Mastroianni il divo timido con Vincenzo Coli e Adele Betti

Una gremitissima Sala delle Lupe di Palazzo Pubblico a Siena con la conduzione (nella tecnica e nei sentimenti) di un viaggio in bianco e nero, seppia e poi a colori grazie alla sapienza di Vincenzo Coli -scrittore e giornalista, suo il libro dedicato a Siena “Quando i cinema avevano la coda” – e Adele Betti storica e critica cinematografica il cui guardare indietro carico di giovinezza per scrutare il futuro è un sole carico di speranza.
Un ciclo di incontri settimanale a tema diverso, organizzato dal Comune di Siena e Toscanalibri, con la direzione artistica di Francesco Ricci e la collaborazione di Massimiliano Bellavista.

Marcello Mastroianni, il divo timido, tre volte candidato all’Oscar, due volte premiato come migliore interprete al Festival di Cannes passato prima di tutto da tempi grami, da ruoli brillanti e seducenti a drammatici e riflessivi.
Chiunque ama il cinema ha uno stralcio di Mastroianni nel cuore, impresso come uno dei suoi tanti personaggi… Tiberio il fotografo, il professor Sinigaglia, Antonio dei Girasoli, padre Antonelli, Pereira, Gabriele di Una giornata particolare.
E come non pensare a Sofia Loren, collega, complice, splendore indomito di donna e come non chiudere con una frase dello stesso Mastroianni: ““Un attore fa di tutto per diventare celebre e poi, quando ci riesce, si mette un paio di occhiali scuri per non farsi riconoscere.”.

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Tornano le frittelle in Piazza del Campo

E’ da oggi che chi si affaccia in Piazza del Campo ritrova quel familiare odore di frittura che segna il periodo del dopo feste natalizie e si avvia verso le gioie del Carnevale.
Coriandoli e frittelle: buone e bollenti che anche solo per scaldarsi – in una giornata di vento gelido aretino – sono un irrigatore di piacere anche per le signore bene che cavano nell’occasione il visone da sotto carbolina nell’armadio e si puliscono le mani unte ai colonnini.

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Il compleanno di Violante di Baviera

Violante Beatrice di Baviera (Monaco 23 gennaio 1673) vedova di Ferdinando de’ Medici principe ereditario al trono di Toscana, (nella speranza che dall’unione nascessero Medici meno bischeri) figlio del bigotto Cosimo III e fratello del frizzante Gian Gastone, ultimo Medici a regnare (gozzovigliando) nel Granducato.
Quattro anni dopo la perdita del marito, le viene affidato l’incarico di Governatrice della Città di Siena e rimane alla storia per il famoso bando che definisce i confini territoriali delle Contrade del Palio, in vigore ancora oggi.

Nella storia anche per aver inventato il buristo, tipico insaccato senese, che il famoso gastronomo Giovanni Righi Parenti  (nonchè farmacista) attribuisce ai salsicciotti che le guardie tedesche al seguito della principessa erano soliti consumare.

I wurst, che i senesi copiarono con l’aggiunta delle immancabili spezie, il nome deriva da wurst e blutte, che in tedesco significa sangue.
L’impronunciabile parola nata conseguentemente finì, più congenialmente, per diventare buristo, o in certe parti della provincia buristio.

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Il centro storico di Torrita di Siena

Omettendo quelli che sono gli attuali luoghi che svolgono un centro di congrega fra ingorghi di carrelli e pinte dei nonni che hanno sempre fretta e cercando il set per un film romantico o ambientato in epoche diverse dal presente, basta non affacciarsi – dalla parte alta di Torrita – verso il basso, per immergersi in un passato attraente dove la calce non è diventata cemento, il “barrista” si liscia i baffi dondolando come una gondola sulle alghe estive della laguna, mentre abbraccia eroticamente la macchina del caffè come fosse una bella sposa da Tango.
Un bimbetto tira un sassolino nel giornale a un nonno che legge la gramigna dei tempi su una panchina e costui salta per aria come se fosse arrivato un missile di Trumph a destarlo e si rivolge al pargolo con un splendido, chiaro e incisivo: ” Tu scoppiassi te e la maiala della tu’…”

Un signore napoletano si è trasferito a Torrita alta per la quiete, come per stare a portata dei buoni pranzetti escono dalla cucina della figlia – e all’amata porchetta locale con il finocchietto – nonni che ciondolano tirandola lunga sui meriggi altrui in attesa che la pasta sia imburrata e in tavola, postini che non suonano due volte ma sgommano con le Pande nel loro privato circuito cittadino.

Torrita per aria pare la coniugazione del participio presente del verbo amare: un’amante impareggiabile che lascia scorrere chi ha fretta nella valle sottostante mentre quassù ancora ci si divide fra sostenitori di Coppi o Bartali, Craxi o Berlinguer, la simpatia di Corrado o la favaggine di Mike Bongiorno.
Di certo – ogni giorno – guardano il sole negli occhi da pari a pari.

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Colle finalista per diventare Capitale della Cultura 2028

La Giuria del Ministero della Cultura ha “scremato” le candidate a diventare città Capitale della Cultura 2028 e tra le dieci finaliste brilla la presenza di Colle Val d’Elsa in provincia di Siena.
Le altre finaliste sono: Anagni (FR), Ancona, Catania, Forlì, Gravina in Puglia (BA), Massa, Mirabella Eclano (AV), Sarzana (SP), Tarquinia (VT).
Ognuna di queste città merita di diventare presidio culturale per un anno per le bellezze naturali e storiche che racchiude, ma il romanticismo di Colle alta, quella nobiltà silente e in disparte che non ha visto eccessi di protagonismo devastanti, porta in dono un luogo privo di fronzoli che ben si presta alla rappresentazione di cose alte in un ambiente idilliaco e accogliente.

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Glifosato: ritirato lo studio che lo dichiara innocuo

Glifosato, uno degli studi scientifici più citati a difesa dell’innocuità dell’erbicida è stato ritirato dalla letteratura scientifica. Un colpo durissimo per la credibilità del diserbante più usato al mondo e per le politiche che, per oltre vent’anni, ne hanno consentito l’impiego.

Lo studio, pubblicato nel 2000 sulla rivista Regulatory Toxicology and Pharmacology, concludeva che “il glifosato non pone un rischio per la salute umana”.

Per anni quel lavoro è stato considerato una vera e propria “pietra miliare” nella valutazione della sicurezza del prodotto ed è stato utilizzato per rassicurare istituzioni, agricoltori e cittadini.

Oggi, però, emerge un’altra verità: lo studio sarebbe stato scritto in larga parte direttamente dall’azienda che il glifosato lo produce e lo commercializza.

La redazione della rivista, motivando la “retraction” che è l’atto più grave che possa colpire una ricerca scientifica, ha parlato di ghostwriting industriale e di omissione di risultati scientifici negativi.

Il glifosato, commercializzato insieme a varietà geneticamente modificate per resisterli, è stato a lungo al centro di accuse per i possibili danni alla salute, in particolare per chi lavora nei campi.

Nonostante ciò non è mai stato vietato, anche grazie a studi come quello ora ritirato.

Attualmente la sostanza è classificata come “probabilmente cancerogena” dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità.


Glifosato, ritirato lo studio che lo dichiara innocuo: “È ora di vietarlo per salvare le falde”
https://www.viterbotoday.it/attualita/glifosato-monsanto-studio-ritirato-19-gennaio-2026.html
© ViterboToday

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L’amore è un treno che fischia sereno

Molte persone hanno visto tanti treni passare e vi sono saliti per la prima volta quando sono stati chiamati a servire la Patria durante il servizio militare.
Arrivare in orario era frutto di fortunate coincidenze ed eventi fra vari mezzi e stazioni e in questo non è cambiato molto.

Il bello di questo mezzo trainato da locomotore era sedersi e intavolare parole per far scorrere il viaggio con chi il caso poneva di fornte… il tempo passava veloce e c’è anche una fitta aneddotica di chi viaggiando sui binari, si è maritata o ammogliato.

Il treno persevera nel trasportare i sentimenti nel posto giusto con il cuore che batte e la mente che cerca di mettere insieme qualche parola di incarto a qualche banale scatola di cioccolatini.

Direzione caldo sole del sud o censimento delle frazioni toccate dal diaccio vento aretino, oppure pendolari quotidiani con un pensiero per Monica Vitti… cantava lei “L’amore è un treno che fischia sereno”.

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Marco Parrini saluta il Chianti

Sette anni alla Cassa di Risparmio di Firenze – poi diventata Intesa San Paolo – nella filiale di Gaiole in Chianti non sono pochi, ma i bancari sono come i Carabinieri, per cui dopo un certo periodo di tempo vengono ruotati in un’altra Stazione, in questo caso un’altra Agenzia.
E in queste sette anni Marco è addirittura riuscito a risalire alle proprie origini: una scritta del 1731 vergata da Iacopo Parrini sul forno di Spaltenna… un antenato diretto appurato dopo aver svolti degli attenti e divertenti studi anagrafici sulla propria famiglia.
Nel Chianti il proprio passato, nella Torre color Cremisi (intesa come Contrada) e gli studi e le varie prove di affinamento e produzione di idromele il proprio presente, tanto da essere uno dei principali esperti al mondo di questa antica bevanda.
In banca trenta secondi per spicciare gli affari correnti e poi tanti bei viaggi nel mondo delle fermentazioni e dei lieviti, delle prove fatte con le frutte più diverse unite al miele.
Da oggi inizia una nuova esperienza lavorativa in Val d’Elsa – dove sicuramente ci sono meno sassi che nel Chianti – per cui tanti auguri di un futuro radioso… anche sul tufo di Piazza.

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A Castelnuovo nasce “Berardenga storia e arte”

Venerdì 15 Gennaio 2026, in continuità con quello che è stato il Gruppo omonimo, che dal 2022 ha organizzato le Giornate di Primavera e contribuito a tante altre iniziative, si è ufficialmente costituita l’Associazione, che, appena registrata, si darà tutti gli organismi previsti dallo statuto.

C’era bisogna di guardare avanti e darsi nuove prospettive di lavoro e quindi la necessità di una organizzazione che risultasse funzionale a tutto questo.

“L’Associazione Berardenga Storia e Arte si prefigge la valorizzazione e la tutela del patrimonio storico, architettonico, artistico, archeologico, ambientale, paesaggistico e delle tradizioni locali del territorio della Berardenga, inteso come ambito compreso nel Comune di Castelnuovo Berardenga, ma anche nella sua accezione più estesa come ci ha consegnato la storia dal medioevo all’età moderna.

Per questo organizza vari eventi, come le Giornate di Primavera e promuove le necessarie attività e manifestazioni come mostre e convegni e presentazioni “in situ”, realizzerà ricerca e studio finalizzato alla maggiore conoscenza della storia della Berardenga, produrrà pubblicazioni editoriali, digitali, audiovisive per la divulgazione pubblica, con particolare interesse per le scuole presenti sul territorio, manterrà uno stretto rapporto con le Associazioni locali ed in particolare con quelle Escursionistiche e con le guide ambientali e turistiche.

Stimola la collaborazione fra le forze dell’associazionismo e con le istituzioni nell’intento di alimentare la conoscenza della nostra terra e lo sviluppo di attività turistiche sostenibili.

Si propone di individuare e sostenere tutte le attività capaci di rafforzare l’identità culturale della Berardenga”.

Una interessante novità è rappresentata dalla indicazione statutaria di un Comitato scientifico, composto anche da non soci che, con le giuste competenze, potrà supportare notevolmente il lavoro della nuova Associazione.

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Monumento a Ranuccio Bianchi Bandinelli di Alessandro Grazi

Cade oggi l’anniversario della scomparsa del grande archeologo Ranuccio Bianchi Bandinelli e giusto da alcuni mesi (per ricordare il Cinquantesimo dalla sua dipartita) nel bosco di Geggiano (a breve distanza dalla pista da ballo e dal circolo) è stata installata un’opera dell’artista senese Alessandro Grazi che celebra il ricordo e la memoria di un grande protagonista che ha visto da vicino i tutti drammi del Novecento e la loro demolizione.

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