un lutto piccolo nell’immane tragedia della Seconda Guerra Mondiale, ma sei persone nel fiore degli anni non possono essere cancellate dai ricordi anche di chi non c’era…. ma ha il cuore e i giorni piantati bene fra questi sassi. Fonte: Il Cittadino.

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“Io ballo da sola” trent’anni dopo in Piazza del Campo

Un film girato da Bernardo Bertolucci nel 1996 fra Siena, le colline del Chianti (Brolio e Podernovi) e la Berardenga (fra le zinnie d’amore della villa di Geggiano) che per trent’anni ha alimentato un turismo di celluloide e cinepresa fra persone affascinate dai luoghi in un contesto cardiologico di stati d’animo culminati in un bacio appassionato e profondo sotto al Leccione di Brolio.
Così per scherzo lunedi 21 luglio in Piazza del Campo (che è già bella di suo senza dover dire che si tratta di “una splendida cornice”) verrà proiettato il film alla presenza di alcuni protagonisti fra i quali Jeremy Irons e Jeremy Thomas.

L’ingresso è libero, i posti disponibili sono 2600, l’orario gli organizzatori non l’hanno specificato, per cui chi vuole partecipare, si regolii come meglio crede.

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La Sinagoga di Siena

Per quasi un anno l’edifico posto a brevissima distanza da Piazza del Campo è rimasto chiuso per vari restuari condotti in maniera sapiente e raffinata e ora è visitabile sia la Sinagoga che l’adiacente Museo con i seguenti orari:da domenica a giovedì, ore 10.30-13.30 e 14-18, venerdì dalle 10.30 alle 15.30.

“Sorge nel cuore dell’antico Ghetto ebraico di Siena, dove gli ebrei senesi rimasero confinati fino al 1859.  Nel 1571 il granduca di Toscana, Cosimo I de Medici, estese infatti i provvedimenti restrittivi già adottati a Firenze anche allo Stato senese, dove gli ebrei erano presenti sin dal XII secolo.

Nonostante le limitazioni e le pesanti restrizioni, la Comunità Ebraica senese si sviluppò, giungendo a superare il numero di 400 membri e il suo impegno contribuì in modo significativo alla crescita economica e culturale della città.

Nel 1786 venne inaugurata, con una solenne cerimonia musicale, la splendida Sinagoga di Siena, che rappresenta ancora oggi il centro di culto della comunità ebraica locale e uno dei pochi esempi di architettura tra Rococò e Neoclassicismo presenti in Toscana.

La semplice facciata esterna e, in contrapposizione, l’elegante ambiente interno riccamente decorato sono esemplificativi delle sinagoghe realizzate nell’età dei ghetti, prima dell’Emancipazione degli ebrei italiani, avvenuta con l’Unità d’Italia nel 1861.

La sala, di forma leggermente rettangolare, ospita ai lati le file di banchi, mentre al centro si trova il podio (tevà) arricchito da nove candelabri a nove braccia del XVIII secolo. Al centro del soffitto sono state inserite le tavole della Legge in stucco bianco e dipinto di azzurro.

La sinagoga, ancora oggi utilizzata per le funzioni religiose dalla locale comunità ebraica, ospita antichi rotoli della Torà, argenti e paramenti rituali di grande valore, esposti nella sala adiacente l’aula di preghiera.

L’antico matroneo delle donne, disposto su due piani, si affaccia sulla sinagoga protetto da grate di legno traforate con motivi floreali: luogo raccolto e ricco di suggestioni, non è più adibito ad uso rituale, ma integra la visita alla Sinagoga ed ospita un percorso di testi, immagini, libri di preghiera ed oggetti che ripercorrono gli aspetti più significativi della lunga presenza ebraica a Siena”.

Fonte: Fondazione Musei Senesi

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Berardenga, i rondinotti agli uffici della Municipale

Vicolo dell’Arco, ingresso principale e pedonale per immergersi nel capoluogo di un vasto territorio suntuoso sospeso paesaggisticamente fra il Chianti e le Crete.
Proprio a lato della porta d’ingresso al comando della Polizia Municipale, ci sono tre telecamere sempre accese che sporgono dal nido, in attesa dei brevetti per prendere le prime lezioni di volo.
Come ingresso al paese non potrebbe esserci accoglienza più tenera e pregiata.

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La stella di Anna Magnani a Cinecittà

Il marciapiede davanti agli stabilimenti di via Tuscolana a Roma, sull’asfalto presenta lo stilizzato di un frammento di pellicola cinematografica dentro alla quale c’è una stella rossa.
Si nota la stella facilmente, meno una scritta allinterno dove è rimasta una traccia di inchiostro nero che rende ben visibile la prima lettera del cognome.
Uno sbiadito ricordo della grande Anna Magnani, un inchiostro rimosso dalle milioni di scarpe che sono passate là sopra, dove non c’è bisogno di restauri e grandi cantieri per riportare visibile l’omaggio alla prima attrice italiana a vincere un Permio Oscar… serve solo un noemale pennarello a vernice.

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Tutti i gatti di Vasco

Quando Vasco rientra la sera dalla bagnatura dell’orto, tutti i suoi gatti escono dai loro ripari all’ombra dei quali si sono rifugiati per difendersi dalla calura e gli si fanno tutti intorno ai piedi in attesa della cena. Spesso arrivano anche ospiti dalle case intorno.
Gli si mettono intorno alle gambe e spesso ha paura di “inciampicare” e si trattiene dall’imprecare per non mettere paura alle villeggianti ospiti in zona, che magari poco sanno del colorito linguaggio locale.
I gatti sono una decina abbondanti, spesso ha anche ospiti e i sacchi di croccantini si svuotano molto velocemente, tanto che a volte prepara per tutti una bella pastasciutta al sugo.
A volte gli fregano l’orata messa nel piatto per scongelare e a quel punto nessuno lo trattiene dai tuoi e fulmini verso il paradiso.

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Berardenga, il restauro della fontana di Piazza Marconi

La fontana di piazza Marconi ritornerà presto al suo antico splendore zampillando acqua dalle cannelle, candida come lo era in gioventù, durante le fasi della rivoluzione urbanistica ottocentesca del paese finanziata e voluta dalla famiglia Saracini, che con fior di architetti e artisti come Agostino Fantastici finì di demolire i resti di un castello, costruendosi una villa privata con parco monumentale arricchito da opere d’arte di Vico Consorti e Tito Sarrocchi dal mecenate Guido Chigi Saracini.

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